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Michelle Obama a Milano accolta da Agnese Renzi: borsa o non borsa…

di Elisabetta De Dominis

Non aveva la borsa la Michelle Obama accolta a Milano da Agnese Renzi vestita di rosa. Il gusto italiano è l’ultimo baluardo della nostra rispettabilità nel mondo, ma ora sembra che il gusto serva solo per riempire la pancia. Nella migliori delle ipotesi come tema dell’Expo, nella peggiore quale arricchimento indebito

Niente borsa per Michelle. Non è facile lasciare la casa a casa: ha tutta la mia stima. Da piccola, mia mamma mi lasciava a casa perché volevo portarmi il bauletto verde dietro, ricolmo della mia collezione di mini giocattoli portafortuna, dai quali non mi potevo separare nemmeno per un’ora. “Elisabetta, una bambina con la borsetta è volgare”. Quanto ho sofferto quando ho trovato il manico tagliato… Si desidera sempre quello che non si può avere, così sono cresciuta con un debole per le borse tanto da disegnarle e farle produrre prima per me, poi per tanti negozi in giro per il mondo. Dopo una cena, finivo sempre per tornare a casa con gli effetti/affetti personali in un sacchetto di plastica: qualche amica non avrebbe potuto continuare a vivere senza la mia borsa. Io gliela lasciavo: la sua richiesta era un riconoscimento del mio gusto estetico; ma lo facevo con gran sofferenza perché era la mia casetta dei segreti e non ne avrei più avuta una uguale. Rimpiango ancora alcune borse, pezzi unici, che oggi mi andrebbero a pennello abbinate a certi abiti. 

Di rosa vestita (con un total look rosa della collezione Ermanno Scervino SS2015), la soave Agnese, testa taglio afro, ha accolto la first lady munita di borsetta bianca in pendant con le decolté. La dolce metà del nostro primo ministro sembrava pronta per la parata di Pasqua a New York, emula delle americane che decenni fa venivano dalla campagna in città per sfilare con l’abito sgargiante della festa e gli accessori bianchi; ora non so. Misses Renzi ha pensato di conciarsi così in omaggio a lady Obama? Ma sì, il look è giusto: l’Italia è solo la cameriera tremebonda dell’America, alta, giunonica, sicura di sé. E non è colpa sua se Agnese non ha il viso angelico delle ministre del governo Renzi, almeno però avesse un briciolo delle loro spavalderia, anche in considerazione del fatto che quelle vanno viste solo come mezzi busti e non potrebbero certo rappresentare la lotta all’obesità nel mondo. 

Non c’è niente di più antiestetico e kitsch di scarpe e borsa bianche, a meno che l’abito non sia bianco. Per non parlare dei riccioli nature oleati alla Gianni De Michelis di un quarto di secolo fa: sanno di sporco. 

Ritornando ai colorini pastello: se li possono permettere solo le teenager e la regina Elisabetta. Passata alla storia come la donna peggio vestita del pianeta, è rimasta sempre aggrappata alla sua borsetta, sgraziata quanto lei, ma certamente il contenitore di un misterioso portafortuna della monarchia inglese.

Borsa o non borsa, anche la professorina Agnese è arrivata a Roma. E lì il suo look non ha certo fatto accapponare la pelle. Si pensa sempre che l’estetica sia l’ultimo dei problemi, ma da un popolo che non sa più cosa sia il bello, ci si può aspettare di tutto. Il gusto italiano è l’ultimo baluardo della nostra rispettabilità nel mondo, ma ora sembra che il gusto serva solo per riempire la pancia. Nella migliori delle ipotesi come tema dell’Expo, nella peggiore quale arricchimento indebito. Se lo Stato finora ha chiuso un occhio sulla voracità dell’apparato burocratico, non c’è da meravigliarsi che anche i politici siano ingrassati. Nessuno si guarda più allo specchio, perché si specchia nell’altro e si trova bellissimo. Il mediocre si vede grande guardando il suo simile. Poi per mettere anche la coscienza a posto, si aprono i cordoni della borsa ai rifugiati. E siccome quelli si mangiano anche la borsa, già si sta pensando di farla di materiale ecologico. Ma non si sa come. Perché l’ambiente è la propria casa, da oikos casa in greco antico, e la borsa è nelle mani di finanzieri e faccendieri.

Nell’enciclica “Ecologia integrale” il papa ha tuonato che aver voluto salvare ad ogni costo le banche non ha fatto che riaffermare il dominio assoluto della finanza che non ha futuro. Intanto a Roma si è individuato il sindaco Marino come capro espiatorio della cloaca romana e lo si vuole fare a pezzi. Nel mito il dio Dioniso venne sbranato dalle menadi, tuttavia esse conservavano in una cesta una sua parte per venerarla. Non si è mai saputo se fosse il cuore o il fallo del dio. C’è bisogno di entrambi nella borsa del futuro.

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