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Alla Fashion week, made in Italy e diversità

Una sfilata con modelli diversamente abili e stilisti italiani alla Fashion week di New York

moda e disabilità
Chi lo ha detto che la moda debba rispecchiare rigidi canoni di bellezza? Secondo Adriana Caroli, assistente di produzione di una sfilata tutta improntata alle diversità, la bellezza è universale e vesta molte forme, in perenne trasformazione

Si è appena conclusa la fashion week di New York che ha portato in passerella le collezioni autunno-inverno 2016/2017. Sono state tante le sfilate e tanti gli eventi collaterali. Tra questi, alla Angel Orensanz Foundation di lower Manhattan, hanno sfilato alcuni tra i nuovi talenti emergenti della moda italiana ed internazionale con modelli di punta quali Fausto Di Pino e Madeline Stuart che, grazie alla Global Disabilities, alla ArtHeartsFashion e con la FTL Moda, portano in passerella modelli con disabilità sostenendo il concetto di bellezza del diverso.

Abbiamo intervistato Adriana Caroli assistente di produzione dell’evento, ma anche sceneggiatrice, ex trapezista discendente di una famiglia di 7 generazioni di circensi. Ci ha spiegato che moda e disabilità sono compatibili e che la bellezza veste molte forme.

Non è la prima volta che modelli diversamente abili vengono selezionati per calcare le passerelle più importanti al mondo, ma i primi a farlo siete stati voi. Perché?

“Perché è giusto rompere con quell’idea rigida che vuole la bellezza rispondere solo ed unicamente ad un certo parametro. La bellezza è nella diversità e non nell’omologazione. [Ilaria Niccolini, fondatrice della della Global Disability Inclusion, ndr] ha da sempre avuto la capacità di scovare l’armonia anche laddove gli altri non riuscivano a vederla, in questo modo ha iniziato a destrutturare i canoni precostituiti proponendo un’opzione, un’alternativa al modo di interpretare ed intendere la grazia. Questo suo modo di percepire l’appariscenza, l’armonia è divenuta la sua forza non ché punto di distinguibilità in questo campo. Il risultato è rivoluzionario. La sua visione di bello è diversa  e quindi vincente. Con la FTL Moda ci son state molte sfilate con modelli diversamente abili e dall’evento eccezionale si sta creando una realtà consolidata”.

moda e disabilitàAbbiamo visto sfilare anche Fausto Di Pino [nella foto d’apertura, ndr] e  Madeline Stuart. Cosa puoi raccontarci di loro?

“Fausto Di Pino è un modello ventiseienne che quando ancora venticinquenne, all’apice di una carriera strepitosa, scopre di avere un linfoma di Hodgkin con massa di 10 cm che gli ostruiva lo sterno, il cuore, l’aorta, i polmoni ed i vasi sanguigni. Rischiava la trombosi e molto altro ancora. Non aveva però le metastasi e questa era l’unica buona notizia ma doveva sottoporsi immediatamente a cicli di chemioterapia. Per sei mesi dovette combattere con le conseguenze della cura, entrando ed uscendo dall’osedale. In quel periodo Fausto aveva l’esclusiva per una società di modelli che decise di ‘congelarlo’ perché, gli dissero, ‘la sua immagine era debilitante’. Ecco queste son le cose che noi vorremmo cambiare. Appena saputo di lui lo abbiamo invece accolto e proposto come figura di punta per la sfilata di Fumo di Monica Pantaleo. È sceso in passerella ancora senza capelli (avendoli perduti a causa dei recenti cicli di chemioterapia). Fausto è un combattente ed ha vinto la sua terribile lotta contro il male. L’assenza dei capelli per noi non è sinonimo di debolezza o difetto fisico, al contrario è simbolo di forza. Il mondo della moda può essere davvero rigido quando impone  i propri canoni di bellezza noi, invece, crediamo che la bellezza sia universale e che vesta molte forme sempre diverse in perenne trasformazione. Scovarla è un talento che non tutti possiedono”.

È un caso che oltre a Fumo di Monica Pantaleo anche Josefa Da Silva abbia scelto per la propria sfilata Madeline Stuart?

“No, non è un caso. Madeline Stuart é la prima modella con sindrome di Down divenuta famosa in tutto il mondo dopo aver sfilato sempre con noi per la settimana della moda qui a New York la stagione passata. È una giovane modella di 19 anni che con forza e determinazione è riuscita ad imporsi nel campo della moda grazie ad un sogno irrinunciabile: quello di esser la prima modella down a sfilare. Tale sogno si è potuto concretizzare perché diverse persone condividevano lo stesso ideale e questo significa che non siamo i soli a trovare la bellezza nel diverso. Come noi, anche Fumo, nella figura di Monica  Pantaleo, e Josefa Da Silva hanno questa visone. Credo ci sia una sorta di corrispondenza umana tra di noi, siamo tutte persone con la medesima sensibilità riguardo al tema della diversità e crediamo negli stessi valori. Nel caso di Josefa Da Silva c’è anche un altro aspetto degno di rilievo, ovvero quello della ricerca che compie per trovare materiali di alta moda/eco friendly. Josefa propone materiali seducenti anche di tipo vengano che nulla hanno da invidiare ai materiali in uso fino ad ora. Credo questa sia davvero una nota degna di attenzione. C’è una crescente e costante richiesta di sostenibilità da parte del pubblico e dai consumatori, dare loro delle alternative è fondamentale nel processo per il cambiamento. Ci confrontiamo con tentativi di sradicamento dei canoni stabiliti e profondamente penetrati nell’immaginario collettivo. Impressa non facile, anche perché di solito la prima risposta allo stimolo verso il cambiamento è  sempre quella dell’opposizione e dell’ostilità, una reazione del tutto tipica nell’essere umano. Ma in questo caso, invece, sorprendentemente, è di incoraggiamento. Questo può voler dire solo una cosa: che la società é pronta al cambiamento”.

Gli stilisti italiani che vengono a sfilare a New York son sempre grandi nomi o anche degli emergenti? 

“Noi siamo una piattaforma consolidata, presente sulla piazza newyorchese ormai per il quarto anno consecutivo ed il nostro obiettivo è di dare la possibilità soprattutto agli emergenti, senza mai snobbare anche i grandi nomi naturalmente. L’anno scorso abbiamo avuto diverse firme di italiani quali Giada Curti, Antonio Urzí, Gianni Tolentino, e tanti altri ma quest’anno abbiamo avuto un diverso gruppo di stilisti dalle diverse nazionalità: è un fatto puramente casuale, infatti, dal nostro primo evento tenutosi nel 2007 a Miami in Florida, abbiamo sempre sostenuto con gran forza il proudly made In Italy ed il prodotto italiano nel mondo. Quest’anno abbiamo presentato Fumo, realtà italiana che si sta radicando ed espandendo qui a New York, a cui facciamo tutti gli in bocca al lupo possibili. Siamo lieti di far parte del processo di radicamento ed espansione del prodotto di qualità italiano nel mondo perché supportare il made in Italy per noi è, anche questa, una missione”.

Come nasce la scelta della location?

“La scelta nasce da un’idea di Ilaria Niccolini e della Global Disability Inclusion. La Angel Orensanz Foundation è stata fondata nel 1992 per sostenere le varie attività artistiche e culturali nei vari campi dell’arte. Il centro collabora con alcune tra le realtà più importanti al mondo nel campo delle arti. La fondazione propone collaborazioni con artisti indipendenti provenienti da tutto il mondo e sviluppa e sostiene i progetti artistici nei vari campi della comunicazione e per questo è stato deciso di scegliere questa location che per altro è anche decisamente suggestiva. La FTL Moda ha da sempre dato molta rilevanza alle possibilità interattive tra l’arte e la moda che spesso rende possibile la concretizzazione della ‘visione’ che è poi il messaggio che si propone. Non a caso ad ogni sfilata si propongono mostre di artisti provenienti da tutto il mondo che espongono le loro opere.  In fondo la moda non può più esser solo costume ma deve esser, sopratutto oggi,  comunicazione e rivoluzione. Ci piace l’idea di poter spaziare in più campi durante le nostre manifestazioni”.

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