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Il doppio filo che lega moda e cultura italiane

Per la Settimana della lingua italiana nel mondo, lo IACE ha organizzato un incontro sulla moda

moda cultura italiane
Dal dopoguerra in poi la moda italiana si è imposta nel mondo come sinonimo di eleganza e qualità entrando a pieno titolo in quel bagaglio di cultura e bellezza che l'Italia esporta all'estero. Se n'è parlato in un incontro allo IACE con Eugenia Paulicelli e Francesca Malagnini

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L’alta moda italiana detta legge nel mondo non solo in tema di fashion, ma contribuisce anche a far conoscere alcune parole importanti della lingua italiana all’estero. Martedì 18 Ottobre, in apertura della Settimana della lingua italiana nel mondo,  si è svolto un incontro nella sede dello IACE (Italian American Comittee on Education) dal titolo, La moda e Italian Style tra cultura, storia, identità.

Ospiti della serata Eugenia Paulicelli, direttore del programma di Fashion Studies al Graduate Center, City University of New York, e Francesca Malagnini, docente di linguistica all’Università per stranieri di Perugia. A moderare l’incontro c’era Maria Teresa Cometto, giornalista del Corriere della Sera, nonché vice presidente dello IACE.

“La moda e il design rappresentano una delle storie di successo dell’Italia moderna – ha esordito  Paulicelli – E sono il risultato di un’incredibile convergenza di forze e componenti creative che vanno dalla tecnica industriale alle capacità imprenditoriali, manageriali e di marketing. Il made in Italy, come brand e meta-brand è un complesso fenomeno sociale e culturale che ha dato forma sia ai processi identitari degli italiani sia ai processi attraverso i quali gli stranieri percepiscono gli italiani”.

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Da sinistra: Maria Teresa Cometto, Francesca Malagnini, Eugenia Paulicelli

Paulicelli ha fatto poi un excursus sulla storia della moda italiana, spiegando come il made in Italy e l’Italian style come brand nascono e vengono riconosciuti dal dopoguerra in poi, sopratutto negli anni del boom economico. Ne sono una prova alcune delle immagini mostrare durante l’incontro come quelle del famoso matrimonio di Linda Christian e Tyrone Power che si sposarono a Roma nel 1949, con le sorelle Fontana che confezionarono l’ abito da sposa. Questo può essere considerato il primo evento mediatico di grande successo che segnò il riconoscimento mondiale dello stile italiano. Nel 1951 iniziarono poi le sfilate dei moda a Firenze cui parteciparano vari buyers dei grandi negozi americani. Motivo per cui il 1951 è identificato come l’anno di nascita dell’alta moda italiana. Negli anni a seguire, grazie all’alta moda, l’Italia riuscì a promuovere nel mondo un’immagine moderna e fatta di stile e qualità.

Moda e parole sono state invece al centro dell’intervento di Francesca Malagnini che ha sottolineato un paradosso: se è vero che la moda è sinonimo dell’eleganza italiana, è altrettanto vero che uno dei pochissimi vocaboli italiani che sono diventati universali nel linguaggio della moda è “sprezzatura”, a indicare invece un’eleganza casual, disinvolta. È invece l’inglese la lingua dominante nell’ambito del fashion e chi scrive di moda usa tantissimi anglicismi.

Il titolo dell’intervento di Malagnini, La moda come le parole…,  racchiude le due parti del suo discorso: lessico della moda e moda e design italiani. La docente si è servita di vari esempi per spiegare il rapporto tra moda e parole, argomentando che negli usi comuni della lingua e in diverse locuzioni avverbiali e aggettivali ricorrono riferimenti a questo ambito: “alla moda”, “si usa”, eccetera. “La parola moda – ha spiegato Malagnini – deriva dal latino modus: modo, foggia, maniera, tradotto in italiano dal francese “mode””. Secondo il vocabolario Treccani, ha aggiunto Malagnini, “la moda è un fenomeno sociale che consiste nell’affermarsi in un determinato momento storico  e di una data area geografica e culturale di modelli estetici e comportamentali nel gusto, nello stile, nelle forme espressive e nel loro diffondersi via via che a essi si conformano gruppi più o meno vasti per i quali tali modelli costituiscono al tempo stesso elemento di coesione interna e di riconoscibilità rispetto ad altri gruppi ”.

Mostrando diapositive di quadri affiancate ad abiti contemporanei che riprendono gli stili del passato, Malagnini ha proseguito facendo considerazioni sull’arte e la moda e sulle reciproche influenze. E ha concluso: “Moda e design e made in Italy sono un tutt’uno italiano, si nutrono della bellezza passata per creare linee senza tempo moderne e nuove. Non esiste creatività nuova senza quella passata, né bellezza nuova senza quella passata. Il segreto dell’Italia, che non tutti gli italiani capiscono, è ancora nella bellezza”.

L’alta moda italiana è portatrice di un modo di vivere e di un linguaggio unici che sono frutto della nostra identità e contribuiscono a rafforzarla. Un tesoro da proteggere e continuare a promuovere.


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