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“Champs-Élysées”, il profumo che lega Parigi alla mitologia greco-romana

A inventarlo è stata La Maison Guerlain, la cui boutique si trova oggi sugli omonimi Champs-Élysées a Parigi

La vista notturna degli Champs Élysêe, a Parigi

"Champs Élyéees" è un profumo legato ad un mondo irreale, da leggenda: non ha tempo, non ha luogo, e il suo nome affonda le radici anche nella mitologia greco-romana. I Campi Elisi, protagonisti nell'Eneide di Virgilio, sono infatti il luogo nel quale dimoravano, dopo la morte, le anime dei prediletti dagli Dei, dei più amati

L’Avenue des Champs-Élysées, o più semplicemente gli Champs-Élysées, in Italiano il Viale dei Campi Elisi di Parigi, lungo quasi 2 chilometri, è delimitato da bellissimi alberi lungo entrambi i lati e rappresenta uno dei più importanti e  affascinanti viali del mondo intero. Oggi semplicemente passeggiando lungo gli Champs-Élysées  si capisce il motivo per cui l’avenue sia così famosa ed apprezzata all over the world ed appare chiara la ragione per cui sia così esaltata fin quasi al mito; camminando lungo gli Champs-Élysées, infatti, si possono scorgere tantissime boutique dei brand più famosi, hotel, ristoranti, cafés, teatri, cinema, artisti di strada, distrazioni per bambini  e un continuo movimento di turisti provenienti da ogni parte del mondo. La Guerlain è una delle più antiche aziende produttrici di profumi nel mondo. Fondata nel 1828 da Pierre François Pascal Guerlain, è stata poi gestita dalla famiglia fino al 1994, anno in cui è stata rilevata dal gruppo LVMH, multinazionale specializzata nei brands di lusso. Jean Paul Guerlain ne è direttore e principale profumiere.

Il profumo “Champs-Élysée”

La Maison Guerlain, che si trova oggi  al n. 68 Avenue des Champs-Élysées a Parigi,  ha creato il celeberrimo e omonimo profumo Champs-Élysées adorato dalle donne più famose del mondo. Champs Élyéees è un profumo legato ad un mondo irreale, da leggenda, non ha tempo, non ha luogo e anche il flacone è attentamente studiato perché riunisce in sé l’arco, emblema storico di Guerlain e il triangolo che indica l’ascesa verso l’anima della Maison. Ma anche il magico nome Champs Elysees affonda le sue radici nella mitologia greco-romana.

I Campi Elisi erano secondo la mitologia greca e romana il luogo nel quale, dopo la morte, dimoravano le anime di coloro i quali erano i più amati dagli dei. Per i Greci essi erano collocati sotto terra, i defunti vi conservavano le loro sembianze mortali e si dedicavano a tutte quelle occupazioni che in vita erano state a loro più care. Anche nella religione romana ricorre spesso la descrizione di questi luoghi; il poeta  Virgilio (70 a.C. /19 a.C.), autore dell’Eneide, però, a differenza di Omero,  li colloca  all’estremo confine occidentale della Terra, in un ambiente non sotterraneo, nei pressi dell’Oceano.

Esso corrisponde così a quelle che furono per gli scrittori più tardi le “Isole dei beati”, luogo di vita serena, dove non cade né la neve né la pioggia, ma sempre soffia il fresco vento Zefiro che regala refrigerio e frescura agli uomini che vi abitano. Essi si presentano come immensi campi fioriti, dove si vive perennemente sereni. Virgilio inoltre li  immagina  sulla scorta del filosofo Platone, il quale per primo pensò che avessero un loro proprio sole, più splendente del nostro. Nel libro V dell’Eneide, Enea dopo la sua fuga da Troia, arriva a Cuma per consultare la Sibilla, la quale lo accompagna nell’Elisio, dove incontra il padre Anchise morto da poco tempo, nel libro VI invece è la Sibilla che parla all’eroe troiano.

“… tuttavia recati prima nelle inferne sedi di Dite;

nel profondo Averno, figlio, vieni all’incontro con me.

Non m’accoglie l’empio Tartaro, tristi ombre;

mi trovo nelle amene adunanze dei pii e nell’Elisio.

La casta Sibilla ti condurrà qui per molto sangue di nere vittime.

Allora apprenderai tutta la tua discendenza e le mura assegnate “.

(Eneide libro V, vv. 731 – 737)

Virgilio costruisce un mondo ricco di suggestioni filosofiche. I Campi Elisi «conoscono un loro sole e stelle loro». Ivi, in mezzo a prati e boschi bagnati «dal corso copioso dell’Erìdano», senza fissa dimora, le anime dei beati continuano a esercitarsi nelle attività che svolgevano in vita: la ginnastica, le armi, la danza, il canto. Questi grandi personaggi un giorno ritorneranno in vita reincarnandosi in futuri eroi della storia romana. Tale inclinazione verso la dottrina della reincarnazione  più che rappresentare una reale convinzione del poeta o del popolo romano, sembrerebbe essere un espediente poetico per poter anticipare tutta la storia gloriosa di Roma.

Il quadro “La discesa di Enea nei Campi Elisi”, dell’artista Dosso Dossi

Nei pressi del fiume Lete (fiume della dimenticanza) sono riunite innumerevoli anime che bevono sulle rive del corso d’acqua per dimenticare appunto tutto il loro passato e per entrare  in altri corpi con altre spoglie

“… mentre s’alternavano questi discorsi, l’Aurora sulla rosea quadriga

aveva attraversato la metà del cielo con etereo cammino;

e forse trascorrerebbero in essi tutto il tempo concesso,

ma la guida ammonì e brevemente parlò la Sibilla:

la notte precipita, Enea, e noi protraiamo le ore piangendo.

Qui la vita si divide in due parti:

la destra si dirige alle mura del grande Dite,

per essa il nostro viaggio in Eliso; la sinistra

esercita il castigo delle colpe e conduce all’empio Tartaro “.

(Eneide libro VI, vv. 535 – 544)

…Nella mitologia greca il Tartaro è l’abisso profondo che viene utilizzato come una prigione di tormento e sofferenza per i malvagi e come la prigione per i Titani. Il Tartaro è il luogo dove, secondo Platone, le anime sono state giudicate dopo la morte e dove i malvagi hanno ricevuto una punizione divina.

” Quanto a te, o Menelao allevato da Zeus, non è stabilito

che tu muoia e subisca il destino ad Argo che pasce cavalli,

ma al Campo Elisio e all’estremità della terra,

dove è il biondo Radamanto, gli immortali ti manderanno.

Là è facilissima la vita per gli uomini,

non c’è tempesta di neve né rigido inverno né pioggia,

ma sempre l’Oceano manda soffi di Zefiro

che spira sonoro e rianima gli uomini;

questo perché hai Elena e sei genero, per essi, di Zeus “.

(Odissea libro IV, 560 – 570)

Però solo le anime dei giusti e dei buoni possono accedere ai Campi Elisi…il luogo “ubi quiescunt heroes”, “dove riposano gli eroi…”. Nel famoso film “ Il gladiatore”, regia di Ridley Scott, uscito nelle sale cinematografiche nel 2000, interpretato da Russel Crowe, si vede chiaramente e in modo suggestivo la presentazione dei Campi Elisi. E in questo contesto, una curiosità:  sapete dove è stata girata la scena dei Campi Elisi nel film appunto di Ridley Scott?

Vi ricordate la casa di Massimo Meridio (il gladiatore)? O le scene struggenti dei Campi Elisi? Ebbene, quelle sequenze del film vincitore di premi Oscar sono state girate tra San Quirico d’Orcia e Pienza, in provincia di Siena, Toscana. L’’azienda agricola di Poggio Manzuoli di Maria Eva Genna Barbarini per un giorno è diventata set cinematografico E in quel luogo sono state girate le immagini del rogo della casa del generale Massimo Meridio e della strage della sua famiglia. Le riprese delle scene dei Campi Elisi invece sono state fatte a qualche chilometro di distanza,  in particolare a Terrapille, la strada per Pienza.

Allora? Se avrete occasione di compiere un viaggio in questi luoghi, sarete anche voi baciati dal dolce soffio di Zefiro e nessuna tristezza o malinconia velerà i vostri volti.

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