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Brunello Cucinelli, l’Imprenditore Umanista

Dopo 40 anni, si conclude il progetto nato dal sogno dell'imprenditore di ridare dignità al lavoro manuale

Brunello Cucinelli durante l'evento (foto di Wolfgang Achtner)

In un periodo in cui tante aziende, negli Stati Uniti e nel mondo intero basano una parte importante dei loro profitti sullo sfruttamento spietato dei lavoratori, in Italia, Brunello Cucinelli ha creato un’azienda in cui gli stipendi sono più alti della media per gli impiegati e gli operai, e sostiene iniziative di beneficenza e progetti sociali per il territorio

Brunello Cucinelli durante l’evento (foto Wolfgang Achtner)

Martedì 4 settembre, festeggiando i suoi 65 anni, compiuti 3 giorni prima, insieme ai 40 della sua azienda e del suo marchio, a Solomeo, in Umbria, Brunello Cucinelli ha sottolineato la visione che lo ha animato fin dal 1978: un modo diverso di fare impresa, di presentare e promuovere l’eccellenza italiana e i prodotti di lusso. Un modo diverso, soprattutto, di costruire l’ambiente di lavoro e creare una comunità di persone.

“C’è voluto tempo per realizzare il mio sogno, ma le idee le avevo chiare fin dall’inizio, nel 1978”, ha raccontato Cucinelli, in splendida forma e abbigliamento casual di lusso, che distingue il suo marchio: blazer doppiopetto blu, camicia bianca, pantaloni di velluto bianco, e scarpe di camoscio marrone chiaro. “Per quanto strano sembrasse, avevo già in mente di dare dignità al lavoro manuale”.

A Solomeo, a pochi chilometri da Perugia, l’imprenditore ha costruito un piccolo universo economico, sociale e culturale a sua immagine e somiglianza. Un progetto condiviso dalla sua famiglia, impegnata, con l’omonima Fondazione. Cucinelli ha investito sinora decine di milioni nella ristrutturazione del borgo, nella costruzione di un teatro, in una scuola per artigiani e, nella costruzione di un campus nella piana ai piedi di Solomeo, in cui si trovano gli uffici e gli ambienti in cui vengono prodotti i capi pregiati delle diverse linee che fanno parte del brand.

Dopo quattro anni di lavoro è stato completato l’ultima parte del “Progetto per la bellezza“, con la realizzazione di tre parchi (parco dell’industria, parco dell’oratorio laico immerso tra boschi e prati e parco agrario con settanta ettari di terreno destinati ad orti, vigneti, oliveti e frutteti) nella vallata che si trova ai piedi del borgo.

In un incontro con le autorità locali, stilisti, e 500 giornalisti arrivati da tutto il mondo, Cucinelli ha illustrato l’ultima parte del progetto, finalmente conclusosi dopo 40 anni, e che include la chiesa di San Bartolomeo, il teatro, il Bosco della spiritualità, e la Cantina definiti “i primi quattro monumenti del progetto”. Accompagnando i suoi ospiti in un breve tour, Cucinelli ha sostato nella Cantina dove quest’autunno verranno depositate le prime bottiglie di sangiovese, merlot e cabernet.

Brunello Cucinelli all’evento (foto Wolfgang Achtner)

Ma è il quinto monumento quello a cui tiene maggiormente e che lo inorgoglisce: un’esedra di travertino, alta circa cinque metri lunga circa 24 al di sopra dei quali è riportata la dicitura “Tributo alla dignità dell’uomo“. “Fra duemila anni sarà ancora qui. È un dono anche alla Grecia ed è pensato per l’eternità perché gli antichi questo facevano”, ha affermato Cucinelli. Ed è anche “un omaggio ai cinque continenti” ha aggiunto, con le scritte America, Europa, Africa, Asia, Oceania sotto i cinque archi. “L’Africa si trova al centro perché è li che tutto è iniziato”.

“Questo progetto è un naturale completamento del sogno iniziato a Solomeo per ridare dignità al lavoro e all’uomo” ha affermato ancora Cucinelli che ha spiegato il suo concetto di dignità nella homepage del sito dell’azienda.

I prodotti del marchio Cucinelli (foto Wolfgang Achtner)

“Il sogno della mia vita – scrive – era quello di rendere l’attività lavorativa più umana, di dare dignità morale ed economica al lavoro, perché, credetemi, il lavoro spesso è piuttosto duro e ripetitivo. Ero però anche convinto che esso eleva la dignità dell’uomo. E di questo obiettivo ho fatto il vero scopo della mia vita. Così, pur aspirando a ottenere profitti, perché credo nel capitalismo (ogni impresa deve produrre profitti, perché è la ragione della sua esistenza), al tempo stesso volevo che tali profitti non arrecassero mai danni all’umanità, o il meno possibile. Mi ripromettevo, per metodo e per finalità, che i profitti fossero realizzati nel rispetto della dignità e del valore della persona umana, e perciò che fossero orientati a uno scopo morale. Aristotele considera l’etica come la parte superiore della filosofia e proprio in tal senso volevo agire. Questa è la filosofia di fondo dell’impresa”.

I laboratori dell’azienda (foto Wolfgang Achtner)

Parlando al tramonto in una piazza gremita, Cucinelli ha detto: “Solo ora sono veramente felice perché a Solomeo abbiamo ricostruito un tessuto abitativo che unisca centro e periferia, attività economiche e ambiente, efficienza e bellezza, velocità e lentezza”. “Certo”, ha aggiunto, “possiamo parlare per brevità di sostenibilità sociale e ambientale, ma io preferisco pensare e dire che Solomeo è oggi un borgo dello spirito, circondato da una periferia amabile”.

Cucinelli ha raccontato come è avvenuto il recupero del borgo di Solomeo, progettato dall’architetto Massimo De Vico Fallani, “il mio Aristotele”. E poi il recupero della periferia, iniziato nel 2014. “Qui c’erano 6 capannoni industriali degli anni 70”, ha detto Cucinelli, indicando la campagna alle sue spalle. “Li abbiamo abbattuti per ridare alla terra la sua dignità. Li ho comprati per buttarli giù, mio padre non ha capito. Ma questo era il compimento del grande progetto di fondo”.

Brunello Cucinelli e Massimo De Vico Fallani (foto Wolfgang Achtner)

Alla domanda “Quanto è costato”? Cucinelli ha risposto: “Non è importante, ma era il mio progetto di vita e un piccolo dono all’umanità. Di soldi ne ho spesi tanti ma mi sono tanto divertito”.

Rispetto delle persone, attenzione all’ambiente, cura del patrimonio culturale e artistico sono i punti cardinali della particolare filosofia di vita e aziendale di Brunello Cucinelli.

“Siamo un marchio globale, oltre l’80% del nostro fatturato viene dall’estero, con un felice equilibrio tra mercati. Eppure tutto viene da un piccolo borgo in una piccola regione di un piccolo Paese, se confrontato con altre nazioni”. “Sono convinto”,  ha aggiunto Cucinelli, “che il successo dei nostri prodotti sia legato proprio al nostro radicamento nella cultura di piccolo paese. In quello che facciamo mettiamo il gusto italiano, il know howartigianale e soprattutto le emozioni. Nulla di tutto questo è misurabile o può entrare in un bilancio, ma senza tutto questo non saremmo mai arrivati a diventare un simbolo dell’eccellenza italiana”.

Le sarte dell’azienda (foto Wolfgang Achtner)

E’ risaputo che, nell’azienda, Cucinelli mette in pratica le sue idee: stipendi più alti della media per gli impiegati e gli operai, redistribuzione degli utili alla fine dell’anno, sostegno a iniziative di beneficenza e a progetti sociali per il territorio.

Quello che non si può comprendere se non si visita di persona Solomeo è l’armonia tra centro e periferia, e si viene colti di sorpresa, entrando negli uffici, nei laboratori, negli open spacee nei magazzini della sede dell’azienda, quando ci si accorge che in ognuno di questi luoghi si respira entusiasmo, impegno, serenità e piacere del proprio lavoro.

Nel mondo, Brunello Cucinelli è noto come il “King of Cachemire”. Nel primo semestre del 2018 il fatturato dell’azienda è cresciuto di quasi il 12% a 270 milioni di euro, e l’utile netto è aumentato del 20%, superando i 23 milioni.

“Arrivato a 65 anni penso di non avere rimpianti. Errori ne ho fatti, ma in buona fede e ho sempre cercato di farne tesoro. Ho messo passione ed energie nel progetto di Solomeo ma non voglio insegnare alcunché ad altri. Lascio a chi vive e lavora qui e a chi visita questi luoghi decidere se il mio progetto di umanesimo contemporaneo si è realizzato”, ha detto Cucinelli.

Ha aggiunto ancora e poi concluso: “Il sogno della mia vita è sempre stato quello di lavorare per la dignità morale ed economica dell’essere umano. Ci sentiamo custodi, non proprietari. Io volevo far profitto ma con etica e morale, distribuito in parte a chi lavora, in parte a me e in parte al Creato. ‘Era una persona perbene e ha amato la bellezza’, questo vorrei scritto sulla mia tomba”.

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