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A San Francisco la Fashion Community Week: multietnicità, trend ed eleganza

Da cinque anni, è una piattaforma marketing per lanciare giovani talenti della moda, artisti emergenti che hanno idee innovative

Elena Hristova con una modella

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Tom Foolery design made of recycled plastic

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Tom Foolery design made of recycled plastic

Il focus è quello di aiutare i talenti emergenti, la moda ecologica e sostenibile, il pret a porter e la nuova tecnologia. Insieme ai designer vengono lanciati anche modelli e modelle, provenienti dalle maggiori agenzie di moda locali. Sono quattro giorni di incontri, presentazione dei brand, sfilate e networking organizzati dal giovane e dinamico team della CEO Shirin Hashem che conta, fra gli altri, due bravissime ragazze italiane, la project manager Carolina Scalabrin e la media executive Ludovica Flocco

La Fashion Community Week, che si è svolta a San Francisco dal 13 al 16 marzo, rappresenta da cinque anni a questa parte, sicuramente l’appuntamento più glamour della Bay Area.

È una piattaforma marketing per lanciare giovani talenti della moda, artisti emergenti che stanno piano piano conquistando fama internazionale e hanno idee innovative. Il focus è quello di aiutare i talenti emergenti, la moda ecologica e sostenibile, il pret a porter e la nuova tecnologia. Insieme ai designer vengono lanciati anche modelli e modelle, provenienti dalle maggiori agenzie di moda locali. Sono quattro giorni di incontri, presentazione dei brand, sfilate e networking organizzati dal giovane e dinamico team della CEO Shirin Hashem che conta, fra gli altri, due bravissime ragazze italiane, la project manager Carolina Scalabrin e la media executive Ludovica Flocco.

Le giornate si sono aperte con un incontro al club privato The Modernist, nella bella e moderna zona dell’Embarcadero, accanto ai grandiosi grattacieli di downtown come il nuovo Salesforce tower. Il manager del Modernist è italiano e ci racconta che i membri sono quasi tutti giovani professionisti che viaggiano avanti e indietro fra San Francisco, New York e Singapore. La serata ha come protagoniste le influencers, il nuovo fenomeno del marketing, che possono raggiungere immediatamente milioni di followers con le loro foto su Instagram. Tra loro Sabrina Aragon, Jenifer Valente, Gabriela Elias, Marjorie Amaral e Yisel Rosario. Presenti anche alcune modelle emergenti, vestite con gli esclusivi capi dei brand Seoul Painters, Elena Hristova, Tom Fooley, Anomis (la designer Simona Felici) e Accent. Molto “green” e in linea con il sempre crescente interesse all’inquinamento dei nostri mari, è la collezione di Tom Foolery con abiti fatti al 50% di plastica riciclata, ma non dalla comune spazzatura, bensì dall’oceano, raccolta ad Haiti per poi essere assemblata insieme al cotone a Los Angeles.

Dopo una seconda giornata dedicata alle Startup del mondo della moda, capitanate dai CEO di Careste e 3D Look, che han messo in contatto tre startup Denim Unspun, Ovanah e Mode Vitamins con investitori dal Founder Insitute e Bay Angeles; la terza giornata ha visto la sfilata di Tom Foolery, Accent Styles, Fabric Da Vinci, Kucci Bu e Seoul Painters. La cornice della sfilata è stata il super trendy Clift Royal Sonesta Hotel, con il suo bar dallo stile londinese, dove i quadri si muovono come nei film di Harry Potter e la luce è molto soffusa. La settimana della moda emergente si è quindi conclusa nell’iconico Fairmont Hotel, in cima alla città, in uno dei quartieri piu storici ed eleganti della città, Nob Hill. Nella sala principale, dopo un VIP cocktail e l’arrivo di molti fotografi e televisioni, ha avuto inizio la sfilata condotta dall’attrice e lifestyle blogger Laura Madden. Sulla passerella han brillato per originalità gli abiti di Elena Hristova, coloratissimi ed ispirati ai costumi della Bulgaria, con i particolari cerchi di fiori sul capo; quelli di Guadalupe Ramirez, che ha vinto il premio come miglior brand, sia perché ha come target le donne curvy sia per il suo supporto alla ricerca del cancro al seno; i capi di Anomis, che hanno portato in California lo stile sobrio e chic italiano, con pantaloni palazzo ed eleganti top; lo stile classico dal sapore retro di William Lei (apparso anche in GQ), per l’uomo che vuole essere elegante ma mai banale; la sensualità di Mia Maree Couture, che veste donne di ogni età e forma; la modernità di Agaati, che usa tessuti bio; l’opulenza e la raffinatezza di Callistus Jewelry, con una collezione ispirata a gioielli bizantini, composta da metalli misti e pietre preziose.

Come spesso accade alle sfilate di moda, non si rimane sempre particolarmente colpiti da un brand piuttosto che da un altro, ma piu’ spesso si apprezza l’idea che c’è dietro e la passione che i designer mettono nel portare avanti la loro creatività. È bello vedere anche come la passione per la moda unisce il mondo, con stilisti venuti dalla Bulgaria, Messico, Corea, Palestina, Cina, India, California e dalla East Coast. Queste nuove leve, dopo aver presentato i loro abiti a Parigi, Milano, Londra, New York, Los Angeles e Dubai, hanno creato delle nuove collezioni in esclusiva per San Francisco. La Fashion Community Weeek si conferma così, ancora una volta, come l’appuntamento principale non solo per la moda, ma anche per la tecnologia, le startup e tutto il mondo che circonda la fashion industry. Inoltre aiuta, devolvendo parte degli introiti, una diversa non profit ad ogni edizione. Questa volta tocca a Princess Project, una organizzazione che offre i vestiti per la Prom night alle ragazze delle scuole superiori che non si possono permettere di comprare abiti eleganti e costosi per la prima occasione importante della loro vita. La prossima edizione sarà a settembre, stay tuned e non perdetevela se vi troverete a San Francisco. 

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