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A Milano la moda è stata pura femminilità con un finale da pièce teatrale

Nonostante lo stop per il coronavirus, si sono viste le tendenze autunno/inverno 20-21 che esaltano i fiori, conferiscono forza e invitano alla meditazione

La mascherina di Gucci che ha sfilato a Milano

La Fashion Week milanese iniziata il 19 Febbraio ha avuto una conclusione inaspettata e anticipata causa esplosione epidemia coronavirus con l'esplosione dei contagiati in Lombardia

Moschino

Le sfilate sono programmate con intelligenza, dedizione e meticolosità peccato che l’allarmismo e il negazionismo da coronaviurs abbiano distolto l’attenzione per paura di contagio o di perdita del fatturato e la sacralità di un lavoro semestrale ha avuto una fine da drammaturgia. Domenica 24 Febbraio Monsieur Armani e signora Biagiotti hanno deciso di sfilare in streaming a porte chiuse per tutelare i propri ospiti e molti eventi in calendario da metà pomeriggio sono stati cancellati come Moncler, Michael Kors e cocktail party di chiusura promosso dalla Camera Nazionale della Moda. Insomma poteva andare meglio in quanto i marchi milanesi avevano pensato ad una stagione autunno/inverno 20-21 all’insegna della tranquillità, della pace e della purezza. Un mondo onirico caratterizzato da tante rouches, capispalla over, maniche a palloncino e reminiscenze del passato. Infatti, Moschino grida «Milano non ha il pane? Festeggiamo con brioche», così dame eccentriche ispirate all’epoca di Re Sole e al cartone animato Lady Oscar danzano sulla passerella con mini gonne, maxi corsetti e ricami floreali dorati. Il pezzo forte sono gli abiti a forma di torta degni della fiera pasticceria Sant Ambroeus.

Prada

Gucci fa un tributo alla cultura British grazie alla collaborazione con Liberty London con un omaggio alle grafiche floreali un po’ 70’s e alla Victorian Age. Alessandro Michele immagina un luogo idilliaco dettato da contemplazione per espiare i propri peccati e riflettere con serenità e consapevolezza; i must have sono gioielli con crocefissi e personaggi biblici e fondamentale il sandalo con il calzino. Luisa Beccaria, invece, ricrea un giardino d’inverno complice il Lu Bar in via Palestro la cui architettura ricorda una serra. Sembra di essere in una prateria cittadina gremita da stampe a fiori rosa, fucsia, viola e tanto chiffon.

Jill Sander

Pasquale Bruni, rinomato per l’arte e la conoscenza delle gemme, presenta la collezione “Petit Joli e Ton Joli” dove i fiori sono protagonisti indiscussi in 5 colori: blu, bianco, nero, rosa e verde; quest’ultima è una nuova nuance dell’agata). Jil Sander mira alla purezza estetica con messaggi distillati tra il dinamismo milanese e lo chic parigino. I contrasti sono decisi senza rigidità e guai a parlare di minimalismo, si ha una ricerca delle linee pulite. E poi Prada che medita sulla femminilità e s’interroga sulla forza che possono sprigionare le donne, così raffinate anche in outfit casual ornate da bijoux e piccole borse (anche da polso) ma allo stesso tempo così indecise e perplesse. Si dovrebbe dare valore alla vita di ogni giorno con delicatezza e leggerezza, ma quanto è difficile essere frivoli con intelligenza? E anche Ermanno Scervino descrive nella sua collezione la complessità femminile che è un’armonia di contrasti tra fragilità e potenza, timidezza e scioltezza, suits vs sottovesti in pizzo.

Aspesi indaga e denuncia la quotidianità attraverso la vita surreale dei manichini considerati veri e propri umani. La satira e la diversità hanno il ruolo principale in una città fittizia caratterizzata da elezioni comunali, chiacchiere e passeggiate con il cane. Regola di base l’esplosione dei colori che a quanto pare potrebbe salvare un’attualità sterile e un po’ puerile. Detto questo, Milano e la settimana della moda vogliono elogiare ogni singola capacità senza fermarsi agli intoppi. E se qualcuno vuole bloccare le frontiere o le barriere comunicative, si risponderà con apatia o cortesia di circostanza.

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