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L’Europa tradita da se stessa, in ginocchio davanti agli islamisti

Siamo sull’orlo del baratro, ma non perché ci spingono i terroristi islamici: ci buttiamo da soli

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La cultura di un popolo inizia dove finisce il fondamentalismo, la fede cieca. La cultura inizia quando un singolo individuo comincia ad interrogarsi sul bene e sul male, quando si pone il dubbio che risveglia la coscienza e si lacera nel darsi risposte. In Europa si sta cancellando la nostra civiltà, il nostro pensiero

“Con la dolcezza si ottiene tutto”.  Parola del gufetto che pubblicizza una dolce pasticca lassativa in vendita in Italia da oltre un secolo.  Non voglio fare pubblicità a una purga, ma è evidente che nella somministrazione buonista alle generazioni qualcosa sia andato storto. Perché abbiamo fatto i medici di noi stessi, abusando del farmaco, e la dolcezza ingoiata ha portato a galla tutta la nostra ignoranza. Dalla storia non abbiamo ancora imparato che la dolcezza non chiama dolcezza, bensì vendetta quando il destinatario la percepisce come viltà.

Abbiamo confuso tutto: a chi dare dolcezza, da chi pretendere rispetto, chi tutelare. Perché i musulmani che accogliamo non sono nostri figli né nostri fratelli, eppure sopportiamo da loro ben di più: prevaricazioni alla nostra cultura e degrado del tessuto urbano nel nome del principio di ospitalità, il quale è diventato un tabù proprio perché ne abbiamo perso il significato e quindi il valore che, in quanto tale, non è universalmente conferibile.

Non siamo ancora diventati dei musulmani, ma siamo sulla buona strada: siamo dei mus, che in dialetto veneto significa asini.

Perché, lo ripeto, ignoriamo la storia, che è determinata dall’antropologia, la quale evidenzia la diversità psicoevolutiva dei popoli, derivante da fattori religiosi, culturali, ecc.

E seppure vogliamo cristianamente credere di essere tutti uguali, l’ “antrophos” è appunto l’uomo che ha il “logos”, solo se la sua parola è frutto di un ragionamento. Se questo manca, è quasi impossibile comunicare. Noi pensiamo con il nostro cervello, gli islamici con il cervello di Allah.

La cultura di un popolo inizia dove finisce il fondamentalismo, la fede cieca. La cultura inizia quando un singolo individuo comincia ad interrogarsi sul bene e sul male, quando si pone il dubbio che risveglia la coscienza e si lacera nel darsi risposte. Questo ci ha insegnato la filosofia greca. Individui che non hanno etica, valore immanente universale, non possono convivere pacificamente, non conoscono i limiti della civile convivenza.

Renzi vuole potenziare la cultura negli immigrati, ma sa di cosa parla? Quando nelle scuole italiane non si insegnano quasi più i classici e il ministero dell’Istruzione ha bandito un concorso per affidare l’insegnamento dell’italiano e del latino a laureati in conservazione dei beni culturali. Stiamo cancellando la nostra civiltà, il nostro pensiero.

Il Metternich, cancelliere dell’impero asburgico e principale negoziatore del Congresso di Vienna (1815), sosteneva che i popoli non devono pensare. E fu la sua rovina, oltre a quella dell’impero. Fautore di una politica dell’equilibrio e di uno stato multiculturale, ritenne di tenere insieme popolazioni diverse con un efficiente regime di polizia e un capillare sistema burocratico. Considerava gli italiani solo “un’espressione geografica”. In Dalmazia, la sponda orientale dell’Italia, creò i conflitti etnici nei dalmati, favorendo economicamente l’elemento slavo culturalmente più arretrato, sino ad armare i contadini croati dell’entroterra contro gli italiani, trasferendo popolazioni slave sulla costa e concedendo poi l’annessione della regione al regno di Croazia. La solidarietà veneto-slava, che per secoli aveva difeso l’Europa dalle invasioni islamiche, si era tramutata in odio e i rancori non sono ancora sopiti. A causa dei moti per l’indipendenza italiana del 1848, a Vienna fu chiesta la rimozione del Metternich. Egli aveva ritenuto di trasformare l’impero austriaco in un impero slavo, affinché non fosse assorbito dall’impero tedesco che si andava formando. Gli odi etnici nei paesi slavi portarono all’attentato di Sarajevo e alla prima guerra mondiale.

Quest’idea ottocentesca di un’Europa slava mi è ritornata in mente ascoltando alla radio Massimo D’Alema, convinto fautore di un’Europa islamica. In verità lui ha parlato di un islam europeo, ma sarebbe solo il primo passo. L’analogia, che aiuta a capire, ovviamente non è tra slavi e islamici, ma nell’arretratezza culturale di popoli che ci mettiamo in casa e a cui serviamo su un piatto d’argento tutte le nostre conquiste, ottenute con sacrifici, guerre, rispetto delle leggi, studi, insomma attraverso un percorso di civiltà. Qui poi c’è l’aggravante della jiad, perché l’obbiettivo è sacro: annientare i miscredenti. Ma noi facciamo finta di non sentire. E pure ci autoflagelliamo: abbiamo costruito una società che crea terroristi, in Europa ci sono 40 milioni di musulmani che non siamo riusciti ad integrare. E dobbiamo fargli le moschee, e dobbiamo vivere insieme a loro e non accanto, e dobbiamo mescolarci… E dovremo sottomettere le nostre donne? E dovremo annullare il nostro modo di essere, le nostre conquiste sociali per integrarli? Perché vengono a chiederci lavoro se disprezzano la nostra società miscredente? Quale vita migliore cercano? E anche se la maggioranza si comporta onestamente, in cuor suo non condivide il nostro modo di vivere. Abbiamo bisogno del loro lavoro e dei loro contributi fiscali fino al punto di permettere che una minoranza prevarichi una maggioranza? Quale futuro avranno i nostri figli?

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Sarà sempre peggio, perché non si tratta solo di odio etnico generato dalla miseria, ma di fanatismo religioso. Né si tratta di odio ideologico, bensì identitario: l’appartenenza all’islam non gli permette di integrarsi. La loro religione non include, esclude gli altri. Anche i musulmani moderati nella loro intimità condividono l’islamizzazione dell’Europa: non possono concepire uno stato di diritto, per loro dio è legge, lo stato può essere solo teocratico. Nei governi di matrice religiosa non c’è alcuna differenza tra stato e religione. I mullah sono formati dal governo dell’Arabia Saudita che poi li spedisce in Europa a predicare e a chiedere permessi per costruire moschee che finanzia, affinché Allah regni sulla nostra terra. Hanno trovato il sistema per invaderci, grazie alle sciagurate politiche della sinistra democratica portate avanti da politici senza coscienza ma accoglienti, come Boldrini e D’Alema. Il problema è che questi sono ex comunisti che il benessere e l’età hanno trasformato in buonisti.

Posto che democrazia è accettare chi riconosce il sistema democratico, e l’Islam non è un sistema democratico, l’anti-islamismo dovrebbe essere un concetto proprio della sinistra. E’ incomprensibile come la sinistra possa accogliere una cultura antidemocratica, che per giunta non riconosce pari dignità alla donna: è come se accettasse il fascismo. A meno che la sinistra non sia mai stata democratica…

L’Europa non è l’America di due secoli fa, dove tutti iniziavano una nuova vita con lo stesso sogno di uguaglianza e libertà e con le medesime opportunità in un terreno quasi inabitato e vastissimo. Né l’Europa è una federazione: sta insieme solo per l’euro. Nemmeno la cultura che è la stessa è la stessa, facciamo stupidi distinguo. Non siamo capaci di individuare un’appartenenza comune, come il Metternich consideriamo ancora un nemico il vicino. Poi facciamo i misericordiosi con chi ci disprezza, che sogna di vedere la bandiera nera sventolare sul Vaticano e che non sa di essere un misero strumento di conquista della ricca e potente oligarchia araba che, nel rispetto del  principio di carità coranico, gli ha sempre dato il minimo per sopravvivere ma non per esistere.

Siamo sull’orlo del baratro, ma non perché ci spingono i terroristi islamici: ci buttiamo da soli.

Noi pure abbiamo un dio che si è impadronito del nostro pensiero: il dio denaro. Lo stesso dio che parla ai ricchi stati islamici e che nutre l’ipocrisia comune tessendo il business come un velo…

Il multiculturalismo è fallito. Ma non possiamo espellere 40 milioni di musulmani. Né possiamo continuare ad aspettare il prossimo attentato. Ci stiamo dicendo pure che non basta disintegrare il califfato dell’ISIS, quando i terroristi sono delinquenti nati in Europa. Non resta che applicare le leggi, ostacolare le loro tradizioni discriminanti, impedire il proselitismo religioso, non dare i permessi a costruire moschee, non lasciarli pregare quando lavorano, non permettere alle donne di indossare il velo, ma soprattutto investire in cultura, la nostra. Quella vera, non quella inventata dalla sinistra. Bisogna risvegliare nei musulmani l’orgoglio della cultura araba delle origini, che tra il VII e il XV secolo tradusse e portò i classici greci nell’Europa, le cui biblioteche erano state devastate dai barbari. E permise alla nostra cultura di progredire grazie alla condivisione delle conoscenze matematiche, fisiche, astronomiche, architettoniche, artistiche, mediche, chimiche, musicali. Alla fine o troveranno le radici comuni o li rispediremo nei paradisi dei loro Stati arabi.

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