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Il ripetersi di propositi di pulizie etniche tra fede religiosa e fragilità umana

Abbiamo sempre accettato che la nostra esistenza conviva con misteri e domande senza risposte, ma siamo più capaci di distinguere tra il bene e il male?

Il cimitero di Srebrenica, in Bosnia, simbolo della tragedia della pulizia etnica.

Mai come in questi decenni la fede religiosa può e deve essere focalizzata non su cosa sia essa stessa, ma a cosa serva.

Da sempre, in tutto il mondo e sin dagli albori dell’umanità, la fede ha mostrato una forza dirompente nel corso del tempo. La profondità del nostro “io” ci ha da sempre convinti che qualcosa dentro di noi vive una spiritualità che non sembra essere terrena, un motore pulsante di sensazioni, emozioni e ragionamenti che condizionano l’esistenza e che, consapevolmente o no, dettano linee di comportamento sociali e scelte basilari della vita.

Un patrimonio assoluto che però risulta troppo grande e troppo impegnativo per l’uomo. Un potentissimo motore montato dentro ad una vettura troppo fragile e inadeguata per reggere e gestire un dono simile.

La fragilità umana zeppa di difetti, invidie e rancori porta sempre ad una riluttanza nell’accettare l’altrui fede e l’ostilità verso altre visioni spirituali si concretizza sempre e solamente con l’aggressione fisica e con il sangue versato nonostante ogni fede sia garantista in primis sul rispetto della vita umana.

Tutti monoteisti ma “il mio dio è meglio del tuo e ha senso solo il mio”, gelosie legate alla propria storia che diventano occasioni di ostilità; una malsana anomalia che sembra diventare la causa principale di conflitti sanguinosi nel mondo. Un atteggiamento politico, uno schieramento di bandiera, una appartenenza ad una tifoseria diversa; insomma una fragilità umana che ci vede ancora una volta spettatori di un probabile massacro a sfondo etnico per ragioni religiosi e di conquista di spazi occupati da altre popolazioni proprio come in questi giorni sta accadendo in Siria. 

Ad oggi il mondo vive emergenze umanitarie sempre più urgenti dovute ad una ostinata ciclicità che vede il ripetersi di follie sanguinarie per mano di altrettanto folli dittatori che pervasi dal proprio ego e da deliri di onnipotenza causano enormi fughe di massa. L’effetto tragico si tramuta quasi sempre in stragi di innocenti e relativo smembramento etnico che tende a dislocarsi in modo caotico.

L’emergenza dei profughi del mediterraneo che approdano con barconi di fortuna verso le coste europee del mediterraneo causano oramai annegamenti a centinaia e da pochi giorni il presidente degli Stati Uniti che sembra stia facendo e “twittando” di tutto per essere ricordato come il peggiore presidente di sempre, ha ritirato parte delle truppe a ridosso del confine siriano in lotta contro l’Isis a nord della Turchia lasciando la popolazione curda senza protezione in mano ad un altrettanto folle presidente turco Erdogan che ha già iniziato ad attuare il suo agghiacciante progetto di pulizia etnica per estendere i suoi confini territoriali e sbarazzarsi di una popolazione che ritiene invasore.

Una famiglia di rifugiati siriani nel campo di Bardarash, in Iraq. (Foto UNHCR, Rasheed Hussein Rasheed)

Siamo a ridosso forse di un ennesimo eccidio di massa, proprio come i tanti che la storia ricordi; Indocina, Ruanda, Jugoslavia e molti altri e ci tocca restare sempre obbligati e silenti ad assistere inermi a tale abominio sapendo che giornali e televisioni mostreranno raggelanti immagini già viste della morte vittoriosa regina dell’oblio e dominatrice assoluta di una umanità priva di raziocinio oramai perso irrimediabilmente.

E allora le parole non escono di bocca, i pensieri si fanno oscuri e i sensi avvertono quel rancido odore putrido di un destino disperato e tragico che tocca gente come noi, uomini, donne, bambini e anziani a cui, senza una spiegazione che abbia almeno una parvenza di senso, gli si impone che la vita debba finire anzitempo e in modo violento.

Interviene per molte persone, come unico sollievo e come unica speranza, quella fede capace di ricreare un assetto, per quanto provvisorio, di un equilibrio che mai come in questo momento serve a ricreare la linea perfetta come fosse la livella del muratore.

Abbiamo sempre accettato che la nostra esistenza conviva con misteri e domande senza risposte ma non siamo più capaci di distinguere tra il bene e il male. Forse allora la nostra spiritualità cambia e si uniforma a nostra insaputa all’ambiente in cui viviamo? Se vivessimo una vita disgraziata e difficile in un ambiente malsano dove la violenza è una necessità di sopravvivenza come per esempio nelle favelas brasiliane, avremmo la stessa percezione del bene e del male?

Purtroppo la fede delle persone semplici porta ad una cieca credenza facilmente manovrabile e manipolabile da chi ne approfitta per scopi di lucro e sottomissione. Riguardo la religione cattolica, serve un indottrinamento teso e leale che comprenda una informazione piena e per tutti sui vari cambiamenti dei testi sacri che nel corso dei secoli ne hanno cambiato le precedenti versioni. Ad oggi pochi sono a conoscenza dei vari cambiamenti intercorsi nei testi della Bibbia e al suo interno del Vangelo stesso e serve anche che il cammino coraggioso dell’attuale Papa risulti capace di tagliare quei rami secchi che perseverano in un cammino troppo arcaico e lontano da esigenze diverse dettate dalle modernità e dal cambiamento dei tempi. Un adeguamento necessario per chi ha bisogno di professare la religione a quel livello.

Esiste però una fede che trascende quella popolare perché abbraccia una concezione espansa senza banali limiti territoriali di questo mondo ma si spinge oltre le infinite vastità del cosmo; una fede universale che supera il concetto monoteista o politeista e che risulta così vasta che interi sistemi planetari potrebbero essere percepiti appena come futili zolle di terra senza consistenza. Forse lontano dai difetti e dalle crudeltà dell’umanità è possibile credere che la spiritualità dentro noi possa essere nient’altro che una luce proveniente dal cosmo che pulsa come un frammento di stella.

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