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PSICOLOGIA/ Sempre colpa degli altri?

I problemi che ci troviamo ad affrontare durante la vita sono tanti e di diversa natura, ma alcuni di essi – sia pratici che relazionali che di salute -, si presentano costantemente diventando addirittura cronici. Ovviamente nel tentativo di risolverli e superarli ci si dibatte, ma più lo si fa e più i problemi sembrano resistere. Cosa curiosa, pare proprio che sia questo atteggiamento ansioso a mantenere in vita il problema.

Il motivo di ciò risiede nel fatto che i problemi sono strettamente correlati al soggetto che lo vive e alla sua personalità e non è casuale che un certo tipo di problema gravi su un soggetto piuttosto che su un altro. La vita, la personalità, il corpo, hanno necessità di un continuo equilibrio e bilanciamento e automaticamente si adattano per ricrearlo provocando a volte scompensi, perché per prendere da una parte, tolgono dall’altra.

Infatti gran parte di coloro che presentano problemi cronici, spesso hanno manie di controllo, fobie, sono iperprotettive nei confronti di figli o mariti e che col loro problema vogliono anche inconsapevolmente attirare l’attenzione e limitare la libertà di movimento degli altri per tenerli accanto a sé. Spesso sono persone ansiose o che pretendono di non agire o al contrario non si sentono degne di chiedere o sono timide.

A volte inoltre, i problemi cronici forniscono un alibi inconsapevole a vantaggi secondari tenuti in vita dal problema, come ad esempio attirare l’attenzione degli altri con un dolore cronico, ma se si ha bisogno di attenzione, – e chi non ne ha? – perché non farlo con situazioni positive diventando costruttivi?

La cosa buona in tutto ciò è che nella stessa misura in cui la persona compie azioni per mantenere il problema, allo stesso modo cambiando atteggiamento può risolverlo.

E gli ingredienti risolutivi sono: prendersi la responsabilità di ciò che sta accadendo; utilizzare la calma, nel senso di togliere il senso di frettolosità nell’occuparsi del problema in quanto l’ansia – abbiamo visto – è un aggancio favoloso per la cronicità; impegnarsi nell’evitare di mettere in atto ciò che crea il circolo vizioso del problema e attuare invece il comportamento risolutivo che comunque va individuato caso per caso.

Giusto per fare un esempio, se una madre iperprotettiva e con la mania di controllo vuole risolvere i continui mal di testa o di cuore che, guarda caso facendo meglio attenzione, le vengono ogni qual volta un figlio deve uscire con gli amici o il marito deve assentarsi per un viaggio, deve impegnarsi a concentrarsi su una attività personale traendone piacere, evitando di interferire con le decisioni del figlio o del marito. Se un padre accusa crisi di panico o batticuore ogni qual volta un figlio decide di intraprendere una nuova attività, invece di impedirglielo con la scusa di proteggerlo, è necessario che faccia esercizi di rilassamento o sport per scaricare la tensione, ottenendo il doppio risultato di far sviluppare il figlio e di guadagnarne in salute.

Quanto ho descritto in maniera semplificata fa comunque intuire che il problema cronico presenta una ramificazione tanto più capillare quanto più vecchio è il disturbo, ma con impegno si può smontare qualsiasi sistema negativo e tornare a vivere serenamente, basta fare attenzione a come subdolamente l’atteggiamento opera e smontarlo pezzo per pezzo invece che prendere il problema di petto con agitazione o con azioni violente o chiedere agli altri di risolverlo.

Invece di impedire quindi al figlio di non uscire di sera per non far stare in pensiero il padre ed evitargli la tachicardia, insegnare ai figli ad essere prudenti e responsabili e scegliere anche per se stessi come genitori, attività di svago. Vivere quindi in prima persona invece di bloccare gli altri e fare le vittime.

Per fare un ultimo esempio, se una persona ha un problema di confusione mentale e difficoltà di concentrazione e addossa la colpa a qualcuno della famiglia in quanto a suo dire, fa confusione o non ripone in ordine gli oggetti personale,.per prima cosa prendersi la responsabilità che la confusione mentale è uno stato personale, secondariamente fare attenzione alla quantità di pensieri che si sviluppano nella propria mente e ridurli drasticamente concentrandosi su qualcosa di concreto e utile.

Nella maggior parte dei casi gradualmente l’organizzazione mentale prenderà il posto della precedente confusione e la capacità di concentrazione aumenterà senza sforzi. Le persone trovano difficile iniziare questo processo di trasformazione in quanto i problemi cronici si organizzano in modo tale da far temere alla persona che vuole mettervi mano, che agendo in modo diverso possa succedere qualcosa di tremendo.

Ma in genere non succede proprio nulla. Spesso se succede qualcosa è solo perché le persone inconsapevolmente vogliono trovare una conferma a ciò che hanno sempre creduto, che è meglio non cambiare o che è colpa degli altri, o che non si può far niente a proposito, e così ricominciano il circolo vizioso.Invece per uscire dalla cronicità è indispensabile cambiare atteggiamento mentale e assumere qualche rischio. I vantaggi per un futuro diverso sono assicurati.

 

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