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SCIENZA&TECNICA/ Il vento fatto in casa

di Generoso D’Agnese

Dalle grandi fattorie alle piccole realtà urbane, dagli impianti offshore al micro- eolico: una grande lezione dalle colline abruzzesi

Quaranta chilometri immersi nel verde delle colline abruzzesi, lungo la strada che da Pescara porta alle Gole di Popoli e alle sorgenti del fiume Pescara. E’ questa la strada da percorrere per raggiungere Tocco da Casauria e un caposaldo dell’energia rinnovabile in Italia. Ed è tutto meritato l’orgoglio dei cittadini toccolani, che in questo angolo d’Italia hanno saputo conquistare, due anni fa, la prima pagina del New York Times, grazie alla loro voglia di risparmio energetico. E grazie alle loro pale per l’energia eolica.

Non è il sito più importante, nel panorama italiano a macchia di leopardo, quello che vede funzionare dal 2007 quattro turbine eoliche e decine di pannelli fotovoltaici nel paese che vide nascere il pittore Francesco Paolo Michetti e gli avi del grande artista italoamericano Mario Lanza. Ma nel solo 2009 il surplus di produzione di energia eolica prodotta ha comportato un guadagno per le casse comunali di circa 170mila euro e l’abolizione delle imposte locali e la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Un vero e proprio exploit per un paese di quasi 2900 anime, immerso nel verde delle colline abruzzesi.

Il prestigioso giornale americano diede il giusto spazio a un’esperienza che permise all’Italia di cancellare l’etichetta di paese sommerso dalla spazzatura e scelse Tocco come simbolo della piccola realtà urbana nazionale capace di combattere la fame di energia con nuove soluzioni.

Una realtà che conta in Italia 800 siti virtuosi che non riescono tuttavia a ribaltare l’ignavia di molte amministrazioni in balia del deficit energetico.

Tocco da Casauria (nella foto) la sua opportunità l’ha trovata nel vento e con il vento in poppa si pone alla guida dell’Italia che sceglie le alternative pulite e rinnovabili offerte della Terra. Più volte criticata dall’Unione Europea per non aver seguito le direttive sull’ambiente, l’Italia disunita sceglie ancora una volta la sua forza più antica, quella dei suoi municipi, per iniziare la propria rivoluzione energetica e indicare la strada maestra a chi dovrebbe saper voltare finalmente pagina e prendere atto della bontà di una forza generata dall’orografia e dal susseguirsi del ciclo giornaliero, mensile e stagionale.

Comune di 2824 abitanti appartenente alla Comunità montana della Maiella e Morrone, Tocco da Casauria affonda le proprie radici nel 872 e nel XII secolo crebbe come agglomerato urbano intorno al proprio castello e alla chiesa di Sant’Eustachio. Colpito duramente dai terremoti del 1456 e 1706, il paese ha sempre coltivato nel proprio seno talenti umani, dal pittore Michetti all’astronomo De Gasperis, dal giurista Guelfi al poeta Stromei e nel 1989 fu scelto dalla Comunità Europea come sede di un progetto per la produzione di energia eolica. Le prime due pale installate a Tocco non hanno però dato i frutti sperati. A fronte di un notevole inquinamento acustico coprivano solo il 25% della domanda

di energia. Nel 2007 fu pertanto scelto di sostituire le due pale con quattro aerogeneratori di ultima scelta, soluzione rivelatasi vincente per l’amministrazione di un comune da sempre attento alle fonti di energia. Nota per la produzione del Centerba, liquore ricavato dalla distillazione di diverse piante tipiche della Maiella e inventato dal farmacista Toro come medicamento, Tocco si identifica con la produzione di olio d’oliva extra vergine Aprutino Pescarese (uno dei primi oli a ottenere il D.O.P. da parte dell’Unione Europea) e la produzione vino Montepulciano, cerasuolo e Trebbiano.

Invitati sul finire del 2011 a raccontare alla Comunità Europea l’esperienza del parco eolico, gli amministratori guidati dal sindaco Luciano Lattanzio hanno ripercorso la storia energetica del paese ricordando i propri singolari record: qui infatti fu costruito, nel 1863, il primo pozzo petrolifero perforato in Italia. Nel 1992 Tocco da Casauria fu il primo comune a costruire un parco eolico sul suo territorio, utilizzando due aerogeneratori Riva Calzoni da 200kW ciascuno. Nel territorio toccolano è presente anche il primo dei 4 salti della centrale idroelettrica lungo il fiume Pescara che produce energia verde dagli anni 70 e dopo un intervento risalente al 2005 l’impianto garantisce produzione di elettricità verde per 15mila famiglie. Il parco eolico , formato aero-generatori Enercon E48, ciascuno della potenza di 800kW ha una produzione annua stimata di 7200MWh. Grazie alla produzione di energia eolica, il Comune riceve ca 150mila euro l’anno da parte dell’impresa che gestisce l’impianto e con questi soldi realizza la raccolta differenziata e la pubblica illuminazione senza chiedere tributi ai propri cittadini.

Adesso stiamo pensando a come sviluppare nuove forme di energia rigenerabile – spiega l’ex sindaco Zaccagnini, fautore della scommessa eolica nel 2007 – perché se è vero che il nostro cimitero viene alimentato dal fotovoltaico e perfino alcune stalle sono ricoperte da pannelli solari, si possono trovare altre soluzioni per ridurre sempre più la dipendenza dalla energie non rinnovabili.

 

 

 

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Il vento cammina con l’uomo fin dai tempi remoti della sua civilizzazione. Basti pensare alla propulsione navale generata dalle vele e dall’utilizzo dei mulini a vento per il trasporto dell’acqua o per far muovere la macine. L’Olanda ne ha fatto un emblema nazionale ma in pochi si soffermano a valutare l’effettiva utilità di queste antiche sentinelle sparse sul territorio, capaci di drenare il terreno posto sotto il livello del mare, dopo la costruzione delle dighe.

Abbandonati a se stessi a causa dell’invenzione delle macchine a vapore, i manufatti per la cattura del vento trovarono nuovi estimatori negli anni Settanta, durante la crisi energetica.

Furono quelli gli anni della riscoperta di un’antica energia ottenuta dalla Terra. Nel corso degli ultimi 40 anni molti paesi hanno pertanto deciso di dedicare fondi per la ricerca e lo sviluppo dell’energia eolica e nel giro di soli 4 anni (dal 2000 al 2006) la capacità mondiale installata è quadruplicata arrivando ad accumulare nel 2009 una potenza di oltre 158 gigawatt e producendo producendo elettricità pari ad oltre l’2% del fabbisogno mondiale di energia. Danimarca (con il 19% della produzione elettricità di base, Spagna e Portogallo(13% ), Germania e Irlanda (7%) rappresentano la punta di diamante di un settore che vede gli USA, la Germania, la Spagna, la Cina e l’India da sole rappresentare oltre il 70% della potenza eolica mondiale.

Generatori eolici ad asse verticale (indipendenti dalla direzione di provenienza del vento) e generatori eolici ad asse orizzontale – in cui il rotore va orientato (attivamente o passivamente) parallelamente alla direzione di provenienza del vento -, generatori a pale mobili che seguono l’inclinazione del vento, mantenendo costante la quantità di elettricità prodotta dall’aerogeneratore, generatori a doppia elica (per raddoppiare la potenza elettrica prodotta) rappresentano la sfida di una comunità internazionale che nell’eolico trova un’energia a basso costo di manutenzione (nella tecnologia magneto-eolico è pressocchè nullo) e che da qualche anno ha cambiato anche il profilo di vari Orizzonti italiani. Se gli impianti eolico off-shore (installati ad alcune miglia dalla costa di mari o laghi per meglio utilizzare la forte esposizione alle correnti di queste zone) sono ancora poco diffusi in Italia, le fattorie del vento rappresentano invece una visione sempre più diffusa lungo le strade italiane.

L’Abruzzo ( con 210 aerog-eneratori), Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Toscana, Emilia Romagna, Liguria sono le regioni che più di altre hanno visto nascere parchi eolici sul loro territorio, permettendo all’Italia di assestarsi come sesta potenza mondiale con i suoi 1100 megawatt. Un exploit di tutto rispetto per una Nazione che soffre la mancanza di una legge quadro o di un testo unico sulle energie eoliche lasciando ampio spazio alle iniziative locali.

 

 

 

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Si chiama Lucien Gambarota, ha la cittadinanza francese, origini italiane e la passione per la produzione energetica da fonti inesauribili.

A Hong Kong gli hanno concesso tempo e fondi per trovare una soluzione di energia eolica che si sposasse alla perfezione con le esigenze urbane e i remoti villaggi del Terzo Mondo. Gambacorta la soluzione l’ha trovata con motorwind , un impianto mini-eolico di plastica piccolo e semplice, da poter alloggiare su un terrazzo e con un costo ridottissimo. ‘I generatori di energia alternativa – spiega l’inventore – non sono adatti ai consumi di nuclei familiari. Con la nostra ricerca vogliamo renderla accessibile, in termini di costi e tecnologia, ad ogni cittadino.

L’impianto ideato da Gambarota è utilizzabile in insediamenti in cui la velocità del vento è tra i 2 e i 7 metri al secondo. Il sistema a microturbine genera energia a partire dalla velocità di 2 m/s ma inizia ad essere economicamente sostenibile alla velocità di 4 m/s e può essere installato ovunque, con la dimensione adattata allo spazio necessario, con una manutenzione facile per chiunque. La semplicità del sistema inventato da Gambacorta permette di avere costi di produzione molto bassi e altrettanto bassi costi di vendita. Il suo costo e’ solamente il 10-20% dell’attuale sul mercato e l’investimento si recupera in meno di due anni. L’elettricita’ generata dalla micro turbina viene prima trasmessa e immagazzinata in una batteria e, attraverso questa, l’elettricita’ prodotta può essere usata in casa per luci, monitor LCD, Tv e altri elettrodomestici.

In buone condizioni di vento, sui (5-6 m/s per intenderci) una coppia con un figlio potrebbe autoprodursi energia elettrica usando 3-4 metri quadri di ventoline e coprendo il 60-70% del fabbisogno. Le piccole pale di plastica (riciclata e riciclabile) misurano 25 cm di diametro, sono leggere e assemblabili in griglie di ogni dimensione. Iniziano a girare con venti di 2 metri al secondo e si pensa possano essere perfezionate per sfruttare velocità anche minori, fino a 1 m/s. Sono state pensate per essere usate in ambiente urbano, installate sui tetti o addirittura sui balconi. Un gruppo di 20 mini

ventole costa, attualmente, circa 25 dollari, ma si pensa che quando saranno prodotte in serie e in grandi numeri, il prezzo scenderà. Lucien Gambarota sottolinea come una turbina tradizionale lavori, in media, solo nel 20-40% del tempo, mentre una di queste piccoline può continuare a girare per l’80% del tempo.

 

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