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PSICOLOGIA/ Genitori “bambini”

Come aiutare i piccoli a diventare adulti se molti adulti si comportano da piccoli? Il segreto è nell’amore vero e nell’attenzione continua

Nella nostra società sembra davvero che molte persone già arrivate anagraficamente all’età adulta non abbiamo raggiunto lo stesso stadio dal punto di vista psicologico. Così vediamo dal punto di vista psicologico. Così vediamo genitori a volte più infantili dei loro figli adolescenti e persone più che adulte che ancora sognano di realizzare i loro desideri nel cassetto senza però mettervi minimamente mano, o cosiddetti adulti pronti a scattare per un nonnulla o rabbiosi verso chi sbaglia.

Ma passare dalla personalità infantile a quella adulta non è automatico, richiede invero un percorso e degli elementi indispensabili perché avvenga. Anche se a un osservatore disattento possa sembrare simpatico vedere adulti infantili o “grandi” non cresciuti nei panni di papà o professionisti, il passaggio dalla psicologia infantile a quella adulta è un elemento indispensabile affinché l’essere umano si possa realizzare e sentirsi felice.

A questo proposito è indispensabile, anche se a qualcuno potrebbe dare sofferenza perché per problemi di lavoro o personali non riesce a fare in misura sufficiente quanto sarebbe necessario, anche se bisogna sempre ricordare che è la qualità del tempo e non la quantità a fare la differenza, andare a vedere la relazione tra mamma (o adulti che se ne prendono cura) e bambino nei primi anni di vita, perché è lì che si forma la sicurezza o l’insicurezza del piccolo e la sua capacità di essere autonomo, indipendente e responsabile nella vita.

Ciò che sarebbe indispensabile sarebbe allattare i bambini fino a che lo necessitano senza seguire meccanicamente le regole sullo svezzamento e riempirli di baci, sorrisi, carezze, coccole e amore (senza esagerare per non avere l’effetto contrario), affetto e considerazione anche se sono impacciati e non completamente capaci di fare quello che stanno tentando di imparare. Questo è molto importante per la costruzione della loro sicurezza interiore, in quanto si sentono amati per quello che sono e non per i risultati che ottengono, e questo è amore vero. Tante mamme (o gli adulti che se ne occupano come già detto) invece sono prese, spesso loro malgrado, dal lavoro e non hanno tempo per accompagnare i bambini nella loro crescita, ma vogliono che i bambini facciano subito bene tutto, anche a causa delle pressioni sociali che vogliono sempre più le persone efficienti immediatamente, senza dar loro tempo di sperimentarsi, sbagliare e migliorare.

E’ come se la società volesse gli esseri sempre più macchine e sempre meno umani. E così se chi si occupa dei bambini è distratto, pretenzioso, stressato, dà loro da mangiare, li fa dormire, li cambia, ma in maniera meccanica senza partecipare a tutto questo con amore e pazienza, in più invece di rispettare i tempi dei bambini rispetta i propri, pone probabilmente le basi per la nascita delle prime nevrosi infantili che per la sicurezza e autostima degli esserini dei quali si sta occupando. I bambini provano paure, insicurezze, incertezze e gli adulti che sono loro accanto hanno il compito di fugarle. Se non lo fanno e lasciano i piccoli a loro stessi per fretta, incuranza o li sgridano pretendendo che sappiano fare cose che ancora non hanno imparato, non rendendosi conto di essere là proprio per quello, cioè per insegnare loro ciò che ancora non sanno fare, faranno in modo di corredarli di dubbi, incomprensioni su se stessi, insicurezze, sensi di inadeguatezza e terrori che si dovranno portare dietro probabilmente per tutta la vita.

Chi veramente può amare i bambini incondizionatamente senza chiedere loro nulla in cambio, sono i genitori e gli adulti ai quali vengono affidati… ma se anche nel periodo che è destinato a questo, i piccoli sono sottoposti a pretese e privati dell’affetto di cui necessitano, rimarranno legati a una personalità infantile. A nulla servirà in questo senso coprirli di giocattoli vacanze, vestitini o sciocche moine. L’affetto, i baci, le carezze, essere accompagnati nell’apprendimento con pazienza e amore non sono un qualcosa che facoltativamente i bambini devono ricevere o no dagli adulti, sono il cibo indispensabile per la loro sicurezza, autostima, strutturazione della personalità, esattamente come le proteine per i muscoli, gli zuccheri per il cervello e i carboidrati per la forza fisica. Siccome l’effetto del dimagrimento e della mancata crescita sono evidenti se un bambino non si nutre di cibo mentre è meno evidente il blocco della crescita della personalità e la regressione dei bambini per carenza affettiva, allora si pensa scioccamente che questo cibo che non si può quantificare sul piatto si possa addirittura eliminare dalla dieta giornaliera.

Risultato, il bambino non dimagrisce di peso ma diventa nervoso, aggressivo e triste. Se la mamma sa che non ha dato la pappa al bambino e quello piange, corre subito a preparargliela, ma se il bambino tenuto a rigore o senza affetto o trattato con indifferenza piange, gli si dice che è nervoso, capriccioso, disubbidiente e invece di nutrirlo di affetto gliene si dà ancora di meno o lo si sgrida, così il bambino si sentirà ancora meno amato e strutturerà il nervosismo e la rabbia in un comportamento quasi costante. Il bambino verrà etichettato come capriccioso e di carattere difficile e così gli si preparerà un bel futuro…

I bambini non sono in grado di esprimere il loro bisogno di affetto a lungo, se provano ad avere baci carezze e comprensione per alcune volte e l’adulto che si occupa di loro non vuole e si rifiuta, in quanto li considera comportamenti sciocchi e infantili, il bambino smetterà di chiedere e si bloccherà, pensando di non averne diritto, di non esserne degno e rimarrà realmente infantile e insicuro. Gli “adulti” psicologicamente bambini che non sanno dare amore sono loro volta delle vittime di “adulti” con lo stesso problema che li hanno allevati. E’ indispensabile spezzare questa catena e dare amore vero, il vero cibo dell’anima.

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