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La potenza della scienza italiana, da Galileo ai giorni nostri

Nell'affresco di Giuseppe Bertini, Galileo mostra al Doge di Venezia come usare il telescopio

Nell'affresco di Giuseppe Bertini, Galileo mostra al Doge di Venezia come usare il telescopio

Un grande scienziato italiano inizia la collaborazione con la VOCE di New York dimostrando quanto possiamo sentirci ancora fieri dei nostri risultati

 

Il 7 gennaio 1610 Galileo Galilei scopre i quattro satelliti di Giove, da lui chiamati Medicei, in onore di Cosimo II de’ Medici utilizzando un piccolo strumento: il telescopio. La scoperta dimostra che l’universo conosciuto non è immutabile e che l’uomo può e deve usare degli strumenti per indagare l’invisibile. Questa scoperta e le successive fatte da Galileo fondano la scienza moderna in contrapposizione alla scienza antica, Aristotelica, che voleva l’Universo immobile e indagabile solo con i sensi per evitare di perturbarlo.

La ricerca attuale è figlia di quelle scoperte, anche la scienza che si occupa dell’atomo e della sua più intima struttura; anche la scienza che si occupa dell’Universo e della sua struttura.

Nonostante i problemi di natura economica la ricerca italiana ha continuato l’opera di Galileo Galilei da una parte dando un contributo fondamentale allo studio dell’atomo e dall’altro allo studio dell’Universo. Due istituzioni hanno contribuito e contribuiscono giorno dopo giorno alla conoscenza del microcosmo (atomo) e del macrocosmo (Universo), alla ricerca del punto d’incontro tra questi due mondi. Queste due istituzioni sono l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e l’Istituto Nazionale di Astro Fisica (INAF).

La recentissima scoperta del Bosone di Higgs, che da’ la massa alle particelle, è dovuta agli esperimenti condotti da un team misto INFN, CERN  di Ginevra diretto dalla dott. Fabiola Gianotti utilizzando il Large Hadron Collider (LHC). Ancora una volta l’uso di uno strumento ha permesso di scoprire l’invisibile. Il CERN (Conseil Européenne pour la Recherche Nucléaire) è un laboratorio finanziato da 20 stati tra cui figura l’Italia, che lo finanzia in modo  ragguardevole. I gruppi che vi lavorano provengono da tutti i paesi consorziati ed anche dai paesi extra europei. Negli ultimi anni i gruppi italiani hanno notevolmente contribuito alla definizione del così detto modello fondamentale dell’atomo.

Anche in campo astrofisico sono stati ottenuti dei notevoli risultati. Nel 1997 la scoperta dell’esplosione dei raggi gamma, fatta casualmente nel 1967 da una serie di satelliti statunitensi chiamati “Vela”, non solo fu confermata ma ebbe un notevole impulso con la messa in orbita del satellite italo-olandese Beppo-SAX, Beppo in onore di Giuseppe Occhialini un grande scienziato italiano pioniere dell’astrofisica italiana. Le misure di Beppo SAX dimostravano, tra le altre cose, che le esplosioni dei raggi gamma, non solo erano le più potenti esplosioni che si avevano nell’Universo, tanto da chiamarli anche il secondo Bing Bang, ma erano eventi extra-galattici, che si originavano in galassie molto deboli e a enormi distanze dalla Terra. Recentemente il satellite Planck, realizzato dall’ESA con un contributo fondamentale dei ricercatori italiani, ha fotografato il nostro universo neonato (quando aveva "solo" 380.000 anni). I dati di Planck, frutto di oltre 15 mesi e mezzo di osservazioni hanno infatti permesso di affinare la nostra conoscenza di alcuni parametri cosmologici fondamentali. Grazie a Planck sono state ricalcolate la velocità di espansione dell’universo, che è risultata minore di quanto avevamo stimato e la sua età, che è stata stimata attorno ai 13,82 miliardi di anni (cento milioni in più di quelli stimati). Inoltre ci ha dato un’indicazione cruciale sulla composizione dell’universo, in termini di materia ordinaria (quella che conosciamo, atomi e particelle note), materia oscura ed energia oscura (che ancora non conosciamo), che sono rispettivamente il 4,9% il 26,8% e il 68,3% dell’intero cosmo.

Da qui inizia la mia collaborazione alla VOCE di New York, non solo per dire quanto è necessaria la ricerca, ma per dimostrare che quanto è stato fatto si ponga nel solco di una tradizione che risale a Galileo Galilei. Per indicare come non solo la scienza applicata, ma anche le scienze fondamentali producono delle ricadute in ambito non strettamente pertinenti che possono far muovere l’Italia verso un nuovo modo di concepire la ricerca, l’industria e il lavoro e per far sì che chi è andato all’estero possa tornare e chi è all’estero si senta fiero di essere italiano. Penso che piuttosto che recriminare si debba lavorare per cambiare il nostro paese facendolo diventare un paese moderno.

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