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La dura vita dello scienziato

Le collaborazioni scientifiche tra l'Italia e l'estero, da sempre molto complicate

Era l’estate del 1987 e la Perestrojka (letteralmente ricostruzione) voluta da Mihail Gorbacev stava facendo i primi passi. Il sistema di controllo dell’apparato statale stava cambiando. Finalmente gli scienziati non comunisti dell’Accademia delle Scienze dell’URSS, poi divenuta Accademia Russa delle Scienze, potevano andare all’estero, ed incontrare i loro omologhi in occidente.

Molti di loro chiesero di poter venire in Italia, tra questi l’accademico Kusiel Shifrin uno dei più importanti scienziati russi, notissimo per i suoi contributi nel campo dell’ottica dell’atmosfera e dell’oceano. Il suo nome è anche legato alla teoria dei semiconduttori su cui iniziò a lavorare nel 1943.

Gli scienziati Russi avevano scelto l’Italia perché speravano di potersi trasferire e di poter lavorare con gli scienziati italiani, da loro considerati tra i migliori nel mondo. Kusiel venne con questa intima convinzione e incominciò il suo viaggio visitando varie città e vari colleghi. Io lo incontrai durante questo viaggio e conoscendo lui i miei lavori ed io i suoi, iniziammo subito una collaborazione scientifica. Nel campo della Scienza è facile collaborare se si hanno temi comuni. Il suo soggiorno in Italia durò un mese, ma quel mese fu veramente proficuo. Purtroppo allora -proprio come adesso- non c’era la possibilità di assumere scienziati provenienti da altri paesi, in particolare di una certa età, allora Kusiel aveva 72 anni, per cui i miei tentativi di dargli un contratto di ricerca si infransero contro la burocrazia. 
Durante il nostro incontro avemmo modo di parlare di parecchie cose, tra cui la burocrazia Russa e il tipo di vita che egli, con la sua famiglia conduceva. Una sua frase ancora mi echeggia nelle orecchie: la vita è molto più grande della scienza.

Certo chi fa scienza, così come chi fa l’artista, è un privilegiato; non tutti, ma molti fanno ciò per cui sono più portati. Ma per fare scienza bisogna anche vivere e lui l’aveva sperimentato in quell’Unione Sovietica in cui le regole erano dettate dal partito. Il suo talento lo aveva protetto dalle purghe che via via venivano fatte sugli scienziati dissidenti, ma a 72 anni, quando finalmente gli avevano permesso di incontrare gli scienziati occidentali, Kusiel voleva vivere, per se stesso e per la sua famiglia. 
Tornato in Russia, nel 1992  emigrò con la sua famiglia in America dove era stato chiamato come professore all’Università dello Stato dell’Oregon. Da allora ogni anno ci siamo visti e telefonati, continuando il nostro lavoro scientifico fino al momento della sua dipartita avvenuta nel 2011, quando aveva 93 anni. 
Mi è rimasto il rimpianto di non averlo potuto accogliere in Italia, lui come altri suoi colleghi che poi sono venuti a trovarmi. Il paese ha perso delle grandi opportunità perché non ha saputo diventare cerniera tra un mondo che stava cambiando e il mondo occidentale; avremmo potuto giovarcene.

Purtroppo ora come allora il sistema statale non sa guardare avanti programmando e pianificando il cammino delle generazioni a venire, utilizzando tutte le risorse, di coloro, che pur sacrificandosi, anziani o giovani che siano, vogliono vivere in Italia, anche se gli scienziati italiani, nonostante tutto, sono tra i migliori come le statistiche dimostrano.

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