Cerca

Scienza e SaluteScienza e Salute

Ho visto il secondo Big Bang

Attraverso il satellite "Beppo Sax" si vede il fenomeno energetico più grande finora osservato nell'Universo. Se queste esplosioni avvenissero più vicine al nostro sistema solare, saremmo inceneriti all'istante. Per studiare i raggi gamma da terra è stato creato un consorzio internazionale e la parte piu importante del progetto è realizzata ancora una volta dall'industria italiana

Se mi avessero detto che avrei visto il Big Bang gli avrei detto che erano matti. Invece no! L’ho visto attraverso gli occhi di un satellite denominato Beppo Sax (dal nome di Giuseppe Occhialini, detto Beppo, uno scienziato italiano protagonista della ricerca in fisica delle particelle e della fisica dello spazio). Un satellite Italo Olandese che nel 1997, dopo aver rivelato un Gamma-Ray Burst (esplosione di raggi gamma) abbreviati in GRB (GRB 970228), fu comandato di puntare la sua apparecchiatura di ricezione di raggi X nella direzione da cui erano pervenute le emissioni gamma, e lo strumentò rivelò delle emissioni di raggi-X in dissolvenza. Questi GRB sono intensi lampi di raggi gamma che possono durare da pochi millisecondi a diverse decine di minuti e sono potenti esplosioni che costituiscono il fenomeno più energetico finora osservato nell’Universo, secondi solo al Bing Bang.

Questi lampi sono assai frequenti e il loro studio sta aprendo dei nuovi capitoli nella conoscenza dell’Universo. Se le esplosioni avvenissero vicino al nostro sistema solare, saremmo inceneriti all’istante. Per fortuna avvengono a distanze che possono variare da tre a tredici miliardi di anni luce, come ha dimostrato un’altra missione spaziale italiana denominata Fermi che ha, recentemente, registrato la più potente esplosione stellare mai avvenuta.

Secondo le teorie correnti, l’accrescimento di materia su di un buco nero produce ad esempio il collasso gravitazionale di una stella rotante e molto massiccia, oppure la coalescenza di due stelle di neutroni o di una stella di neutroni e un buco nero che per effetto di questo collasso spara queste potenti emissioni di raggi gamma. L’importanza di questi eventi è tale che in tutto il mondo si stanno studiando e realizzando dei telescopi che, da terra, siano in grado di intercettare questi raggi gamma. Siccome però l'atmosfera terrestre è un ostacolo invalicabile per i fotoni gamma, l’idea di base è di utilizzare l'atmosfera come rivelatore. Difatti i fotoni gamma con energia superiore a qualche centinaio di GeV, una volta penetrati nell’atmosfera terrestre, sono costretti a interagire con gli atomi e le molecole dell’atmosfera che trovano sul loro cammino. L’interazione dà origine a uno sciame di particelle che si propaga attorno alla direzione di provenienza del fotone gamma primario. Le particelle dello sciame sono in gran parte elettroni e positroni molto energetici che si muovono con velocità superiore alla velocità di propagazione della luce nello stesso mezzo (la velocità della luce è una costante nel vuoto ma, nei mezzi materiali, dipende dall’indice di rifrazione del mezzo). Questa differenza positiva di velocità provoca l’emissione di un brevissimo lampo di luce bluastra che i telescopi focalizzano. Questa radiazione bluastra è detta radiazione Cherenkov dal nome del fisico russo Pavel Cherenkov, premio Nobel nel 1958, che per primo l’osservò negli acceleratori.

Per studiare i raggi gamma da terra  è stato creato un consorzio denominato CTA che coinvolge 1000 scienziati di 25 diversi Paesi: Argentina, Armenia, Austria, Brasile, Bulgaria, Croazia, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, India, Irlanda, Italia, Namibia, Olanda, Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia, Spagna, Sud Africa, Svezia, Svizzera, UK e USA. L’Italia partecipa attraverso l’Istituto Nazionale di Astrofisica INAF. La parte più importante del progetto, quella degli specchi è realizzata da una piccola industria Italiana: La Media Lario Technologies http://www.media-lario.com/index.html che è diventata leader in un settore dove non solo conta la tecnologia ma soprattutto la creatività. Gli specchi italiani non solo sono i migliori ma sono anche quelli in gradi di sopportare sbalzi termici e condizioni meteorologiche proibitive, dal deserto ai poli, come quelle che si prevedono di avere nelle diverse zone della Terra in cui debbono essere posizionati i telescopi. Ancora una volta la ricerca italiana produce dei prodotti che diventano leader nel settore.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter