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Terremoti, se li riconosci li eviti

L'Italia è tra i territori del mondo più a rischio sismico, ma è dotata di autorevoli istituzioni di ricerca che con i loro avanzati studi statistici possono aiutare nella prevenzione

 

Sono nella terra dei terremoti, quella dei miei nonni, su quella  confluenza tra la Calabria meridionale e l'area dello Stretto di Messina dove si sono sviluppati almeno 8 eventi sismici di magnitudo pari o superiore a 6, come appare dal catalogo parametrico dei terremoti italiani (fonte Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, INGV, http://emidius.mi.ingv.it/CPTI04/ricerca04.php). L’ultimo in ordine di tempo è avvenuto alle ore 11:51:16 italiane del giorno 31/Lug/2013 e aveva una magnitudo di 2.1. La memoria collettiva va al terremoto del 28 dicembre 1908 (magnitudo 7.2 Mw, XI della scala Mercalli) che si abbatté violentemente sullo Stretto, colpendo Messina e Reggio in tarda nottata. Uno dei più potenti terremoti della storia italiana che colpì le persone nel sonno, interruppe tutte le vie di comunicazione, danneggiò i cavi elettrici e le tubazioni del gas e l'illuminazione stradale. Il successivo maremoto (tsunami) devastò Messina, causando il crollo del 90% degli edifici. 80.000 furono i morti a Messina, 15.000 a Reggio.

Purtroppo tutta l’Italia è soggetta a terremoti; ancora c’erano gli echi del terremoto (magnitudo 6.3) dell’Aquila (6 aprile 2009) e delle polemiche seguite che anche l’Emilia (20 maggio 2012) ha tremato (magnitudo 5.9) e subito ingenti danni si sono prodotti.

Gli effetti dei terremoti si possono prevenire. La sismicità della Penisola italiana è legata alla sua particolare posizione geografica, perché è situata nella zona di convergenza tra la zolla africana e quella eurasiatica ed è sottoposta a forti spinte compressive, che causano l’accavallamento dei blocchi di roccia. Esiste una mappa del rischio redatta dall’INGV (http://mi.ingv.it/), adottata dalla Protezione Civile, che identifica le zone di pericolosità sismica e che dovrebbe essere utilizzata per costruire.

Purtroppo ancora non è possibile prevedere un terremoto, ma nuovi studi e tecniche hanno dimostrato che si stanno facendo dei grandi passi in avanti. L’Italia ha l’INGV che è considerato tra i migliori istituti di ricerca sui terremoti al mondo, ma ha anche una grande storia universitaria nel campo della geofisica, Bologna e Trieste, Napoli e Palermo e Catania, tanto per citarne alcune. A Trieste il gruppo SAND diretto da Giuliano Panza ha messo a punto una nuova procedura di valutazione che si basa sull’uso combinato del dato statistico con tutti i dati geologici e geofisici disponibili, comprese le differenti tecniche di riconoscimento di configurazioni (pattern recognition) sviluppate per l’identificazione spazio temporale dei terremoti superiori a magnitudo 5.0. Questa tecnica chiamata Neo –Deterministica supera di gran lunga quella tradizionale basata sulla probabilità che in un certo periodo di tempo, sia superata un certo livello di movimento del terreno. Quest’ultima procedura, usata nei cataloghi mondiali, sui terremoti si è dimostrata purtroppo sbagliata, laddove invece il neo deterministico si è dimostrata altamente efficace. Insomma ancora una volta l’avere un problema ha permesso di sviluppare un livello di ricerca adeguato a cercare di risolverlo.

Diversa è la questione della prevenzione dl rischio. Ancora una volta gli interessi del decisore politico vanificano le migliori intenzioni della ricerca, il catalogo sismico viene talvolta intenzionalmente vanificato per interessi di parte e le disgrazie legate ai terremoti sono viste come un’opportunità di affari, com’è accaduto in occasione del terremoto dell’Aquila.

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