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Una svolta gandhiana per l’Italia

Roma 1931: un gruppo di balilla attorniano Gandhi, in visita a Roma

Roma 1931: un gruppo di balilla attorniano Gandhi, in visita a Roma

E se nascesse in Italia la Solidarietà di Gandhi? Che l’Italiano si ricolleghi ai propri connazionali e smetta di essere succube delle sirene dell’informazione, di economisti che prendono ordini ben precisi; del debilitante conformismo. Che l’Italiano non si lasci più usare e smetta di subire le offensive del fango perché l’Ambiente si è preso a calci in nome del profitto…

 

Accorgimenti, indirizzi speciali, misure di precauzione: nulla di tutto questo potrebbe servire a un’Italia il cui prodotto interno lordo non c’è verso che salga, in cui i consumi procedono al galoppo per un 10 o 20 percento di cittadini, ma ristagnano ormai da anni e anni per il restante 80 o 90 per cento della popolazione; in cui si sbancano colline, si fendono fondovalle e non solo quelli; si lancia insomma un attentato dopo l’altro all’Ambiente, all’ambiente di uno dei Paesi più belli, se non “il più bello” del mondo. A commettere questi stupri a ripetizione, è la classe politica la quale con improntitudine e faccia tosta, ci viene a dire “ma per i tecnici il progetto è fattibile”. Per gli uni e gli altri sospettiamo che arrivino congrui ricavi. L’Italia si trova nella morsa di una corruzione assai più diffusa, assai più dura, assai più ingorda della corruzione Prima Repubblica.

Accorgimenti, orientamenti speciali, no, non servirebbero in un’Italia (repetita iuvant) svuotata dall’euro, prona di fronte all’assolutismo dell'Unione Europea; in questo Paese il quale proprio per via della natura stessa e dei fini stessi della Ue e di amici della Ue, più non ha la facoltà di scegliersi i propri mercati, più non è arbitro di se stessa. Mi dite voi che futuro può avere una Nazione la quale non è più padrona di se?

Di che cosa ha quindi bisogno l’Italia? L’Italia ha bisogno d’una svolta, ha bisogno d’un cambiamento di registro come mai ne ha avuti. Ha bisogno d’una stagione estranea alla sua Storia, ma che in poche battute dimostrerebbe tutta la propria presa su miioni e milioni di cittadini. All’Italia serve una stagione gandhiana. Sissignori, avete capito bene: stagione gandhiana. Uno slancio che si manifesta in una città e che poi s’estende ad altre città, cittadine, paesi. Un concorso di popolo assai imponente, eloquente nel suo solenne, fiero silenzio.

Milioni di cittadini che siedono sul selciato delle strade, delle piazze, a Milano come a Roma, a Napoli come a Palermo, a Bari come a Cagliari. Fiumane di italiani che scendono dalla Val Di Non, dalla Valtellina, che risalgono dall’Aspromonte, dal Sannio, per dire a Lorsignori, con significativo silenzio: “Ritiratevi in disparte, toglieteci il disturbo, non ci avete procurato che problemi, altro non avete fatto che impoverirci, ingannarci, mentirci; non siete di nessuna utilità, mai lo siste stati; le volte in cui vi preoccupavate che troupe televisive vi riprendessero in occasione di grandi feste, feste incedenti; di ‘vernissage’ anch’essi dimostrazione di scandola opulenza; li ricordiamo ancora bene i vostri sorrisi, i sorrisi osceni degli appagati! Ora, sloggiate”.

Pensate, lettrici e lettori: non si va più a scuola, non si va più in ufficio, così, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana. Le automobili restano in garage. Salumieri, macellai, ortolani, fanno credito: poi si vedrà. Nasce la Solidarietà, quella concreta, sana, giusta; non quella strombazzata in circoli televisivi, a uso e consumo di guitti e guitte.

Non parte una rivoltellata, non si scatena una sola rissa. E’ bello così. E’ magnifica la protesta definitiva e silenziosa che i riflettori li vuole, ma che non ci pensa nemmeno a “dialogare” coi mezzi d’informazione. Non c’è nulla da dire! Nulla da spiegare. Nulla da precisare. Certo, è il Silenzio, “questo” silenzio, a emettere un atto d’accusa davanti al quale il contraddittorio parrebbe addirittura banale, superfluo: nulla direbbe.

L’Onda italiana fa il giro del mondo… Fa notizia in Europa, in America, in Sudamerica, in Australia, Nuovas Zelanda, Giappone, Cina. Inviati speciali si precipitano in Italia da Londra, Berlino, Stoccolma, New York, Città de Capo, Wellington. Nell’Emisfero Nord come nell’Emisfero Sud non si parla che dell’Italia. Della Grande Sorpresa Italiana. Della nuova via gandhiana indicata e intrapresa dal popolo d’Italia, stufo di umiliazioni, malversazioni. Stufo di organismi fuori controllo. Stanco, dannatamente stanco, di subire le offensive del fango (Genova 2011 e 2014 e altri casi simili ancora) poiché per una mezz’ora è piovuto… Poiché l’Ambiente lo si è preso appunto a calci: in nome del profitto… E’ un movimento, appunto incruento, nobile, che spiazza, disorienta. Non dà punti di riferimento! Non se ne può venire a capo. La soluzione è una sola: cedergli. Cedere a questo afflato, a queste schiere senza capi, senza gerarchi, senza galloni. Senza portaborse…

Perché una protesta “gandhiana” veda la luce nel nostro Paese, bisogna allora staccarsi dai cellulari intesi come mezzi di divertimento, d’un divertimento che a lungo andare però isola; allontanarsi dal voluttuario che spalanca le porte alla superficialità o ne è espressione; smettere di seguire la televisione. Che l’Italiano si ricolleghi a se stesso… Che si ricolleghi ai propri connazionali. Che trovi in se stesso la dignità negatagli dal proprio status di succube delle sirene dell’informazione, succube di economisti i quali in realtà prendono ordini ben precisi; succube del debilitante conformismo inauguratosi negli anni Novanta. 

Che l’Italiano  non si lasci più usare, fuorviare; che la smetta di credere a imbonitori, propagandisti, gazzettieri i quali con la Politica nulla davvero hanno a che fare. Hanno strumentalizzato anch’essa. Hanno usato anch’essa. E, a nostro modo di vedere, lo hanno fatto con oscena voluttà.

Allora. Sarebbe possibile senza… Gandhi?

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