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Cancro, la fatalità e la prevenzione

Recentemente sui giornali sono usciti titoli che annunciavano una ricerca shock sul cancro che avrebbe "scoperto" che conta più la sfortuna che lo stile di vita... Ma l'articolo di Tomasetti e Vogelstein uscito su Science sostiene ben altro su quanta parte dei tumori sia guidata da fattori ambientali e quanta dalla genetica 

All’inizio dell’anno i giornali hanno riportato: “Cancro, la ricerca shock: conta più la sfortuna che un 'cattivo' stile di vita”.  L’enfasi fatalista, complice anche un “bad luck”, virgolettato messo nell’abstract, prevaleva sul messaggio scientifico che invece diceva tutt’altro, come ho potuto appurare leggendo l’articolo pubblicato su Science. 

Gli autori Cristian Tomasetti e Bert Vogelstein sono partiti da una questione annosa: quanta parte del cancro è guidata dai fattori ambientali e quanto dalla genetica? Per risolvere la questione Tomassetti si pose la domanda di quanto potesse incidere il caso e come potesse essere trattato al di fuori del quadro relativo alla genetica e all’ambiente.

La parola "caso" non aveva il significato di fortuna o sfortuna, ma è legata al concetto probabilistico che sottintende ai processi della vita. Lasciando da parte l'influenza dei fattori ereditari o dei fattori ambientali come il fumo o l'esposizione alle radiazioni, Tomasetti ha applicato un modello stocastico alla suddivisione cellulare. Un modello stocastico (aleatorio) si differenzia da un modello deterministico per il fatto che le variabili che sono introdotte nel modello sono casuali, come accade in qualsiasi processo naturale.  Come input al proprio modello egli prese le cellule staminali, perché una mutazione in una cellula staminale è più probabilità che causi problemi di una mutazione in una cellula che muore più velocemente.

Dopo aver consultato la letteratura per trovare i numeri di cui aveva bisogno, Tomasetti trovò il numero che corrispondeva alle suddivisioni che aveva ogni cellula staminale per in ogni tessuto. Riportando il numero totale di suddivisioni, che si hanno per tutta la vita, delle cellule staminali contro il rischio di cancro, trovò che esisteva una correlazione per 31 diversi organi. Il fattore di rischio cresceva con il crescere del numero di suddivisioni. Ad esempio trovò che il cancro del colonè molto più probabile e sappiamo comune, che il cancro del duodeno, che è il primo tratto dell'intestino tenue. Questo è vero anche per coloro che portano un gene che mette a rischio il loro intestino. Tomasetti ha scoperto che ci sono circa mille miliardi di suddivisioni delle cellule staminali nel colon lungo il decorso della nostra vita, rispetto al 10 miliardi di suddivisioni del duodeno. I topi, invece, hanno più suddivisioni delle cellule staminali nel loro intestino tenue  e quindi più tumori rispetto a quelli che si verificano nel loro colon.

In realtà la chiave di lettura dell’articolo di Science sta in articolo antecedente di Tomasetti e Vogelstein che indicano come la maggior parte delle malattie tumorali stanno attorno ai 60-70 anni, ma che si sviluppano ben prima di quel periodo. Segno che per prevenire i tumori  è necessario trovare degli strumenti di diagnosi precoce piuttosto che affidarsi alla fatalità.

Una ricerca quella di Tomassetti e Vogelstein che permette di fare il punto sulla capacità dei modelli di fare delle previsioni in un settore così delicato come quello della biomedicina. In realtà i modelli predittivi sono pochissimi e quelli che fanno previsione, come i modelli che prevedono il tempo meteorologico, sono limitati nel tempo. Piuttosto i modelli servono per capire il mondo che ci circonda e quindi ad orientarci per attivare delle forme di prevenzione laddove è possibile e questo è il messaggio di Tomassetti e Vogelstein.

 

 

 

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