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Cancro: cattiva sorte o cattive teorie?

Senza dubbio, è necessario rivalutare i dati raccolti durante un secolo di ricerca sul cancro ma certamente non ricercando il valore aleatorio della sfortuna nell’avere o no un cancro, quanto piuttosto nel migliorare le teorie, i protocolli i processi e le loro applicazioni cliniche 

 

L’articolo pubblicato su Science (Tomasetti C. and Vogelstein B., Variation in cancer risk among tissues can be explained by the number of stem cell divisions, Science 2015, 347 no. 6217 pp. 78-81), che ho riportato anche sulle colonne della Voce di New York, ha sollevato una discussione piuttosto accesa tra gli scienziati, tanto da far sì che la stessa Science ha trattato nuovamente l’argomento edulcorandolo e facendo ammenda.

L’articolo postulava che c’è una vasta gamma di tipi di cancro che sono da collegarsi ad un aumentato tasso di mutazioni casuali che si verificano nei tessuti con elevate replicazione, concludendo che  22 tipi di cancro erano principalmente associati con mutazioni genetiche casuali (chiamati "R casuali" – la R sta per "casuale"),mentre solo nove erano associate a fattori ambientali (tumori deterministici, o "D-tumori"). In definitiva si affermava che circa il 70% di questi tumori erano principalmente determinata da mutazioni casuali, nell’articolo indicati come  “bad luck” (sfortuna) e non fattori ambientali.

Purtroppo, i giornali specializzati e non hanno sottolineato che il cancro fosse collegato  alla sfortuna piuttosto che ad una questione legata all'ambiente o agli stile di vita, disegnando una conclusione molto semplicistica. 

La presa di posizione dei vari critici parte dalla considerazione che ci dovrebbe essere una  maggiore serietà, quanto meno verso i pazienti affetti da cancro, e che la storia dello sviluppo del cancro è estremamente complessa e non riconducibile ad un calcolo matematico che sancisca solo l’aleatoria’ dell’evento. In secondo luogo non si possono sminuire gli effetti patogenetici (non solo nella carcinogenesi) legati allo stile di vita e all’inquinamento ambientale. In terzo luogo che i media amplifichino un analisi riduttiva, basato su interpretazioni errate di ciò che la ricerca dimostra, è altamente irresponsabile perché’ si rischia di portare a un'abdicazione di responsabilità quando si tratta di salute ambientale, e del rapporto che esiste tra industria e le istituzioni internazionali, nazionali e locali della sanità pubblica. In definitiva perché spendere tanti fondi sulla prevenzione delle minacce ambientali o nell'esecuzione di test di sicurezza quando l'inquinamento non importa o è marginalizzato? 

Inoltre sostenere  che le “mutazioni casuali” sono associate con l’aumento di frequenza  del cancro, è come circoscrivere l’evento alla teoria di mutazione somatica del cancro (SMT), quando invece ci sono evidenze che altri fattori e meccanismi che stanno agendo. 

Senza dubbio, è necessario rivalutare i dati raccolti durante un secolo di ricerca sul cancro ma certamente non ricercando il valore aleatorio della sfortuna nell’avere o no un cancro, quanto piuttosto nel migliorare le teorie, i protocolli i processi e le loro applicazioni cliniche. Come tutte le cose umane il metodo dialettico  basato, soprattutto, sulla contrapposizione e il dibattito delle idee, rappresenta l’unica via per raggiungere una soluzione condivisa e utile per progredire. Mai come in questo caso è necessario chiarire i termini della questione e ben vengano le prese di posizioni su questo caso.

 

http://www.sbglab.org/sbglab/index.php/highlights/117-bad-luck-versus-bad-theories-2 

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