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Sospetti di camorra sulla morte del magistrato Federico Bisceglia

Un filo rosso sembra legare la morte in un incidente stradale del magistrato Federico Bisceglia con il pentito di camorra Carmine Schiavone, anche lui morto di recente. Ce ne parla  Antonio Marfella, oncologo attivista per la Terra dei Fuochi che incontrò il camorrista in carcere

Il magistrato Federico Bisceglia è morto qualche giorno fa in un tragico incidente stradale. Anche Carmine Schiavone, il camorrista che dopo 20 anni raccontò ai magistrati dei rifiuti tossici sversati dalla camorra in Campania, è morto qualche settimana fa quando pare avesse ancora delle cose da dire. Il magistrato indagava su due inchieste: ecomafia e il caso di Fortuna, la bimba morta al Parco Verde di Caivano, dove è stata scoperta una rete di pedofili collegata a quella morte.

Molti sono perplessi e sgomenti, e c’è un'ombra di sospetto sull'incidente in cui ha perso la vita il magistrato anche per altri fatti accaduti in questi giorni. Antonio Marfella, oncologo dell’Istituto Pascale di Napoli, membro dei Medici per l’ambiente in Campania (ISDE) e da sempre attivista per la Terra dei Fuochi, ha grossi dubbi sull’incidente di Bisceglia.

Marfella perché considera la morte di Bisceglia, una morte sospetta?

“L’improvvisa scomparsa del magistrato Federico Bisceglia, da sempre in prima linea nelle più delicate inchieste in Terra dei Fuochi come sulle ecomafie anche in Lombardia, mi obbliga a dare un differente peso alle dichiarazioni che rilasciate dal pentito Carmine Schiavone, anche lui morto da qualche settimana, durante l’incontro con padre Maurizio Patriciello”.

Cosa disse Carmine Schiavone in quell’occasione?

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Antonio MArfella con padre Maurizio Patriciello

“L’ultima immagine che ho di Carmine Schiavone è il suo pianto mentre stringeva forte tra le mani il povero crocifisso in legno che padre Maurizio gli aveva donato, in silenzio, non riuscendo a proferire una sola parola nel salutarlo. Avevo accompagnato padre Maurizio a quell’incontro che era stato sollecitato dal camorrista pentito: mi aveva supplicato di non lasciarlo solo. Avevo tanta paura ma anche una curiosità fortissima di sentire quel criminale pentito, il primo che aveva cominciato a fare luce sulla tragedia dello smaltimento sistematico e di livello industriale dei rifiuti tossici nella mia regione, magari anche per fare qualche domanda tecnica che mi aiutasse a comprendere meglio non solo quello che era accaduto ma soprattutto quello che ancora accade nella mia terra. Schiavone parlò a lungo, ascoltammo atterriti le descrizioni di azioni criminali e di omicidi con la stessa apparente nonchalance che abbiamo noi nel descrivere una partita di calcio. Alcune considerazioni preziose in grado di guidarci nelle scelte e anche un messaggio diretto per me. Innanzitutto che criminali così ignoranti ma potenti e ricchi 'tombavano profondo' proprio per essere certi di non avere problemi con i prodotti agroalimentari da coltivare in superficie”.

Quali considerazioni, scusi?

“Mi fece ricordare un episodio già sentito raccontare ad una conferenza dal magistrato Cristina Ribera quando descriveva un’intercettazione telefonica fatta nel corso di un'indagine in cui un mafioso, particolarmente ignorante, comunicava alla moglie, non solo che entro 15 giorni avrebbe dormito su un letto tutto d’oro, ma soprattutto che quella sera avrebbe mangiato un'ottima insalatina di pomodori coltivati proprio sul terreno dove stavano sversando in profondità. Il magistrato Ribera dichiarò che impiegarono diversi mesi per cercare di comprendere il significato di quelle dichiarazioni apparentemente tanto contraddittorie da sembrare in codice. Avere oggi certezza che la quasi totalità dei nostri prodotti agroalimentari coltivati su terreno di copertura di discarica non a norma di rifiuti tossici tombati in profondità non siano inquinati, ci fa certo piacere ma conferma anche la bontà della consulenza, profumatamente pagata, fatta ai casalesi, e alza di gran lunga l’asticella della valenza criminale di queste azioni e dei rapporti che questi criminali avevano non solo con la politica, ma anche con le professioni, i famosi quanto occulti colletti bianchi”.

Quale fu lo strano messaggio di Schiavone indirizzato a Lei?

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Antonio Marfella, oncologo dell’Istituto Pascale di Napoli, membro dei Medici per l’ambiente in Campania e attivista per la Terra dei Fuochi

“L’altra considerazione fu l’avvertimento 'diretto' che Carmine Schiavone mi fece, e che potevo comprendere solo io: 'Dottore, disse Schiavone, noi non siamo scontenti di quello che state facendo per fare chiarezza sul danno sanitario provocato da questo disastro, anzi vi ringraziamo perchè ci state aiutando a capire le fesserie che abbiamo fatto. Se fossimo stati scontenti, lei non ci sarebbe più da molti anni su questa terra. Ma una cosa gliela voglio dire: se le capita un incidente stradale come al generale Gennaro Niglio, le sia chiaro che non siamo stati noi'. Il riferimento al generale Niglio era un preciso messaggio per me, che solo io, tra i presenti, potevo comprendere. All’epoca dell’incidente stradale del generale dei Carabinieri Gennaro Niglio, girarono voci che aveva avuto quell’incidente perché si era avvicinato troppo alle 'coperture' di cui godeva Bernardo Provenzano ancora latitante”.

Quindi lei pensa che non si sia trattato di un incidente causale?

“Io ero diventato maestro ed amico di padre Maurizio dal 2008, ma negli anni dal 2001 al 2003 avevo avuto l’onore di conoscere e di collaborare con il generale Gennaro Niglio, all’epoca generale dei NAS presso il Ministero della Salute. Non era casuale quel riferimento di Schiavone al generale Niglio, morto in un misteriosissimo incidente stradale in Sicilia nel 2004, fatto specificamente a me. Significava che di me sapeva molto più di tutto, che ero stato setacciato nel dettaglio alla ricerca di possibili e sempre utili argomenti di intimidazione o ricatto e me lo faceva intendere: ma come poteva , un pentito criminale, avere tante e così dettagliate informazioni anche su di me e dopo il suo pentimento? Ci sono misteri che devono rimanere tali e spesso è meglio che restino tali per sempre. Ma oggi l’incidente stradale misterioso del magistrato Federico Bisceglia, che in questo ultimo anno aveva preso le redini di numerose e delicatissime indagini nella mia terra, e non solo di ecomafia, ma anche sul mostruoso caso di pedofilia della piccola Fortuna, mi terrorizza, sinceramente. È necessario avere la certezza assoluta che si sia trattato di un incidente stradale che ha ucciso Bisceglia. I campani hanno diritto a questa verità”.

Bisceglia era vicino ad un verità troppo scomoda?

“Non posso di certo saperlo. Sono solo un medico. Ma altri episodi strani oltre quello del generale Niglio sono già accaduti, ad esempio strani tamponamenti all’auto dell’ex assessore all’ambiente in Campania, Ganapini, dopo non meglio precisati incontri con emissari dei servizi segreti. Tutto riportato dalla stampa all'incirca nel 2008. E, oggi ancora più strano, appare l'incendio in pieno centro a Roma, piazza Santa Chiara, in prossimità di piazza Navona, degli uffici della POLIECO, il consorzio di riciclo della plastica che tra l'altro aveva preso l'impegno di fare con me, padre Maurizio Patriciello e appunto il magistrato Bisceglia un convegno su Terra dei Fuochi e tracciabilità dei rifiuti speciali industriali e tossici in Europa, all'Europarlamento di Bruxelles, proprio in questo mese di marzo”.

Chi le ha assicurato che faranno luce e chiarezza sulla morte del magistrato?

“Tutti coloro che mi hanno chiamato, a cominciare dal vice presidente della Commissione parlamentare sulle ecomafie, Stefano Vignaroli. Io spero solo di essermi sbagliato e non dover dire, come all'epoca l'onorevole Andreotti, 'a pensare male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca'!”.

 

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