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La rivoluzione della medicina di precisione

Quella innescata dalla cosiddetta medicina di precisione, lo sviluppo cioè di terapie sempre più mirate e personalizzate che sfruttano le informazioni genetiche per curare un paziente con farmaci specifici, è una vera e propria rivoluzione che ha investito il settore oncologico, l’infettivologia e la psichiatria, che ha bisogno però di regole chiare e ben definite

Le conoscenze del genoma umano stanno rivoluzionando il settore della medicina sotto innumerevoli aspetti, soprattutto sotto il profilo dello sviluppo di nuove terapie sempre più mirate. Ci stiamo avviando, cioè, verso la cosiddetta “medicina di precisione” o “medicina personalizzata” che consentirà di curare un paziente mediante farmaci con bersagli specifici, alla luce di indagini genetiche approfondite capaci di svelare le mutazioni responsabili della patologia.

L’idea di base è quella di sviluppare terapie sempre più personalizzate man mano che si dispone di informazioni genetiche dettagliate. Ciò dovrebbe garantire una migliore risposta alla terapia e minori effetti collaterali. Tuttavia, per quanto molti farmaci siano il risultato di tecnologie moderne e sofisticate, nel migliore dei casi solo una persona su quattro ne beneficerà in termini di risposta. Un recente articolo pubblicato su Nature sembrerebbe affermare che farmaci come le statine, dichiarati cruciali per abbassare il colesterolo nel sangue, abbiano, in realtà, effetti positivi solo in un paziente su cinquanta. Ciò significherebbe che milioni di persone in tutto il mondo assumono farmaci che non produrranno su di loro alcun effetto oppure solo effetti parziali. Non sono tra l’altro trascurabili le differenze genetiche tra le varie etnie, considerando che buona parte dei trials clinici che eleggono un farmaco come adatto alla cura di una patologia vengono condotti su popolazioni “occidentali”.

Considerati, quindi, i limiti oggettivi di alcuni farmaci tradizionali, in Paesi all’avanguardia, come gli Stati Uniti si investe nella “medicina di precisione”, soprattutto con riguardo a patologie fortemente diffuse e con una chiara componente genetica, come quelle tumorali. La variabilità delle mutazioni genetiche da paziente a paziente fa sì che si prevedano farmaci diversi a seconda del danno genetico identificato. Numerosi farmaci mirati sono già disponibili: pazienti affetti da cancro al polmone che possiedono mutazioni del recettore per EGF possono essere trattati con erlotinib o gefitinib, mentre quelli che possiedono mutazioni del gene ALK rispondono più efficacemente col crizotinib. Altri farmaci entrati nelle routine sono gli anticorpi monoclonali: cetuximab e panitumumab, utilizzati per il trattamento del cancro del colon a patto che non vi siano mutazioni dei geni KRAS o BRAF che rendono “inutile” la loro azione. È evidente, quindi, che nella medicina di precisione scienze come la matematica e la statistica si rivelino cruciali, riuscendo a prevedere la probabilità di ammalarsi di cancro, partendo da un determinato profilo genetico.

Questo tipo di “rivoluzione” delle terapie ha investito non solo il settore oncologico, ma anche l’infettivologia e la psichiatria. Alcune terapie antiretrovirali o contro l’epilessia prevedono test genetici preliminari per selezionare i pazienti che possano beneficiare maggiormente di alcune terapie. Un caso concreto è un farmaco contro la fibrosi cistica, l'ivacaftor, sviluppato per una mutazione specifica (G551D) che riguarda il 4% dei pazienti.

Un’altra applicazione importante della medicina personalizzata è il monitoraggio a distanza di malati cronici, come i diabetici che consente di modificare, quando necessario, le dosi ed i tempi di somministrazione dei farmaci. Uno studio recente effettuato al Mario Negri di Milano su 300 pazienti diabetici monitorati per un anno ed avvisati dai medici quando la loro glicemia superava i limiti accettabili, ha fornito risultati molto incoraggianti: la malattia è stata tenuta sotto controllo molto bene con una ridotta percentuale di complicanze e meno ricorsi a visite specialistiche, con un guadagno in termini di qualità di vita dei pazienti e di risparmio dei costi sanitari.

Le stime dicono che in Italia sono ben 7,5 milioni i malati cronici che potrebbero trarre benefici dal monitoraggio a distanza, una cifra destinata ad aumentare, considerando l'invecchiamento della popolazione. Infine, la medicina di precisione è divenuta importante anche per le tecniche di imaging, come la risonanza magnetica e la Pet che, oltre alla diagnosi, consentono di programmare in anticipo gli interventi chirurgici.

La critica più comune mossa alla medicina di precisione riguarda il costo molto elevato delle terapie, a volte proibitivo, che si presta a facili speculazioni. In aggiunta, spesso, si tratta di terapie rivolte a piccoli gruppi di pazienti con sperimentazioni che coinvolgono “solo” 2.000 – 3.000 persone, contro le diverse migliaia selezionate nei trials clinici dei farmaci tradizionali. Il rischio, quindi, è che dopo l’ingresso in commercio questi farmaci causino effetti collaterali gravi, sfuggiti nello studio clinico. Come tutte le grandi “rivoluzioni”, dunque, anche la medicina di precisione necessita di regole chiare e paletti che possano arginarne tutti i possibili lati ambigui.

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