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Corri corri, che il cervello ti darà più memoria

L'evento Lingua e Memoria organizzato dall'Italian Scientists and Scholars North America Foundation

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Image by https://www.flickr.com/photos/cblue98/

Per capire come avviene il consolidamento dei ricordi a lungo termine e come aumentare la memoria, in un evento organizzato dall'ISSNAF con l'Istituto Italiano di Cultura di New York, Cristina Alberini e Wendy Suzuki hanno esposto ricerche e risultati raggiunti sulla plasticità del cervello e l'impatto sull’apprendimento

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All’incontro Lingua e Memoria, organizzato dal chapter regionale NY della ISSNAF (Italian Scientists and Scholars North America Foundation) all’Istituto Italiano di Cultura di New York lo scorso 13 luglio, Wendy Suzuki (professoressa di neuroscienze e psicologia, NYU) ci ha invitato a caricare i nostri neurotrasmettitori con attività fisica per migliorare l’umore, la memoria e l’attenzione; e Cristina Alberini (professoressa di neuroscienze, NYU) ci ha chiesto di ripensare a quei ricordi impressi nel cervello e capire i meccanismi biologici di memoria a lungo termine.

“Il cervello umano è la più complessa struttura conosciuta dall’uomo – Wendy Suzuki ci ricorda – è l’organismo che ha fatto costruire le piramidi, creare l’iPad, e mandare persone sulla luna”.

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Wendy Suzuki e un cervello umano (F. Vincenzo Pascale)

Suzuki, con un cervello umano in mano (una lezione ispirata a Marion C. Diamond, una rockstar nel campo di neuroanatomia, la quale le insegnò il suo primo corso sulle funzioni cerebrali), si muove liberamente nell’aula, mostrando a tutti questo cervello, identificando e spiegando il ruolo della corteccia, i lobi frontale e temporale, l’ippocampo e non solo, e noi spettatori rimaniamo sbalorditi. Mentre ci racconta questo suo percorso che la portò a dirigere il proprio lab alla New York University, ricapitola con parole accessibili a tutti la ricerca centrale alla sua formazione e al sapere nel campo della plasticità del cervello e sui processi di formazione dei ricordi a lungo termine. Poi ci racconta anche una sua esperienza personale su cui ha fatto leva per le sue lezioni e ricerca. “Dopo aver scoperto IntenSati (una combinazione di attività fisiche tra cui il kickboxing, le arte marziali, la danza, lo yoga insieme alle positive affermazioni verbali), ero così pieno di energie e di buon umore – spiega Suzuki – è quindi diventato più facile preparare domande di sovvenzioni per la ricerca scientifica. Sono riuscita a concentrarmi meglio mentre scrivevo ed a creare migliori associazioni tra i 20 articoli che dovevo riassumere. Mi sono resa conto di aver sperimentato su me stessa e i risultati erano un miglioramento delle funzioni cerebrali”.

Da questo esperimento, ha inaugurato un nuovo corso alla NYU, Can Exercise Change Your Brain, che prevede l’intenSati durante le lezioni in modo che gli studenti possano attraverso l’attività fisica e interazione sperimentare anche loro in prima persona gli effetti neurofisiologici, anatomici e neurochimici dell’esercizio fisico sul cervello. Anzi, lo scopo di queste indagini è di capire questi effetti e poter stabilire una formula ottimale che potenzia le proprie capacità cerebrali per migliorare l’umore, la concentrazione e la memoria. Allora qual è la formula? “Ciò che sappiamo per ora: l’attività aerobica risulta il miglior tipo d’attività, tre volte a settimana per aumentare il battito cardiaco e cambiare tutti quei neurochimici, aumentarli nel cervello, e se lo facciamo con frequenza, i risultati a lungo termine producono cambiamenti anche nel cervello”.

Il modo in cui le implicazioni degli effetti d’attività fisica sul cervello toccano la società è eccitante. “L’ippocampo ed anche la corteccia prefrontale sono le zone più colpite perché queste attività stimolano e potenziano le funzioni cerebrali e più si potenzia il cervello, migliori saranno le prestazioni cerebrali a lungo termine – conclude – Questo ha benefici per tutti e ha conseguenze sulla vita, sul lavoro ed anche sull’istruzione”.

“La biologia del cervello è nella sua preistoria. – avvisa Cristina Alberini  – Abbiamo iniziato a studiarla 25 anni fa perché non sapevamo se il cervello usasse diversi tipi di organismi rispetto a altri tessuti”. I meccanismi biologici della memoria a lungo termine è una scienza relativamente nuova e sono gli studi di eccellenza di Alberini che hanno contribuito in modo significativo a questo campo tra cui delle scoperte sui cambiamenti biologici del cervello che si manifestano quando i ricordi si consolidano nella memoria a lungo termine. “Abbiamo ricordi che si fissano nella memoria a causa di eventi paurosi che possono durare una vita. Come mai? – Alberini spiega – Biologia di base. Dobbiamo ricordarci per proteggerci”. Come fa il cervello ricordarsi di un unico episodio? “Durante un evento traumatico – ci spiega la scienziata – gli ormoni dello stress regolano i cambiamenti metabolici cerebrali, i quali insieme a quelli plastici che accadono ai neuroni, interagiscono in parte allo stress e creano ricordi duraturi”.

La memoria è tutto ciò che riteniamo importante da ricordare. Quando impariamo qualcosa, la memoria è in una frase fragile per un bel po’ di tempo. Se l’episodio è importante la memoria a lungo termine emerge lentamente e ci vuole del tempo per consolidarlo nel cervello e per conservarlo più a lungo. “I geni e le sequenze di geni in questo tracciato sono importanti per consolidare i ricordi – indica Alberini – uno dei meccanismi alla base del consolidamento dei ricordi è una piccola proteina IGF2 (fattore di crescita insulinico 2) simile all’insulina con una funzione molto diversa e che è responsabile della formazione della memoria a lungo termine. Aumentando la presenza dell’IGF2 durante l’apprendimento, i ricordi a lungo termine si fissano e si rafforzano perché accelera la ristrutturazione cerebrale si verifica naturalmente durante l’apprendimento. Se invece riduciamo la presenza di questa proteina diventa precario l’apprendimento a lungo termine”.

I ricordi non possono essere eliminati ma possono essere diluiti o diminuiti in modo significativo quindi sono anche fragili a lungo termine. “Se chiedi ai tuoi i loro ricordi di qualche anno fa, tutti danno una versione diversa dello stesso evento – afferma – Consolidiamo questi ricordi ma cambiano col tempo. Impariamo cose nuove, creiamo nuove associazioni, abbiamo nuovi ricordi e li colleghiamo a quelli vecchi. Quando li richiamiamo e li rispristiniamo li mettiamo tutti insieme, insomma i nostri ricordi sono molto dinamici”. Gli studi di Alberini sulla memoria, sulla formazione dei ricordi, sul loro immagazzinaggio, sul richiamo e riconsolidamento, mirano a migliorare la qualità della vita e potranno svelare nuovi segreti di apprendimento e istruzione.

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Cristina Alberini, Riccardo Lattanzi & Wendy Suzuki

L’apprendimento e la memoria sono processi interconnessi controllati da attività coordinate di molecole, sinapsi, cellule e reti neurali nel cervello. Sapete che in genere il 25% dell’energia di un adulto viene consumato dal cervello ma è solo il 2% del peso corporeo? Per fortuna dopo questi interventi informativi c’è stato un rinfresco offerto dal ristorante Il Riccio…

Abbiamo colto l’occasione per fare due chiacchiere con Riccardo Lattanzi, co-presidente del chapter regionale NY della ISSNAF e professore di radiologia alla NYU. La fondazione ISSNAF è nata nel 2008, con 3 premi Nobel tra i fondatori e l’idea principale era quella di mettere insieme la società scientifica, accademica e imprenditoriale qui in Nord America, con lo scopo di creare ponti bidirezionali con l’Italia. “L’ISSNAF conta circa 4.700 affiliati e ha dei chapter regionali, il primo che è stato fondato è quello di NY, che fondai io nel 2010 con dei talks con professori della NYU. – spiega Lattanzi – Lo scopo dei colloqui è quello di realizzare degli eventi locali come questo, dei seminari, e dare visibilità a vari campi di esperti italiani. L’evento a marzo era intitolato ‘Anti-aging Medicine’ quindi c’erano persone che parlavano di come prevenire l’invecchiamento dalla pelle alle ossa e l’apparato gastro-intestinale. Questo di oggi sulle funzioni cerebrali è il primo di tali seminari con un forte taglio scientifico e le presentatrici erano bravissime. Noi facciamo anche degli aperitivi insieme alle altre associazioni tipo associazioni di avvocati italiani, finanzieri, imprenditori, offrendogli opportunità di networking”.

C’è anche un evento annuale presso l’ambasciata a Washington in cui si riconoscono i ricercatori e gli studiosi di origine o nazionalità italiana che sono attivi nel loro campo nel Nord America. Il tema di quest’anno, L’innovazione attraverso la scienza avrà anche la partecipazione dell’Istituto Italiano di Tecnologia e il Tecnopole nell’area convertita del centro di ricerca.

Perché registrarsi alla ISSNAF? “Per primo per conoscere altri italiani e comunque sia il networking scientifico è creato sulle collaborazioni, idee per progetti, e poi c’è il networking al di là della scienza a parte delle amicizie, anche gli eventi che facciamo con altre associazioni creano sinergie – sottolinea Lattanzi – In più per fare parte della comunità attraverso le newsletter, le email e anche per avere tutte le informazioni e partecipare a questi scambi bidirezionali per studenti, scienziati e studiosi. Registrarsi è gratuito”. Lattanzi esorta gli affiliati a donare per la causa, ed anche chi vuol collaborare con l’ISSNAF è benvenuto. Afferma: “è un modo di dare qualcosa indietro al paese dove tanti di noi abbiamo studiato (Lattanzi si è  laureato in Italia e ha conseguito il Master al MIT, il dottorato a Harvard-MIT) e per poter sostenere studenti nel futuro”.


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