Cerca

Scienza e SaluteScienza e Salute

Commenti: Vai ai commenti

Codice Rosa: in Toscana le donne cantano Vittoria!

Intervista con Vittoria Doretti, artefice negli ospedali toscani del Codice Rosa per le donne che hanno subito violenza

Vittoria Doretti

Vittoria Doretti al lavoro a Grosseto

Vittoria Doretti, medico, donna e madre determinata col suo lavoro a difendere i diritti delle donne e di tutte le fasce deboli della Toscana: "Codice Rosa non è un colore ma il nome di un fiore: rosa bianca. Rappresenta la delicatezza del fiore e la neutralità del colore. Rappresenta un percorso specifico di accoglienza al Pronto Soccorso dedicato a chi subisce violenza"

“Avevo notato che i casi di violenza denunciati in questura erano molto maggiori di quelli delle donne che venivano in ospedale per essere curate. Da qui ho capito che c’era qualcosa che non andava in ospedale, che qui il meccanismo di assistenza si inceppava: ho capito che forse le vittime preferivano curarsi da sole piuttosto che esporsi a domande e dubbi da parte di chi le avrebbe assistite”. Chi parla è una donna, Vittoria Doretti, medico, per giorni alla ribalta dei media italiani perché il Corriere della Sera l’ha scelta come una delle 100 donne che hanno reso il 2016 un anno migliore.

La incontro per un’intervista e nelle sue parole trapela la sua forza, quelle delle donne determinate a cambiare le cose che non funzionano: “Mancava, e in troppi ospedali italiani manca ancora, il personale di primo soccorso preparato a riconoscere i casi di violenza e a collaborare con colleghi e forze dell’ordine per aiutare chi in quel momento è solo, debole e incapace di reagire. Per questo è nato Codice Rosa, che non punta ad una eccellenza assoluta ma al fatto che dal più grande Policlinico al più piccolo punto di Pronto Soccorso ci deve essere un  ‘genere sensitive’, fortemente collegato con i centri antiviolenza, le forze dell’ordine, la procura in raccordo con le Istituzioni nell’accoglienza delle donne vittime di violenza”.

Vittoria è nativa di Siena, nella splendida terra di Toscana, in servizio come medico responsabile presso l’Ospedale di Grosseto. Madre di Eleonora, altro suo fiore all’occhiello, Vittoria ha una carica che vibra già dal nome: “Nella misura in cui posso, se vedo qualcosa che non va, faccio qualcosa per cambiarlo” mi dice. Laureata giovanissima in medicina, specializzatasi in Cardiologia e Anestesia, diplomata poi in Criminologia a La Sapienza, Vittoria Doretti nel 2009, al Pronto Soccorso dell’ospedale di Grosseto, dove era in servizio, dette vita al progetto chiamato “Codice Rosa Bianca”, poi definito “Codice Rosa” per abbreviarlo. Un protocollo ben preciso che intendeva mettere a punto, ed a sistema, un percorso “dedicato” alle vittime di violenza. Percorso grazie al quale, una volta raggiunto il Pronto soccorso, veniva garantito loro un corridoio dedicato, personalizzato e diverso. Una presa in carico direttamente da “team” di specialisti che, in sinergia, avrebbero attivato procedure mediche e psicologiche risparmiando così alla vittima il passaggio di mano in mano di vari addetti sanitari. Un luogo protetto, quindi, ed al riparo da occhi indiscreti e dal dover ripetere a tanti l’accaduto intimo e doloroso.

“‘Codice rosa’, non è un colore ma il nome di un fiore: rosa bianca” mi dice Vittoria nell’intervista.

Perché un rosa di colore bianco? “Perché rappresenta la delicatezza del fiore e la neutralità del colore. E rappresenta un percorso ben specifico di accoglienza al Pronto Soccorso dedicato a chi subisce violenza. Non sono solo le donne ad venir ‘protette’, ma anche anziani, bambini, disabili, omosessuali e immigrati. Le cosiddette fasce deboli, persone che possono trovarsi in una situazione di vulnerabilità e i cui segni di violenza subita non sempre risultano evidenti, anzi, spesso sono ben nascosti”.

vittoria doretti

Vittoria Doretti

In cosa consiste esattamente questo ‘spazio dedicato’? “Qui c’è una stanza con attrezzature specialistiche per evitare ulteriori traumi alle vittime -dice Doretti- come il lettino ginecologico per la visita in pronto soccorso, per le donne in questo caso, la doccia, la toilette, i kit per ridurre al massimo i tempi delle vittime. Cambiano i tempi in questa stanza, che non sono più quelli dettati dall’emergenza clinica, ma dai tempi della vittima. Sul come collegare l’emergenza al pronto soccorso al dopo, è fondamentale, oltre a riuscire a parlare con la donna vittima, inserirla in una rete a diffusione territoriale per farle capire che non è sola, e soprattutto che possiamo sostenerla nell’uscita dal tunnel”.

Nel 2011, con la sottoscrizione del protocollo d’intesa tra Regione Toscana e Procura generale della Repubblica di Firenze, Codice Rosa divenne finalmente progetto riconosciuto a livello regionale. Dal 2012, da Grosseto la sperimentazione si estese alle aziende sanitarie di Arezzo, Lucca, Prato e Viareggio e dal 2013 a quelle di Pisa, Livorno, Empoli e alle ospedaliere universitarie di Careggi e Meyer. Nel 2014 si completò la diffusione toscana, con l’inclusione al progetto delle aziende sanitarie di Massa e Carrara, Pistoia, Siena, Firenze, ed a quelle ospedaliero universitarie di Pisa e Siena, con l’obiettivo di far emergere i casi di violenza e abusi, nonché curare e supportare le vittime, garantendo la rapida attivazione degli uffici competenti delle Procure della Repubblica. Oggi, grazie all’impegno della Regione, dell’assessore Stefania Saccardi, e di tutta la Giunta, ancora una volta la Toscana si pone in prima linea nelle politiche sulle pari opportunità, nel contrasto alla violenza di genere e nel sostegno alle vittime. “Il posto delle Donne”, progetto istituito dalle Consigliere Pd, supporta con forza Codice Rosa e la sperimentazione che consentirà di seguire ed assistere non solo sul piano sociale e psicologico le persone vittime di violenza che si sono presentate al pronto soccorso, ma fornirà anche attività formative a carattere regionale per preparare il personale che si trova ad assistere le vittime”.

“Codice Rosa” è diventato un fiore all’occhiello per la Toscana, terra in cui molto è stato fatto contro la violenza di genere perché è una violazione dei diritti umani ed è un fenomeno trasversale, che riguarda donne di ogni classe sociale, età e provenienza, e spesso, purtroppo, vede assistere anche un numero importante di minori; un fenomeno su cui non possiamo mai abbassare la guardia.

Nel calendario del Corriere, accanto a Vittoria Doretti, spiccano personaggi di altri ambiti, come Angela Merkel, Elisabetta II, Michelle Obama, Maria Elena Boschi, Bebe Vio, Patty Smith… Ma lei, Vittoria, è rimasta sempre quella dolce e determinata “dottoressina“, appellativo con cui la definivano agli inizi della sua carriera. Aggiunge sorridendo: “Essere lì mi fa molto piacere, dietro alla mia foto nella lista ci sono i visi di tutti gli operatori, gli infermieri, gli assistenti sociali, gli agenti delle forze dell’ordine e di tutti quelli che collaborano a questo protocollo, e tengo a sottolineare che il Codice rosa non è il successo di una persona sola, ma di tutta una squadra” e conclude: “La violenza è molto subdola, non esiste un profilo psicopatologico preciso di chi la attua. E soprattutto occorre far capire che  ‘Non è amore se c’è violenza’”.

Grazie, Vittoria!

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter