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L’inquinamento ambientale che fa strage di bambini

L'OMS pubblica dati impressionanti sulla mortalità infantile causata dall'inquinamento

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Bambini della Papua Nuova Guinea (Foto OMS)

Smog, inquinamento, fumo passivo, acqua non potabile, carenza di servizi igienico-sanitari e igiene inadeguata sono tutti fattori di rischio che causano la morte di un milione e settecentomila bambini ogni anno. Una vera e propria strage che impressiona non solo per i numeri ma perché molte di queste cause sono eliminabili

“Una morte su quattro fra i bambini sotto i cinque anni di età è attribuibile a un ambiente insalubre”. È questa la dichiarazione shock dell’Organizzazione mondiale della sanità. I numeri sono spaventosi: 270.000 bambini morti durante il primo mese di vita per cause che potrebbero essere evitate consentendo un accesso all’acqua pulita, a servizi igienico-sanitari idonei e riducendo l’inquinamento atmosferico; altri 570.000 bambini sotto i 5 anni morti per infezioni respiratorie (come la polmonite), attribuibili all’inquinamento dell’aria interna ed esterna, o a causa del tabagismo di altri. E ancora: 361.000 bambini morti di diarrea per l’impossibilità di accedere a fonti di acqua potabile, servizi igienico-sanitari e di igiene. Almeno 200.000 bambini morti di malaria e altrettanti per eventi involontari attribuibili all’ambiente, come l’avvelenamento, cadute o annegamento.

Ad affermarlo sono i ricercatori del rapporto Inheriting a Sustainable World: Atlas on  Children’s Health and the Environment, uno studio in cui l’attenzione dell’Organizzazione è concentrata sulla  salute dei bambini e su quelle che sono le cause di morte più diffuse.

Smog, inquinamento indoor, fumo passivo, acqua non potabile, carenza di  servizi igienico-sanitari e igiene inadeguata sono tutti fattori di rischio che causano la morte di centinaia di migliaia di bambini ogni anno (Per l’OMS in totale i bambini morti per cause ambientali sarebbero un milione e 700 mila). Una vera e propria strage che impressiona non solo per i numeri ma perché molte di queste cause sono eliminabili. Nel 2015, è stato possibile ridurre di oltre un quarto i morti per cause ambientali (5.9 milioni di bambini sotto i 5 anni).

I rischi iniziano prima ancora della nascita (come dimostra l’aumento dei parti prematuri). Poi, appena nati, i bambini sono esposti ad inquinamento atmosferico e anche nella propria casa spesso l’aria non è pura come dovrebbe. La conseguenza è un aumento del rischio di polmonite durante l’infanzia e di presentare malattie respiratorie croniche, come l’asma. Aumenta anche il rischio permanente di malattie cardiache, ictus e cancro. E la situazione peggiora man mano che l’età aumenta: diarrea, malaria, polmonite, “un ambiente inquinato è letale in particolare per i bambini più piccoli”, sottolinea Margaret Chan, direttore generale dell’Oms, “i loro organi e sistema immunitario in via di  sviluppo e le vie respiratorie, e in generale il corpo, più piccoli, li rendono particolarmente vulnerabili all’aria e all’acqua sporche”.

Molte di queste morti sarebbero evitabili curando la pulizia dei bambini e dell’ambiente in cui vivono, riducendo l’inquinamento ambientale (invece di fare promesse a lungo termine, mai mantenute), consentendo l’accesso a risorse idriche potabili (in molti paesi l’acqua si spreca o viene inquinata, in altri non c’è né più a causa di politiche agricole e industriali dissennate), eliminando i pesticidi (specie dopo che è stato dimostrato che il loro uso non è affatto necessario per “nutrire tutti gli abitanti della terra” come pure molti avevano detto).

Basterebbe evitare che i bambini vivessero in ambienti a stretto contatto con insediamenti produttivi industriali maledettamente inquinanti. O che si avvelenassero assumendo o venendo in contatto con sostanze altamente tossiche (è questa la causa di morte per 23mila bambini ogni anno).

Invece, negli ultimi anni, ai rischi “comuni” si sono aggiunte nuove minacce per i bambini. Come i rifiuti elettrici ed elettronici (vecchi cellulari impropriamente riciclati, ad esempio) che si prevede aumenteranno del 19% tra il 2014 e il 2018, fino a raggiungere 50 milioni di tonnellate entro il 2018.

Oggi nel mondo, tra l’11 e il 14% dei bambini dai 5 anni in su presenta sintomi di asma e si stima che il 44% di questi è dovuto a esposizioni ambientali. Una situazione che peggiora a causa di ambienti domestici spesso inabitabili in cui sono presenti muffe e umidità.

Molti bambini ingeriscono sostanze nocive attraverso il cibo e l’acqua: fluoro e mercurio ma anche pesticidi, inquinanti organici e molto altro. Anche il piombo, che è stato gradualmente eliminato nei carburanti in quasi tutti i paesi, è ancora largamente diffuso in molte vernici.

“I dati diffusi dall’Oms sulla mortalità infantile legata all’inquinamento sono davvero preoccupanti” ha dichiarato la presidente di Legambiente Rossella Muroni, “e confermano ancora una volta gli effetti dannosi che l’inquinamento causa alla salute delle persone e dei più piccoli. Abbiamo città sempre più soffocate dallo smog, ma anche territori che ogni giorno subiscono attacchi di ogni tipo e che spesso vengono trasformati in discariche a cielo aperto, o luoghi dove nascondere rifiuti o versare sostanze inquinanti avvelenando fiumi, acque e mari”.

Centinaia di migliaia di morti innocenti ogni anno che potrebbero essere evitate. Se solo i leader mondiali avessero fatto davvero quello che da decenni (dai tempi del protocollo di Kyoto, il primo) promettono di fare. Promesse che, fino ad ora, sembrano finite nel dimenticatoio.

 

 

 

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