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Eccellenze farmaceutiche italiane nel mondo

Il top manager Giovanni Caforio in conversazione all'istituto italiano di cultura lo scorso 9 marzo

Giovanni Caforio in conversazione con Maria Teresa Cometto

Giovanni Caforio in conversazione con Maria Teresa Cometto

Giovanni Caforio, amministratore delegato di Bristo-Myer Squibb, ospite dell'Istituto di Cultura per la serie di incontri "Managers, from Italy to top global businesses", ha raccontato le eccellenze dell'industria faramaceutica italiana: “I dirigenti italiani sono un asset per le multinazionali”

Prosegue il successo di “Managers: from Italy to top global businesses”: la serie di incontri dedicata all’eccellenza del capitale umano del nostro paese. Ospite d’onore dell’appuntamento dello scorso 9 marzo è stato Giovanni Caforio, amministratore delegato della multinazionale farmaceutica Bristol-Myer Squibb.

La rassegna, ospite dall’Istituto italiano di cultura di New York, è il frutto della collaborazione tra il centro culturale di Park Avenue e il Consolato italiano. A moderare l’incontro Maria Teresa Cometto, giornalista e autrice, che ha guidato la conversazione avvalendosi dell’esperienza di corrispondente da New York per diverse pubblicazioni italiane. Tra i presenti, il console Francesco Genuardi e il direttore dell’istituto Giorgio Van Straten, che hanno introdotto l’evento e ricordatone l’importanza per la comunità italiana al di qua dell’oceano.

Caforio dirige dal 2015 Bristol-Myer Squibb, il cui attuale assetto è il risultato della fusione, avvenuta nel 1999, con l’azienda belga Janssen Pharmaceutica. Il gruppo, specializzato nella ricerca e produzione di cure nel settore dell’oncologia e delle malattie cardiovascolari, si è imposto sulla scena internazionale come una delle aziende farmaceutiche più potenti al mondo. Ma il colosso USA – 25.000 dipendenti per un fatturato che nel 2016 ha superato i sedici miliardi di dollari – ha legami profondi con il nostro paese. Diretto per cinque anni da Lamberto Andreotti, amministratore delegato Bristol-Myers fino al 2015, il gruppo racconta storie di successo e di eccellenza italiana.

“I dirigenti italiani rappresentano un asset per le aziende multinazionali”, ha spiegato Caforio, raccontando l’esempio di Renzo Canetta, ex vice presidente del gruppo di ricerca in oncologia di Bristol-Myer. Il lavoro di Canetta è risultato nell’introduzione di ben 18 nuovi farmaci per la lotta contro il cancro: un risultato straordinario in un’industria dove in media l’introduzione di un nuova cura richiede diversi anni di ricerche, spesso infruttuose.

L’azienda, oltre a vantare un numero significativo di connazionali tra i suoi dipendenti, ha promosso nel 2012 la collaborazione con l’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori Fondazione G. Pascale di Napoli. “Il nostro paese vanta un ecosistema scientifico di altissimo livello” racconta Caforio definendo quello dell’ateneo Federico II di Napoli “un centro di ricerca in oncologia tra i migliori al mondo”. Ma perché in un paese che forma schiere di ricercatori di talento il numero dei brevetti ha raggiunto dei minimi storici? Alla domanda Caforio spiega come la scarsa collaborazione tra i centri di ricerca universitari e le aziende impedisce l’efficentamento dell’industria farmaceutica del nostro paese.

Giovanni Caforio in conversazione con Maria Teresa Cometto

Giovanni Caforio in conversazione con Maria Teresa Cometto

La discussione su un tema tanto attuale come quello della sanità non può che interrogarsi sul ruolo delle istituzioni. Alla domanda sulla nuova amministrazione statunitense, l’altrimenti impeccabile Caforio si sbottona ammettendo che l’abrogazione dell’affordable care act (meglio noto come Obamacare) “avrà un impatto profondo sulla possibilità di accesso alle cure dei cittadini americani.”

Una selva di mani alzate ha accompagnato la conclusione dell’intervento. Il pubblico di Park Avenue, attentissimo all’intervento del manager, ha avuto domande piuttosto eloquenti, interrogandosi sui “dubbi etici” e la “sostenibilità sociale” di una industria fondamentale – e controversa – come quella farmaceutica. Il quesito più frequente per il manager italiano è stato su quale sia il sistema economico più sostenibile per garantire l’accesso alle cure: quello europeo, che promuove prevalentemente la sanità pubblica, o quello statunitense di stampo neoliberista. “Non voglio dare una risposta politicamente corretta”, ha commentato, diplomatico, Caforio “ma entrambi i sistemi hanno aspetti positivi e negativi.”

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