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Alcol e cancro: il consumo nell’adolescenza aumenta il rischio di tumore alla prostata

Un recente studio su "Cancer Prevention Research" rivela il collegamento

650 uomini di diverse etnie e di età compresa tra i 49 e 89 anni, sottoposti a biopsia prostatica tra gennaio 2007 e gennaio 2008, hanno partecipato alla ricerca. Gli studiosi hanno così dimostrato che il consumo di almeno sette bevande alcoliche nell'adolescenza è associato ad un aumento della probabilità di cancro alla prostata di grado elevato.

Un recente studio pubblicato sulla rivista “Cancer Prevention Research” dimostra come il consumo di almeno sette bevande alcoliche a settimana durante l’adolescenza sia associato a 3.2 volte in più la probabilità di aver diagnosticato un cancro alla prostata di alto grado.

“La prostata è un organo che cresce rapidamente durante la pubertà, quindi è potenzialmente più suscettibile all’esposizione a cancerogeni durante gli anni dell’adolescenza”, spiega Emma Allott, co-autrice e assistente del professore di nutrizione presso l’Università del North Carolina Chapel Hill. “Per questo motivo”, – prosegue – “volevamo indagare se il consumo di alcol in questo periodo fosse associato all’aggressività del cancro alla prostata in seguito”.

Il team di ricerca ha valutato i dati di 650 uomini da 49 a 89 anni, di diverse etnie, sottoposti a biopsia prostatica tra gennaio 2007 e gennaio 2018.

Gli uomini hanno compilato questionari che hanno valutato il numero medio di bevande alcoliche consumate settimanalmente durante ogni decennio di vita. I risultati hanno dimostrato che il consumo di almeno sette bevande alcoliche a 15-19 anni è associato ad un aumento della probabilità di cancro alla prostata di grado elevato, rispetto ai non bevitori.

Nei paesi sviluppati ed industrializzati il tumore della prostata è il più frequente per incidenza e l’alcol è uno dei fattori di rischio.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha inserito l’alcol fra i primi dieci fattori di rischio a livello mondiale. In particolare, l’alcol è al terzo posto del rischio per malattia e morte prematura.

Lo IARC, che si occupa anche della valutazione degli effetti degli agenti chimici e fisici sul rischio di cancro, ha infatti classificato l’alcol come agente cancerogeno fin dal 1988. L’alcol è stato inserito nel gruppo 1, quello in cui sono comprese le sostanze per cui esistono sufficienti prove scientifiche della loro capacità di influenzare l’insorgenza dei tumori. Indipendentemente dalla bevanda in cui esso è contenuto, è infatti l’alcol stesso a provocare i danni all’organismo da cui può avere origine un tumore.

Vero è che il rischio, così come per gli altri cancerogeni, è direttamente proporzionale alla dose di esposizione: più se ne consuma, maggiori sono le probabilità di ammalarsi.

Da tempo è nota la correlazione fra il consumo di bevande alcoliche e l’insorgenza di alcune neoplasie ed è altresi nota l’assenza di un valore di sicurezza al di sotto del quale questo rischio possa ritenersi azzerato.

I meccanismi di cancerogenesi alcol-indotti sono numerosi, ad oggi non sono noti tutti; tuttavia, quelli maggiormente accreditati sono: produzione di prodotti tossici e cancerogeni come l’acetaldeide che danneggia il DNA e produce la riorganizzazione dei cromosomi; interferenza con l’assorbimento di alcuni nutrienti; alterata metabolizzazione di alcuni nutrienti.

Il collegamento alcol/cancro, quindi, deve essere tenuto in grande considerazione sia per quanto attiene ai programmi di prevenzione, sia di quelli inerenti il raggiungimento di una diagnosi precoce.

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