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Il tessuto adiposo e l’ipotesi dell’espandibilità

La strana lama a doppio taglio del tessuto adiposo, che evitiamo per non essere grassi, ma necessitiamo per l'omeostasi interna

Una fotografia delle microscopiche cellule del tessuto adiposo.

Siamo abituati a pensare al grasso corporeo solo ed esclusivamente come un fattore antiestetico, e non soltanto quando ce n’è in abbondanza, come nelle persone in sovrappeso, ma anche quando i suoi valori rientrano negli standard. Paradossalmente, il numero di individui in sovrappeso e di obesi aumenta in modo esponenziale di anno in anno, sia per l’eccessiva disponibilità di cibo nei Paesi Occidentali, sia per gli scorretti stili di vita.

Essere grassi non è utile, né in linea con i canoni estetici della nostra società, ma il tessuto adiposo è una componente fondamentale del nostro organismo e svolge funzioni importanti sia dal punto di vista strutturale che funzionale.

Siamo abituati a pensare al grasso corporeo solo ed esclusivamente come un fattore antiestetico, e non soltanto quando ce n’è in abbondanza, come nelle persone in sovrappeso, ma anche quando i suoi valori rientrano negli standard. Paradossalmente, il numero di individui in sovrappeso e di obesi aumenta in modo esponenziale di anno in anno, sia per l’eccessiva disponibilità di cibo nei Paesi Occidentali, sia per gli scorretti stili di vita.

In effetti dal 1975 al 2016 il numero di individui obesi si è triplicato. Perciò si tende spesso a sottovalutare il ruolo del tessuto adiposo nell’omeostasi globale e il fatto che si tratti di un organo dinamico, come gli altri. La vera rivoluzione nel modo di considerare il tessuto adiposo è iniziata con la scoperta della sua funzione endocrina: gli adipociti secernono una serie di ormoni, fattori e segnali proteici, chiamate adipochine, che regolano, tra le tante cose, l’appetito, la pressione arteriosa e l’angiogenesi. Anatomicamente, il tessuto adiposo si divide in bianco e bruno. Il tessuto adiposo bianco (WAT) è cosi chiamato per il suo colore giallastro derivante da una ridotta presenza di vasi sanguigni. Le cellule che lo compongono contengono un vacuolo simile a una grossa goccia, in cui si immagazzina energia sottoforma di trigliceridi. Il tessuto adiposo bruno (BAT), invece, è ricco di vasi sanguigni e ha un ruolo completamente diverso rispetto a quello bianco, essendo deputato alla termogenesi. I trigliceridi del tessuto adiposo bruno anziché essere messi in circolo per fornire energia agli altri tessuti, vengono ossidati dai mitocondri degli adipociti, contenenti una proteina chiamata proteina 1 di disaccoppiamento (UCP1). La UCP1 induce termogenesi nel tessuto adiposo bruno, disaccoppiando la fosforilazione ossidativa: in altre parole, si produce energia sottoforma di calore anziché ATP.

Fino a qualche decennio fa si pensava che il tessuto adiposo bruno fosse presente solo durante lo sviluppo fetale e nel neonato. Oggi è stato dimostrato che anche nell’adulto esistono aree metabolicamente attive di adipociti bruni positive alla UCP1. Con l’aumentare dell’obesità e dei disordini metabolici sono aumentati anche gli studi finalizzati a spiegare le modalità attraverso cui si realizza l’incremento ponderale e si sviluppano le patologie ad esso correlate, come il diabete mellito di tipo 2 e l’insulino-resistenza. Secondo l’ipotesi dell’espandibilità, gli adipociti delle persone obese risultano aumentati di volume, fino ad un massimo di dimensione cellulare. Quando il massimo viene raggiunto, gli adipociti producono e rilasciano una serie di fattori paracrini che inducono la  proliferazione dei pre-adipociti, differenziatisi a partire dalle cellule staminali. La proliferazione dei pre-adipociti è alla base dell’insorgenza dell’obesità. Inoltre, l’eccessiva ipertrofia degli adipociti causa una riduzione del flusso ematico per insufficiente apporto vascolare, quindi, ipossia cellulare, apoptosi, infiltrazione di macrofagi e infiammazione del tessuto adiposo. Per questi motivi, il tessuto adiposo diventa un organo infiammato capace di indurre insulino-resistenza  e diabete mellito di tipo 2. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l’obesità rappresenta una vera e propria epidemia a livello globale, destinata a colpire sempre più individui, soprattutto in certe aree del pianeta. La sua pericolosità è legata all’insorgenza di altre patologie associate e malattie croniche in grado di determinare morte prematura in molti casi. Perciò è importante non solo intervenire, ma anche giocare d’anticipo, soprattutto quando l’obesità non è da imputare ad altre patologie. In questo scenario, l’ipotesi dell’espandibilità del tessuto adiposo offre importanti spunti su cui indagare e sviluppare terapie personalizzate per combattere i disordini metabolici e tutte le patologie connesse all’obesità.

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