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Nicholas Callan, sacerdote e scienziato sperimentale: 4 lezioni per gli innovatori

Noto per la sua invenzione, nel 1863, della bobina ad induzione, dal suo lavoro si possono trarre 4 principi utili a chi fa innovazione

Nicholas Callan.

L’uomo di chiesa Nicholas Callan è noto per la sua invenzione, nel 1836, della bobina ad induzione. Padre Callan è visibile nella lunga coda dei Polymath, quelle personalità poliedriche che dettero un’impronta unica al Rinascimento, a cominciare da quanti tra loro furono attivi nella Firenze medicea. Quattro lezioni possiamo trarre dal suo percorso intellettuale?

1. Le idee adiacenti innescano un processo di accrescimento

Il potere creativo emerge quando diverse discipline si scontrano. L’innovazione è uno sport di contatto; una porta conduce ad un’altra porta”. Ci si può muovere negli spazi adiacenti al proprio dominio. È così che Nicholas Callan inventò la bobina a induzione – il risultato della combinazione di due idee adiacenti: la scoperta nel 1831 dell’induzione elettromagnetica da parte del fisico e chimico Michael Faraday e l’elettromagnete inventato nel 1825 dal fisico William Sturgeon. Spazi psicologici adiacenti possono dare origine a spazi fisici che sono fonti di combinazioni improbabili. Come ci racconta Christina van Houten ((Adjacent Innovation – Unlikely Connections That Move Our World, Diginomica, October 5, 2016), la concentrazione sull’isola di Murano degli artigiani veneziani del vetro si è rivelata “creazione involontaria di una colonia di vetrai altamente qualificati”. La socializzazione nello spazio culturale di vicinato potrebbe portare alla sindrome del pensiero unico, vale  a dire della fedeltà alla comunità scientifica o al distretto industriale di appartenenza. Chi sposa l’antidisciplina si muove in spazi ampi e bianchi (incontaminati)

2. L’antidisciplina genera tensioni creative

L’antidisciplina è un metodo che abbatte le barriere che separano le discipline e le specializzazioni. Come riferisce il reverendo Patrick McLaughlin, all’inizio del XIX secolo in Europa un processo educativo che abbraccia tale metodo è stato avviato dal St Patrick’s College. Ogni studente, senza eccezione, intraprendeva un’ampia gamma di studi che comprendeva, oltre alla Teologia, Lettere di Lettere, Retorica, Belles Lettres, Logica, Matematica e Fisica. La fisica si studiava sotto la guida del professore di filosofia naturale (come era allora nota la fisica). Successivamente, le università tesero ad una specializzazione eccessiva che alzò alti muri psicologici. Solo di recente, tale tendenza è stata seriamente messa in discussione. Il biologo di Harvard Edward O. Wilson ha acceso la miccia del dibattito. Nel suo saggio On Human Nature (Cambridge, MA: Harvard University Press, 1978), Wilson intende l’anti-disciplina come una “relazione avversa che spesso esiste quando i campi di studio a livelli di organizzazione adiacenti iniziano a interagire” e generano tensioni creative.

3. L’esplorazione non conosce confini che siano fisici o mentali.

Le istituzioni accademiche che non alzano barriere tra le scienze umane e quelle fisiche e naturali aprono la mente dei loro allievi. Callan studia al seminario cattolico irlandese di St Patrick’s College, a Maynooth. Nel suo terzo anno, il Seminario gli dà l’opportunità di inoltrarsi nel campo della filosofia naturale e sperimentale.

Abbattute le barriere disciplinari, Callan supera in confini geografici. Nomade della conoscenza, ordinato prete nel 1823 si reca a Roma per completare i suoi studi teologici alla Sapienza dove nel 1826 consegue il titolo di Dottore in Teologia.

Esistono analogie produttive tra diversi settori specialistici. Privo di preconcetti, Padre Callan è persona curiosa che s’informa e conversa. A Roma, egli viene a conoscenza delle ricerche di due pionieri dell’elettricità, Luigi Galvani e Alessandro Volta. Veniamo così alla quarta lezione.

2. La conversazione espande la conoscenza

La nascita di idee altamente trasformative è abbreviata dalla qualità della conversazione nello spazio dell’apertura mentale.

L’era della conversazione ha avuto la sua culla a Parigi tra il XVII e il XVIII secolo. Eppure, quell’epoca al crocevia tra la Rivoluzione Scientifica con i suoi due grandi agitatori, Galileo e Newton, e l’Illuminismo, simboleggiato dall’Enciclopedia sotto la direzione di Diderot e D’Alembert, non è prerogativa esclusiva dell’Europa, con Francia e Inghilterra in lotta per il primato. Sull’altra sponda dell’Atlantico, Benjamin Franklin s’impegnò a coltivare un terreno fertile di conversazione da cui scaturì la scintilla creativa della Prima Rivoluzione Industriale.

Dal passato al presente, quattro sono le componenti chiave della conversazione:

  • Far emergere l’intelligenza degli altri (Jean de La Bruyère).
  • • L’umile investigare – ‘chiedere invece di dire la propria’.
  • Processo di serendipità pienamente sviluppato (The EU’s Open Innovation Strategy and Policy Group, 2007).
  • Forzare la curiosità in un campo potenzialmente più promettente (Global Thinkers Forum, 2017; http://www.globalthinkers- forum.org).

Le quattro lezioni di Nicholas Callan ci dicono che è giunto il momento degli Homines Novi, persone che non hanno immediatamente supposto che qualcosa di radicalmente nuovo sia irrealizzabile. Parafrasando “Etiam si omnes . . ego non’ dal Vangelo di San Matteo (26:33, 35), “Anche se tutti gli altri seguono la conoscenza, noi non la seguiremo”, gli Homines Novi non abbandonano la creatività che sfugge ai detentori della conoscenza, e ad essa aggiungono la determinazione senza la quale il cammino su cui si sono messi sarebbe impraticabile.

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