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Il virus venuto dalla Cina: origini e sintomi del coronavirus trasmesso dal serpente

Si chiama 2019-nCoV ed appartiene alla famiglia del coronavirus, che causa problemi respiratori. Come il SARS, anche questo ha fatto "il salto di specie"

Il coronavirus (Immagine da Wikipedia/CDC/Dr. Fred Murphy)

Gli agenti patogeni sono stati isolati, con la conseguenza che i pazienti che presentano questa infezione si possono facilmente individuare. Ad oggi le uniche informazioni certe che abbiamo sul virus cinese è che può trasmettersi da uomo a uomo e che provoca sintomi molto simili a una normale influenza; il resto sono solo ipotesi, informazioni parziali e confuse.

Il virus di Wuhan è il terzo coronavirus che fa il “salto di specie” dagli animali all’uomo. Abbiamo assistito alla SARS, che tra il 2002 e 2003 contagiò 8mila persone e ne uccise 775; prima ancora, al coronavirus del Medio Oriente, MERS, che dal 2012 al 2019 ha contato 2.500 casi e 858 morti, in prevalenza nella penisola arabica.

Il nuovo virus proveniente dalla Cina si chiama 2019-nCoV ed appartiene alla famiglia del coronavirus, che causa problemi respiratori. I coronavirus sono così chiamati per la forma a coroncina; colpiscono sia uomini che animali e le infezioni che determinano si manifestano negli esseri umani, nella maggior parte dei casi, con i sintomi del comune raffreddore.

Attraverso un’analisi genetica, gli scienziati hanno individuato il passaggio del virus dai pipistrelli ai serpenti e da questi all’uomo. In uno studio pubblicato su Journal of Medical Virology, gli scienziati delle università di Pechino e Guangxi sostengono che il 2019-nCoV è arrivato all’uomo dai serpenti. Sarebbero questi gli animali nei quali il virus, trasmesso dai pipistrelli, dopo essersi ricombinato ha fatto il “salto di specie”, acquisendo nuovi recettori che gli permettono di legarsi alle cellule del sistema respiratorio umano. La ricerca è stata condotta su campioni del virus provenienti da diverse località della Cina e da diverse specie ospiti. Sulla base delle attuali conoscenze, il periodo di incubazione è di 14 giorni. Secondo i ricercatori, come è accaduto in passato con i virus dell’influenza aviaria e con la SARS, la responsabilità sarebbe dei mercati di animali vivi, molto comuni in Cina, dove, accanto agli animali allevati nelle fattorie e ai pesci, si vendono animali selvatici come serpenti e pipistrelli, posti, quindi, ad una stretta vicinanza con l’uomo.

Gli agenti patogeni sono stati isolati, con la conseguenza che i pazienti che presentano questa infezione si possono facilmente individuare.

Ad oggi le uniche informazioni certe che abbiamo sul virus cinese è che può trasmettersi da uomo a uomo e che provoca sintomi molto simili a una normale influenza; il resto sono solo ipotesi, informazioni parziali e confuse.

La trasmissione da uomo a uomo avviene mediante il contatto o attraverso il respiro; i sintomi, come detto, sono simili all’influenza, cioè febbre e tosse nei casi meno gravi, polmonite e sindrome respiratorie acute, insufficienza renale e morte, in quelle più gravi. L’elemento preoccupante è questa capacità di contagio e la gravità di queste forme che sono superiori all’influenza con il coinvolgimento anche delle basse vie aeree e, quindi, con la polmonite, che ha determinato le morti accertate sinora.

Un mercato con animali vivi in Cina, a Xining, Lanzhou province (Flickr/MM)

Citando i dati resi noti dalle autorità sanitarie cinesi, otto delle vittime avevano più di 80 anni, e due più di 70; inoltre, tra i pazienti deceduti si contano cinque sessantenni, un uomo cinquantenne e una donna di 48 anni, la vittima più giovane. Almeno nove vittime erano in cura per patologie come diabete, cirrosi epatica, ipertensione arteriosa, malattie cardiocircolatorie e morbo di Parkinson. Per fare un confronto: l’influenza della scorsa stagione (ottobre 2018-aprile 2019), in Italia ha causato 198 vittime con un’età media di 68 anni.

La possibilità del contagio esiste solo se sono stati effettuati viaggi in Cina o se si entra in contatto con persone del posto, magari inconsapevolmente affette, arrivate da noi: L’OMS ha dichiarato che si tratta ancora di un’emergenza locale e non globale e che la trasmissione da uomo a uomo è, per ora, limitata alla Cina. E’ consigliato rimandare viaggi non necessari e applicare sempre misure igieniche, quali: lavare frequentemente le mani con acqua e sapone, coprire la bocca ed il naso con un fazzoletto quando si starnutisce o si tossisce, evitando di usare le mani; evitare il contatto con persone affette da malattie respiratorie; evitare luoghi affollati, in particolare mercati del pesce e di animali vivi; evitare di toccare animali e prodotti di origine animale non cotti.

La malattia si cura con le terapie di supporto che si utilizzano nei casi gravi della comune influenza, ma, diversamente da quest’ultima, per il virus 2019-nCoV non ci sono farmaci né vaccini specifici. Inoltre, così come per l’influenza, la terapia non comprende l’uso di antibiotici, che vanno usati solo quando ci sono complicanze batteriche. Ricordiamoci che gli antibiotici non sono efficaci nei confronti dei virus.

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