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I donatori dei defibrillatori salva vita: la missione dei Segre continua a Palermo

Intervista con Marcello Segre, che in Sicilia sta portando avanti la campagna della sua Fondazione “Cuore e rianimazione Lorenzo Greco Onlus”

di Laura Bercioux e Laura Riggio

Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando con Marcello Segre

Intanto a Torino ignoti hanno imbrattato di scritte antisemite la porta di casa di Marcello Segre: "Non possono vincere. Non possono intimidirci. Avrò un impegno ancora maggiore, perché ogni volta che ho trovato dei muri, che fossero istituzionali o generazionali o di ignoranza, sono sempre andato avanti con il mio messaggio nato 20 anni fa: salviamo la vita".

Claudia e Marcello Segre a Palermo il 10 Febbraio 2020 hanno sottoscritto una collaborazione con il Comune alla presenza del Sindaco Leoluca Orlando, con l’obiettivo di condividere l’impegno nella promozione di progetti per favorire l’inclusione sociale e la tutela dei cittadini, il contrasto all’isolamento economico, i principi di educazione alla cittadinanza con un particolare interesse per le tematiche dell’alfabetizzazione finanziaria e della cittadinanza economica.

La Fondazione Global Thinking di Claudia Segre si occupa di attività di formazione ed informazione per la prevenzione della violenza economica contro le donne e di prevenzione del sovraindebitamento delle famiglie.

Claudia Segre ha dichiarato: “La firma di questo protocollo segna un ulteriore passo avanti nel nostro impegno per il Sud. Vogliamo mettere a disposizione dei cittadini la nostra esperienza e gli strumenti per realizzare programmi e progettualità per favorire l’inclusione sociale delle fasce deboli”. 

Claudia Segre con il sindaco Leoluca Orlando

Marcello Segre responsabile della Fondazione “Cuore e rianimazione Lorenzo Greco Onlus”, ha donato quattro defibrillatori da installare in luoghi aperti al pubblico, promuovendo anche iniziative formative legate alla prevenzione delle cardiopatie. Un defibrillatore andrà a “La Casa di Paolo Borsellino”, in Via Vetriera, centro di accoglienza per bambini e ragazzi del quartiere di Paolo, gestito dalla nipote Roberta Catani, figlia di Adele Borsellino.

Marcello Segre è stato vittima due giorni fa di un episodio antisemita: ignoti hanno disegnato una stella di David con la scritta “Jude” davanti la porta di casa sua a Torino.

Ai fratelli Segre, durante l’incontro è stata donata dal Sindaco Orlando la Tessera del Mosaico di Palermo.

Marcelo Segre, come procede la tua attività con l’associazione “Cuore e rianimazione Lorenzo Greco Onlus”?

“Recentemente sono stato a Palermo e a Catania dove 3 anni fa Raffaele Barrese a 16 anni perse la vita per arresto cardiaco a scuola. Ho conosciuto la famiglia e i genitori che portano nelle scuole la testimonianza per far sì che si sviluppi una coscienza sociale e un’attenzione al tema della prevenzione cardiovascolare.

Questa squadra del cuore si è riunita recentemente a Catania, in memoria di Raffaele e qui a Palermo con l’associazione “Piccoli Battiti”.

Perché non unire, anche se io arrivo da Torino, ciò che stiamo facendo in Piemonte e nel resto d’Italia col progetto “Vita” iniziato 20 anni fa a Piacenza, la città più cardio protetta d’Europa? Noi crediamo nel progetto di cardio proteggere le scuole anche se non è obbligatorio, perché 2 settimane fa è stato salvato da una bidella un DGSA un insegnante di matematica, che si sono alternati a massaggiare, un ragazzo di 21 anni con arresto cardiaco e stamattina ho avuto la più bella notizia dal direttore del PS: “se non ci fossero stati loro e il defibrillatore che voi avete donato, oggi quel ragazzo non sarebbe qua”.

Marcello Segre e Roberta Catani nipote di Paolo Borsellino e responsabile La Casa di Paolo

Perché la sanità italiana non ritiene un defibrillatore uno strumento indispensabile?

“Non è la sanità italiana, è un problema delle emergenze in senso lato. È il concetto di trasferire quello che negli altri paesi è normalità: che si insegna a 5 anni a soccorrere e che in Danimarca hanno aumentato la sopravvivenza dal 20 al 40% grazie agli interventi di emergenza: non bisogna aspettare l’ambulanza ma bisogna fare qualcosa.

Ogni 9 minuti in Italia una persona muore per arresto cardiaco e ogni anno 100 persone muoiono per incendio, perché c’è un estintore ogni 30 metri e nessun defibrillatore? Dobbiamo cominciare a pensare che un defibrillatore salva la vita.

Trabia, Termini Imerese e Bagheria sono le prossime città alle quali doneremo defibrillatore e formazione per il primo soccorso d’emergenza, nell’attesa dell’ambulanza.

Cominciamo a spiegare alle elementari come usare il defibrillatore, anche se so che troveremo muri generazionali ma non ci abbattiamo. Si tratta di mancanza di cultura e ignoranza perché il problema magari non si è mai verificato prima e non si sa come approcciare allo schema semplice dell’intervento.

Lo strumento è di semplice utilizzo: ha due tasti e ti spiega come usarlo; dico sempre alle signore che è più semplice del Bimby.

Se noi mettiamo i defibrillatori per strada non vengono rubati ma piuttosto sono di enorme utilità: ogni minuto che passa senza arrivo di sangue al cervello, la nostra vita perde il 10%.

Quanto ci mette una ambulanza ad arrivare? Io non posso sentire che qualche giorno fa a San Giorgio a Cremano un’ambulanza ci ha messo un’ora, o che a Salerno un’insegnante rimane a guardare una ragazza in arresto cardiaco per terra.

Il nostro obiettivo è avere un defibrillatore per condominio, poiché il 70% degli arresti cardiaci avviene a casa e l’unica cosa che diciamo è: “era la sua ora”, quando invece usando solo 2 mani e uno strumento che costa 1500€, possiamo salvare una vita.

Io ho portato avanti una proposta di legge che è passata alla camera con 500 voti a favore su 500 presenti (quasi una rarità) e che adesso è al Senato, per sancire una volta per tutte che l’articolo 54 del Codice Penale libera da responsabilità chi presta primo soccorso.

Questo è il grande messaggio che vogliamo portare in Sicilia e che negli altri paesi è assoluta normalità e che non ha bisogno di nessun corso. Spingiamo sul concetto di cultura dell’intervento di soccorso e cerchiamo il sostegno dei media e degli insegnanti per far ripartire quei cuori che si fermano. Pensate al valore che ha una vita. E al valore di arrivare in tempo.

L’alternativa all’intervento immediato è una persona che rimarrà attaccata alle macchine per il resto del tempo che le rimarrà. Per fortuna anche qui in Sicilia ho trovato tanti cardiologi che credono nel progetto, dobbiamo agire in concerto con le istituzioni e il 118.

Così che chi aiuterà non sarà più considerato eroe, ma solo chi ha applicato uno schema senza timore. Ci avvarremo delle cosiddette best practices di intervento per favorire la cultura dell’aiuto”.

Come nasce il tuo investimento di tempo e professionalità proprio in Sicilia, per te che non sei siciliano?

“Nasce perché qui ho trovato persone già impegnate nel sociale che mi hanno facilitato, me e la mia famiglia, persone e associazioni già impegnate nell’aiutare il prossimo e nel valorizzare la comunità di aiuto, quel 3° settore che non si sostituisce al pubblico ma lo sostiene. E mi sono detto “perché non farlo?”

Unire le forze con le associazioni sul territorio per portare il defibrillatore nelle scuole, formare i ragazzi e gli insegnati, sperando comunque di non doverli mai usare”.

Come si svolge la giornata formativa verso i ragazzi?

“Ai bambini proporremo un role play game: un bambino sarà il paziente, un altro chiamerà l’ambulanza e l’altro userà il defibrillatore. Saranno impegnati nel “gioco della vita” in cui il defibrillatore è l’amico del cuore.

Pensate anche a quanti bambini sono ogni pomeriggio in casa da soli con un nonno… e non saprebbero cosa fare in caso di emergenza. Insegnare che qualcuno potrebbe stare male è normale”.

La vivi come una mitzvah? (comandamento o azione caritatevole nell’ebraismo)

“Si la vivo come un impegno verso gli altri, anche come appartenente alla comunità ebraica. Proprio alcuni componenti della comunità mi hanno manifestato la loro solidarietà fino a questa mattina per quanto è accaduto e mi ha visto protagonista. Ho ricevuto il sostegno anche da appartenenti ad altre religioni poiché per tutti credo sia importante la solidarietà”.

Sei stato vittima l’8 Febbraio scorso, di un episodio di stampo antisemita: ignoti hanno disegnato dietro la porta di casa tua a Torino una stella di David con la scritta Jude. Minacce aggravate dall’odio razziale. Quanto ha toccato il tuo cuore quello che ti è successo?

“Sono sincero, l’ho detto già ad altri giornalisti, sono scoppiato a piangere quando l’ho visto perché non mi sono reso conto… ho dovuto mettere le mani sulla porta per razionalizzare quello che stavo vedendo. Ho pensato di cancellarlo, d’istinto. Credo che sia opera di qualche stupido. Non voglio pensare a qualcosa di peggio”.

Però c’è un vento antisemita? Lo avverti?

“Come dice giustamente la senatrice Liliana Segre, il vento antisemita c’è sempre stato. Forse oggi viene amplificato perché ci sono strumenti, i social, che danno a tutti la facilità di scrivere certe cose liberamente. Portando agli estremi anche esempi negativi. Esattamente ciò che noi combattiamo, tornando alla cardio prevenzione, facendoci noi stessi esempio positivi. Ma non voglio pensare che nel 2020 si possa tornare a sentire quel vento antisemita.

Ho comunque voluto raccontare quello che mi è successo proprio perché vivo a Torino che è da sempre una città accogliente, partigiana, antifascista ed inclusiva”.

Hai partecipato alla marcia nella giornata della memoria?

“Sì, ho voluto partecipare proprio perché non si trattasse di un’unica giornata. Questo concetto lo ha ripreso anche il Sindaco Orlando: “ciò che dobbiamo fare è ricordare ogni giorno; studiare la storia recente e parare con i ragazzi”. Ho sempre sostenuto nel dialogo con le istituzioni l’importanza di rendere la scuola un luogo di incontro e di approfondimento nel quale i ragazzi si sentano partecipi e impegnati anche oltre l’orario scolastico la fine di attuare comportamenti emulativi basati su una non corretta conoscenza dell’altro e della storia”.

Quello che ti è successo di limiterà o ti espanderà nella tua identità ebraica?

“Dire che ho bisogno di espandermi, io che mi spendo da anni giorno e notte anche come volontario in ambulanza e Croce Rossa, non è esattamente quello sento. Però non mi fermo. Continuerò a fare ciò che ho sempre fatto e ad essere chi sono sempre stato.

Non possono vincere. Non possono intimidirci. Avrò un impegno ancora maggiore, perché ogni volta che ho trovato dei muri, che fossero istituzionali o generazionali o di ignoranza, sono sempre andato avanti con il mio messaggio nato 20 anni fa: salviamo la vita”.

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