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Per far vincere l’amore al tempo del coronavirus, mi lecco un gelato a Trieste…

Come se bastasse non avere rapporti carnali per salvarsi. Se non li avremo, moriremo davvero. Nell’anima. Amore e psiche sono indissolubilmente legati

Mentre tutta l’Italia si fustiga, si isola e comincia ad odiare il proprio vicino, c’è una città, Trieste, dove vive un tipo particolare di italiani che pensano con la propria testa e vogliono continuare a vivere...

Vietati baci e abbracci, in Italia. Vietato l’amore. Vietato fare l’amore. Non è ufficiale, ma è di dominio pubblico. Ma siamo impazziti? Pensiamo con la propria testa o con quella di una pecora? Non dobbiamo più tendere la mano fisicamente e metaforicamente, perché ognuno è  un potenziale nemico, ma limitarci a salutare romanamente. Le destre più becere si sfregano le mani dalla contentezza. Si ripristina il rito fascista, intanto. Riabilitato per forza maggiore da coronavirus. Ave Cesare, morituri te salutant. Ma per carità intellettuale, non siamo gladiatori e non salutiamo il nostro imperatore prima di iniziare il gioco mortale nell’arena. Dobbiamo solo uscire di casa e continuare a vivere, cercando di essere più puliti.

Salutando le persone, abbiamo baciato a vanvera per cinquant’anni. Negli anni ’70 venne introdotto l’uso di scambiarci due baci per dimostrarci aperti, friendly. Ho dovuto baciare ed abbracciare, gente che non mi andava proprio, veri nemici. Invece dalla mia famiglia mi era stato insegnato a salutare tendendo la mano e, fino alla pubertà, facendo pure l’inchino. Di baciare non se ne parlava. Nessuna promiscuità. Anzi, quando si tornava a casa, bisognava correre a lavarsi le mani e cambiarsi d’abito. Non si mettevano via gli abiti prima di averli spazzolati e lasciati appesi all’aria. Se si prendeva l’influenza, bisognava combatterla, non ci si curava con gli antibiotici: erano il veleno che avrebbe abbassato le difese immunitarie, rendendoci più deboli da adulti. Ci era stata insegnata la pulizia: non ci si siede sul letto con i vestiti e le scarpe indossati fuori casa, non si cammina per casa con le scarpe, ci si lava le mani ogni volta che si tocca il cibo, si lava la frutta prima di mangiarla perché la buccia è sporca, non si mette la valigia sul letto (come fanno quasi tutti negli alberghi anche 5 stelle, purtroppo), ci si lava le mani quando si entra e si esce da un bagno pubblico ed è meglio proteggerle con una salvietta e via discorrendo. Non vorrei essere noiosa. Ma devo aggiungere: fino a pochi anni fa io non conoscevo persone che baciavano cani e gatti sulla bocca, si facevano leccare il viso e ci dormivano abbracciati. Ora ne conosco una marea. Questi deliziosi animali camminano per strada e non si lavano le zampe quando rincasano. Come mai questo amore sviscerato per gli animali? Perché non parlano, ti guardano con amore e ti ubbidiscono. I gatti un po’ meno, ma li conquisti con pappa e comodità, come certe donne. Basta saperci fare. Insomma, sono come vorremmo fossero gli umani. Si è detto per anni che con questa promiscuità ci formavamo gli anticorpi, diventando più sani, allora come mai ora siamo travolti da batteri originati dalla sporcizia? Abbiamo dimenticato le regole della pulizia di una società civile. Alcuni anni fa, in un importante ospedale della mia regione, venne un’equipe americana che doveva adeguare gli standard ospedalieri. Scoperse che molte malattie erano trasmesse da medici e infermieri perché non si lavavano le mani quando visitavano od operavano un paziente. Lungo i corridoi il direttore fece applicare dispenser di amuchina alla bisogna per tutti.

Per anni ho disinfettato le poltroncine lerce e soprattutto i poggiatesta dei treni, tornata a casa facevo la doccia e mandavo gli abiti in pulitura. Finalmente ora si vedono in tv degli inservienti vestiti come marziani che lavano gli scompartimenti. Ma bisognava arrivare a questo punto? Qualche mese fa, in tempi non sospetti, andai a parlare con il sindaco della cittadina dove vivo le cui strade non vengono lavate da anni, da quando il servizio è stato privatizzato, ma che paghiamo salato. Non appena fa caldo, si cammina inalando l’odore della pipì di cani ma pure di giovani che hanno passato la serata a bere  fuori dai locali. (Uso comune dei giovani europei: gli ho visti orinare pure nei luoghi di vacanza dalla Grecia alla Spagna alla Croazia).

Il sindaco mi ha promesso che avrebbe emesso un’ordinanza per i padroni dei cani: obbligo di portare con sé una bottiglietta d’acqua e lavare il marciapiede. Ma come faremo a insegnare l’educazione ai giovani bestiali? Quando ero piccola esistevano i vespasiani: toilette pubbliche, sarebbero da ripristinare e comminare le multe.

Tutto ciò per dire che siamo in un clima di emergenza ma non conosciamo le regole minime per evitarla. Come se bastasse non avere rapporti carnali per salvarsi. Se non li avremo, moriremo davvero. Nell’anima. Amore e psiche sono indissolubilmente legati. Ci ricordiamo cos’è un bacio? Cos’è un abbraccio? Sentire un corpo è condividere la vita. Questo non vuol dire che bisogna far l’amore sconsideratamente con il primo che capita. E forse il coronavirus ce lo farà comprendere. Sempre che lo valuteremo con il nostro pensiero e non con l’ansia che trascina le masse come pecore.

E mentre tutta l’Italia si fustiga, si isola e comincia ad odiare il proprio vicino, c’è una città, Trieste, dove vive un tipo particolare di italiani che pensano con la propria testa e vogliono continuare a vivere. Giorni fa ero lì e sono andata in gelateria: alle cinque del pomeriggio era piena come a ferragosto. Tutti a reclamare un gelato, altro che distanza di un metro!

Morire per un gelato? Beh, è morire felici. Ma non succederà se poi passeremo più tempo a casa a leggere un buon libro e a fare l’amore. Come una volta, da giovani.

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