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E’ possibile la trasmissione del Coronavirus Sars-Cov-2 attraverso le lacrime?

Le raccomandazione e le misure adottate dagli oculisti per contrastare la diffusione del covid-19

di Dr. Mina Massaro-Giordano

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La pandemia da SARS-COV-2 ha imposto ingenti cambiamenti e revisioni delle pratiche e abitudini quotidiane in ogni settore della vita privata e lavorativa delle persone. Il virus SARS-COV-2 determina patologie respiratorie con sintomi più o meno gravi, che includono febbre, tosse, difficoltà respiratoria e, nei casi più gravi, polmonite e anche morte per complicazioni.

Sulla base delle conoscenze acquisite anche dal comportamento di altri coronavirus simili, si ritiene che il virus diffonda da persona a persona principalmente attraverso microgocce disperse nell’aria provenienti dalle vie respiratorie di una persona infetta quando questa tossisce o starnutisce, o semplicemente parla. La diffusione può avvenire anche quando le persone entrano in contatto con oggetti o superfici su cui è presente il virus e successivamente si toccano occhi, naso e bocca. RNA virale e stato anche trovato in campioni fecali di pazienti infetti, per cui non si può escludere anche una trasmissione per via orale e/o fecale. I sintomi da SARS-COV-2 possono manifestarsi tra i 2 e i 14 giorni dopo l’esposizione al virus.

Al momento non ci sono farmaci di accertata efficacia per la profilassi e la cura della patologia, e le uniche “armi” di difesa disponibili sono esclusivamente precauzionali:  praticare le cosiddette “distanze sociali”, evitare esposizione per quanto possibile, e proteggere bocca, naso e occhi,  in quanto principali vie di trasmissione del contagio. Tuttavia, a questo proposito, va precisato che la trasmissione del virus per via lacrimale sia ancora controversa. Tra le strutture ad elevato rischio di diffusione del virus ci sono certamente gli ospedali, nei quali sono state repentinamente adottate rigorose misure di prevenzione e sicurezza per la tutela sia dei pazienti che del personale sanitario. Tali misure vengono costantemente aggiornate in base all’evolversi della pandemia a livello globale e locale. 

Anche i reparti di oftalmologia non sono esenti dall’adottare specifiche misure per contrastare la diffusione del virus. Negli Stati Uniti, la American Academy of Ophthalmology (AAO), seguendo le linee guida fornite dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) e dal Center for Disease Control (CDC), ha rilasciato una serie di indicazioni per i medici oftalmologi riguardo la cura dei pazienti.  La direttiva impone la cessazione di tutti i trattamenti non urgenti e che non richiedono intervento immediato. Questi trattamenti riguardano sia le visite ambulatoriali che le procedure chirurgiche. L’Academy riconosce che l’urgenza è determinata dal giudizio del medico, il quale deve tener conto delle necessità individuali del paziente e le circostanze sociali.

Due sono i motivi principali che dettano tali scelte: il primo, ovviamente, la necessità di ridurre il rischio di trasmissione del virus e lo svilupparsi di nuovi casi. Solo in questo modo è possibile diminuire il numero dei contagiati ed evitare di sopraffare la capacità più o meno ampia di ciascun ospedale di sopperire alle nuove esigenze, in termini di posti letto, attrezzature, ventilatori e macchine di ossigenazione. Il secondo motivo, non di minore importanza, è la necessità di preservare le forniture mediche monouso (ad esempio mascherine, guanti, visiere protettive facciali, camici, eccetera) per concentrarle negli ospedali  e nelle strutture dove c’e’ maggiore bisogno.

Sebbene l’American Academy of Oftalmology raccomandi il rinvio di appuntamenti di routine e di interventi non urgenti, esistono situazioni tali per cui bisogna comunque intervenire: per esempio nei casi di degenerazione maculare e retinopatie diabetiche in cui sono richieste iniezioni oculari regolari, o nei casi in cui si manifestino cambiamenti o improvvisa perdita della visione, o situazioni in cui si ha dolore oculare, mal di testa, occhi rossi, nausea e vomito. In questi casi ai pazienti è consigliato di consultare il proprio oftalmologo per avere indicazioni sulla procedura più appropriata da adottare.

Photo: Tumisu. Pixabay

E’ probabile per esempio che ai pazienti possa essere richiesto di attendere al di fuori delle sale di attesa, verosimilmente anche in macchina; l’accesso in clinica può essere limitato ed è raccomandato di non essere accompagnati da altre persone all’appuntamento. Può essere richiesto di non iniziare alcuna conversazione tra medico e paziente finché la visita sia finita e si possa adottare una certa distanza di sicurezza.

I medici possono presentarsi alla visita con maschere speciali per la protezione dei loro occhi e anche del respiro durante il controllo oculare del paziente. Allo stesso modo anche ai pazienti, soprattutto se malati, può essere richiesto di indossare protezioni. Ai pazienti è raccomandato di chiamare il medico prima di presentarsi all’appuntamento se si è malati o si è stati a contato con una persona contagiata dal virus. In ogni caso alle persone malate è consigliato di restare a casa. Ove possibile si consiglia di utilizzare come metodo di interazione con il paziente la telemedicina per visite virtuali, accompagnate da chiamate telefoniche o videochiamate.

Oltre alle regole di igiene basilari (lavare spesso le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi, specialmente prima dei pasti e dopo l’utilizzo della toilette, dopo aver starnutito, tossito o soffiato il naso) e all’adozione di comportamenti appropriati (evitare di toccare naso, bocca e occhi; evitare il contatto con persone malate; restare a casa se possibile; disinfettare superfici e oggetti con cui si viene a contatto; praticare le cosiddette “social distances”); l’AAO consiglia anche i seguenti accorgimenti:

  • utilizzare per un certo periodo gli occhiali anziché le lenti a contatto: questo evita di toccare gli occhi, riduce le irritazioni oculari e aggiunge una barriera di protezione agli occhi
  • fare scorta di farmaci di prescrizione per gli occhi di cui si fa uso in modo da essere coperti in caso di quarantena o di carenze di forniture

Ciascuna persona ha la responsabilità individuale di non fungere da vettore di una malattia potenzialmente mortale, specialmente in assenza di trattamenti disponibili e tutti gli altri fattori, quali business, finanza, inconvenienze, ed altro, sono tutti di secondaria importanza di fronte alla vita umana.

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