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“COVID-19: The Italian Drama”: ecco come rimediare agli errori commessi

Wall Street International Magazine ha sul coronavirus un autorevole intervento su ciò che non ha funzionato in Italia: alcune riflessioni per non sbagliare più

La Madonnina di Milano nella illustrazione di Antonella Martino

In un articolo appena pubblicato sul Wall Street International Magazine, Ernesto Burgio un eminente scienziato che da anni si dedica alla ricerca Epigenetica, assieme ad altri suoi colleghi ha fatto la cronistoria dell’epidemia di COVID 19 che ha colpito l’Italia, indicando anche gli errori che sono stati fatti e che non si dovrebbero più fare.

Già il titolo offre parecchi spunti di riflessione. Infatti, il titolo è: “COVID-19: The Italian Drama”. Poi il sottotitolo offre alcune soluzioni: “Four avoidable risk factors”. L’introduzione recita: “Una delle affermazioni più false che sono circolate in questi 40 drammatici giorni in Italia è che il dramma che stiamo vivendo non era prevedibile e prevenibile. Questo non è vero. Prima di tutto, perché per almeno venti anni, dai primi allarmi sull’influenza aviaria e poi sul Coronavirus della SARS, sapevamo che le probabilità di una pandemia erano alte. In secondo luogo, perché coloro che avevano affrontato questi problemi in quegli anni avevano cercato in tutti i modi di avvertire l’instaurarsi del pericolo incombente, soprattutto vedendo come stavano reagendo i paesi asiatici”.

Dagli ultimi articoli giornalistici risulta che già in gennaio il Ministero delle Sanità aveva fatto un piano piuttosto severo, la cui attuazione era stata procrastinata per evitare anche di spaventare l’opinione pubblica. Tuttavia, di fronte agli eventi il Governo aveva prima deciso per la creazione di una zona rossa e poi per il ‘lockdown” del paese.

Veniamo ora ai quattro fattori di rischio che potevano essere evitati. Il primo è stato quello di non dare sufficiente importanza al tipo e alla forza del virus nel contagiare le persone. Inizialmente si parlò di virus di tipo influenzale senza dare rilievo alla sua struttura che mostrava 8 mutazioni che lo rendevano particolarmente contagioso e invasivo. Il secondo errore fu di dare l’allarme in ritardo, lasciando anche campo a “fake news” che parlavano di cospirazione internazionale. Il virus sarebbe stato fabbricato nei laboratori P4 di Wuhan da dove era fuggito per errore o distrazione. Il terzo fattore è stato quello di non dare sufficiente rilievo al fatto che il virus potesse prediligere adulti con malattie croniche o pregresse. Il quarto errore è stato che la malattia non è stata combattuta sul territorio ma negli ospedali, dove peraltro gli operatori erano, e in parte anche ora sono, poco protetti dal contagio avendo presidi medici insufficienti.

Ora noi sappiamo che solo attraverso la chiusura di tutte le attività e il distanziamento delle persone si può fermare l’epidemia. Là dove la medicina del territorio era presente come al Centro Sud, nel Veneto e in Emilia-Romagna, Toscana, l’epidemia è stata fortemente attenuata e si intravede una prossima fase di contagio vicino allo zero. In Lombardia e Piemonte ancora continuano i contagi ed è difficile stabilire quando si fermeranno. In tutta Italia, comunque, le Residenze sanitarie assistenziali (RSA) sono tuttora sotto inchiesta.

La fase 2 di uscita dal “lockdown” si presenta difficile ma se si riaprono le attività produttive con cautela e scadenzate sarà possibile convivere con il virus SARS Co 2 fino a che non si troverà un vaccino che lo potrà bloccare. Vedremo come il Governo attuerà il piano di uscita dal “lockdown”. Certo è che il paese deve fare uno sforzo immane per rivedere i propri assetti economico-territoriali, in primo luogo per quello che riguarda la medicina pubblica che dovrebbe rispondere ad un unico centro, poi la ricerca che dovrebbe essere riorganizzata in base a linee di sviluppo del paese ben definite e prioritarie, infine dovrebbe essere incentivato il tessuto industriale mediante iniezioni di capitali e sgravi fiscali per attirare capitali ed industrie che hanno delocalizzato, per creare nuovi posti di lavoro.

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