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Giulio Tarro: “Il caldo e il plasma dei guariti possono fermare il Coronavirus”

Il virologo siciliano spiega che "le cure sono più importanti del vaccino che ha dei tempi lunghi. Anziani, immunodepressi vanno isolati e protetti. Bene Israele"

"Zero Distance: Summer 2020". By Flavio Bragaloni

Il professore emerito dell'Ospedale Cotugno di Napoli spiega alla Voce di New York che questo virus per diffondersi ha bisogno di alcune condizioni: scarsa ventilazione, spazi chiusi o sistemi di aria condizionata, temperature umide. La spiaggia e il mare rappresentano il microclima adatto al mancato diffondersi del Coronavirus.

Primario emerito dell’Ospedale Cotugno di Napoli, fiore all’occhiello della Sanità italiana che con il dott. Paolo Ascierto sta dando ottimi risultati, protagonista della cura per il colera del 1973, allievo di Albert Sabin, il professore Giulio Tarro, siciliano di Messina, ha ottenuto varie lauree honoris causa in Immunologia all’Accademia Santa Teodora di New York nel 1991, si occupa di antigeni tumorali e del loro impiego nella diagnosi e nell’immunoterapia, nell’intervista sottolinea l’importanza delle cure più che del vaccino che ha dei tempi lunghe e delle misure di protezionei. Una pandemia che, sfortunatamente, sono stati i migliaia di morti, i contagiati e la Lombardia epicentro della pandemia più feroce che la storia umana abbia mai conosciuto. Il disastro pandemico ha dimostrato che i tagli alla Sanità sono stati nefasti così come la corruzione che ha svuotato le casse dello Stato così come gli scandali della Case di Riposo, delle RSA. A farne le spese sono stati medici e infermieri morti per mancanza di protezione e moltissimi anziani lasciati soli, che sono morti senza che nessuno tenesse loro la mano. Mentre calano i contagi in Italia e gli errori commessi per affrontare la pandemia  sono gravi così come abbiamo raccontato alla Voce, si aggiuge la tragedia economica che sta letteralmente spazzando via imprenditori e famiglie.  Un dramma che doveva essere prevenuto e non previsto perchè altre pandemie si sono manifestate nel mondo. E allora, come affrontare il Coronavirus? Come uscirne?

Il prof. Giulio Tarro con il prof. Albert Sabin

 Professore a dicembre la Cina mostrava al mondo i contagi per il coronavirus, l’Italia e altri Paesi hanno parlato di pandemia tre mesi dopo senza isolare completamente la Lombardia dove lo stesso Covid-19 cinese si trasforma. Come lo commenta? Troppi morti tra cui moltissimi anziani

“In Italia il virus circolava probabilmente già da moltissimo tempo. L’alta mortalità rispetto agli altri Paesi è dovuta non certo ad un virus più cattivo, ma alla sottostima del numero dei contagiati. A gennaio quando si è saputo dell’epidemia in Cina, l’Italia non ha fatto nulla. In Lombardia è scoppiata una “bomba atomica”, tutto in un lasso di tempo troppo breve a fronte della capacità del Sistema Sanitario. L’Italia ha chiuso i voli diretti con la Cina, senza controllare gli arrivi indiretti attraverso gli scali e quindi è stato possibile aggirare il divieto”.

Prof. Giulio Tarro – Virologo

Parliamo dei numeri di morti per coronavirus tra il bollettino giornaliero e i numeri dell’Istituto Superiore di Sanità riscontriamo una differenza abissale: 19 morti per coronavirus come lo spiega?

“Chiariamo subito una questione. In Italia, i contagiati da Covid 19 non sono i 180mila conteggiati dalla Protezione civile, basandosi solo sui pochi tamponi diagnostici effettuati dalle Regioni. Assolutamente no. Le stime più attendibili prospettano, al pari delle periodiche epidemie influenzali dai sei ai dieci milioni di contagiati da Covid 19, solo in Italia. A mio avviso vi è un’eccessiva enfasi nella divulgazione dei numeri. Come da lei ricordato nella domanda, in base ai dati dell’Istituto Superiore di Sanità di cartelle cliniche relative ad esami autoptici eseguiti su presunte vittime da Covid 19 abbiamo che in 909 casi solo 19 sono da attribuirsi come causa diretta e reale al Sars Covid 2. Sottolineo una grande discrepanza tra i primi dati e quelli dell’Iss dove avviene un’attenta analisi delle cartelle cliniche dei pazienti e dunque si evidenzia la differenza tra persone morte con coronavirus o di coronavirus”.

 Cosa pensa della storia della Diamond Princess capitanata dal Comandante italiano Gennaro Arma che ha vissuto con l’equipaggio e i passeggeri una vera e propria pandemia, dimostrando coraggio e inconsapevolmente, trasformando la nave in una sorta di laboratorio di studio per i Coronavirus.

“Penso che la storia della Diamond Princess possa effettivamente dirci come sono andate le cose. Mi è piaciuto molto lo studio pubblicato dal Corriere della Sera di Luca Foresti e Claudio Cancelli secondo i quali gli italiani contagiati dal virus a fine del mese di marzo sarebbero almeno 11 milioni e 200 mila. Gli studiosi si sono serviti dei dati raccolti sulla nave da crociera Diamond Princess – un esempio di comunità chiusa perfetto – e da quelli provenienti da screening in Corea del Sud. Già uno studio di ricercatori dell’Università di Oxford stimava tra il 60% e il 64% di popolazione italiana già contagiata dal Covid 19 a fine marzo, mentre quello dell’Imperial College ipotizzava almeno 6 milioni di contagiati in Italia. L’andamento delle passate epidemie influenzali e la particolare viralità del Coronavirus mi fanno ritenere attendibili questi studi. In quella nave è stato effettuato uno studio completo sui malati, sugli infetti e sulle pochissime vittime. Ciò avvalora quanto le dicevo prima sui contagi in Italia e sul fatto che i morti che ci sono rientrano nel famoso 1% di mortalità che avevano analizzato i dati cinesi”.

Lasciar circolare il Coronavirus, proteggendo le persone a rischio come gli immuno depressi e gli anziani, poteva essere una soluzione migliore? 

“Partirei, per risponderle da un confronto: mentre la Spagnola era un virus influenzale che arrivava in un periodo, quello della Prima Guerra Mondiale, di per sé già drammatico – con persone denutrite e in condizioni di igiene e salute molto precarie – che nella seconda ondata, colpì soprattutto i giovani e risparmiò in gran parte gli anziani, già immunizzati perché avevano maturato gli anticorpi di virus precedenti; il Covid 19, più che indebolirsi, sta semplicemente facendo il suo decorso. Un virus che è meno aggressivo sui giovani e sui bambini. I casi di polmoniti interstiziali e trombo-embolici polmonari sono soprattutto su soggetti anziani e con patologie pregresse. L’idea di isolare gli anziani appartiene alla ricetta utilizzata in Israele contro il Covid. Credo che sia opportuno isolare ancora per un po’ gli anziani, lasciando però andare i più giovani, che hanno maggiori difese immunitarie”.

Quali sono le cure più adeguate per il Covid?

Coronavirus

“ La trasfusione di plasma (ovvero la parte più ‘liquida’ del nostro sangue, dove sono presenti anticorpi formatisi dopo la battaglia vinta contro il virus) è stata utilizzata con successo nelle altre due epidemie da coronavirus, la Sars del 2002 e la Mers del 2012, immettendo il plasma in uno stadio preciso della malattia; e cioè quando già si evidenzia una scarsa ossigenazione e il paziente è sottoposto a ventilazione assistita con casco C-pap, ma non è ancora intubato. È una terapia che, come molte, presenta rischi ma, francamente, non si capisce proprio perché l’Organizzazione mondiale della sanità – che ne aveva confinato l’utilizzo “solo nel caso di malattie gravi per cui non ci sia un trattamento farmacologico efficace” – non ne abbia suggerito, almeno, la sperimentazione durante questa emergenza Covid19. Le posso dire che oltre alla sieroterapia, anche l’antimalarico sta dando ottimi risultati”.

Quando compaiono i primi sintomi cosa bisogna fare? quale terapia?

“Bisogna seguire le direttive del Ministero della Salute e rivolgersi a chi è competente: i medici”.

Vaccino: perché ha detto che non servirà molto? E dunque quale è la risposta medica?

“Se il virus ha come sembra una variante cinese e una padana, sarà complicato averne uno che funziona in entrambi i casi esattamente come avviene per i vaccini antinfluenzali che non coprono tutto. Per la Sars e poi con la sindrome respiratoria del Medio Oriente, non sono stati preparati vaccini, si è fatto, invece, ricorso agli anticorpi dei soggetti guariti. Posso dirle che il Covid 19 potrebbe sparire completamente come la prima SARS, ricomparire come la MERS, ma in maniera localizzata o cosa più probabile diventare stagionale come l’aviaria. Per questo serve una cura più che un vaccino. Sicuramente centrale è trovare una terapia che funzioni e che riesca a debellare il virus”.

La riapertura è un rischio?

“Presumibilmente siamo arrivati al culmine della curva, è finito l’aumento esponenziale dei contagi, possiamo livellarci come accaduto in Corea grazie ad un numero maggiore di tamponi e ad una corretta valutazione dei casi. Sicuramente importante è il buon senso e quindi proseguire con cautela. Continuare a lavarsi le mani, il viso, stare attenti agli starnuti, alla tosse. La mascherina la deve usare più chi già è infetto o ha anche a che fare con pazienti invece di coloro che normalmente non hanno contatti. Presumibilmente non credo ci saranno problemi in merito al rifornimento di mascherine, dato che l’Italia si è prontamente adeguata a produrle”.

Verosimilmente quando potremo riprendere una vita normale fuori da casa: lavoro, sport, aria aperta, vacanze…

Spiaggia di Mondello – Palermo foto di Laura Bercioux

“In estate, quasi sicuramente, saremo abbastanza immunizzati e non ci sarà motivo di restare ancora agli arresti domiciliari forzati. Col caldo tutto dovrebbe tornare alla normalità. Ricordo che non a coso le latitudini africane: come dimostrato, da studi scientifici recenti, non consentono una diffusione massiccia ed estesa del Sars Cov2, ci sono solo piccole endemie qua e là”.

C’è una attinenza tra diffusione del virus e inquinamento?

“Il fatto che i focolai di coronavirus italiano si trovino in Lombardia e Veneto potrebbe dipendere da fattori ecologici, come alcuni tipi di concime industriale. Questi potrebbero aver alterato l’ecosistema vegetale e, quindi, animale nel quale uno dei tanti coronavirus normalmente in circolazione può aver avuto una inaspettata evoluzione. Sarebbe opportuno analizzare se in passato particolari forme di faringiti o sindromi influenzali siano state registrate in quei territori”.

Quali e quante risorse fisiche vanno attivate per contrastare (integrare quali vitamine, assumere quali cibi)

“I dati diffusi sulla mortalità in queste settimane hanno creato una sindrome da panico che certo non fa bene al nostro sistema immunitario. Come stiamo vedendo dai report dell’Iss sta accadendo in Italia quello che abbiamo già visto in Cina: tra i deceduti di Coronavirus troviamo persone con gravi patologie come cardiopatie, diabete, malattie epatiche, renali o polmonari. Sicuramente è fondamentale la prevenzione. Le vitamine sono fondamentali, in particolar modo la vitamina C. Bisogna consultare comunque il medico”.

Cosa consigliare alle persone appena usciti dalla pandemia e quale sarà il futuro del coronavirus?

“Una persona che sta bene in salute e che ha contratto il Sars CoV2 ed è guarito, non solo non può avere recidive, ma può essere di aiuto per gli altri che lo contraggono”.

Fase 2: cosa ci aspetta? E al mare qualcuno ha ipotizzato di metterci all’interno di una struttura di plexiglass…

“Per l’amor di Dio no! Questa è follia pura. Le camere di protezione diventerebbero camere di cottura. E non solo. Il virus per diffondersi ha bisogno di spazi chiusi, scarsa ventilazione o sistemi di aria condizionata, temperature basse o umide. Il mare e la spiaggia sono l’esatto contrario di questo microclima propizio. Noi dobbiamo usare le armi di questo paese, il sole e il mare, per aiutarci a guarire.”

 

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