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Gli incendi che stanno bruciando il pianeta: cosa, chi, dove, quando e perché

La frequenza e la violenza dei roghi sono collegati al cambiamento climatico e, di contro, lo alimentano, con i milioni di tonnellate di carbonio emesse

Un vigile del fuoco durante un incendio in California (Fema/Foto di Andrea Booher/Wikimedia)

La regola giornalistica delle 5 W, What, Who, Where, When, Why (Cosa, Chi, Dove, Quando, Perché), offre l’occasione di mettere bene in ordine l’argomento.

1) Cosa? Si tratta di una delle più gravi piaghe del pianeta: gli incendi, non solo forestali ma un pericolo per intere, vastissime aree coperte da vegetazione, per la biosfera e l’economia ambientale, per le abitazioni, le strutture, le opere dell’uomo, l’allevamento, la vita, i trasferimenti in massa e la salute delle persone. I dati rilevati dai satelliti ambientali americani ed europei della NASA dell’ESA ci hanno trasmesso nello scorso anno, da gennaio ad agosto -dunque per un periodo climatologicamente rovente prima per l’emisfero australe e poi per il nostro- un numero di quasi 3 milioni di allarmi-incendi.

Le devastazioni sono estese, enormi. Solo per l’Australia hanno interessato 11 milioni di ettari di territorio, un bilancio di circa trenta vittime, 1.800 abitazioni distrutte, milioni di animali morti e danni per centinaia di milioni di dollari. Una battaglia. Non è in pericolo solo la vita ma anche la salute. Il fumo, le ceneri, le microscopiche particelle inquinanti (il particolato PM 2,5, di dimensioni inferiori ai 2,5 millesimi di millimetro, dunque portato a infiltrarsi nei pori polmonari), e i gas quali l’ossido di carbonio, l’anidride carbonica e il metano, tutto costituisce una minaccia per problemi respiratori e cardiaci che si protraggono anche a lungo dopo gli incendi.

2) Chi? Nel 64% dei casi le cause dei roghi sono dolose. Gli autori sperano di trarre profitto dalla distruzione degli alberi per ottenere legname, per la creazione di terreni coltivabili a pascolo o per bio-carburanti, a spese dei boschi o per attivare la bruciatura di residui agricoli, quali stoppie e cespugli, per la pulizia del terreno, o in vista della semina per risparmiare mano d’opera; gli incendi possono inoltre creare posti di lavoro. Vanno messi in conto anche i piromani, persone affette da un’ossessione poco frequente, che danno fuoco a qualsiasi oggetto per scaricare la loro angoscia interiore.

Nel 23% dei casi si tratta di colpe involontarie, sbadataggine, incoscienza, un mozzicone acceso gettato da un finestrino.

Infine sono possibili cause naturali, legate all’azione innescante di eruzioni vulcaniche, fulmini, autocombustione: 13% dei casi.

3) Dove? In zone sempre più estese del mondo. Per antica tradizione ci si riferiva ai paesi mediterranei, al Portogallo, alla foresta amazzonica, alla California, all’Australia. Ma da anni i roghi devastano sempre più -con “megafire” su quasi 20.000 ettari- e sempre più spesso, le più disparate aree del pianeta, Cina, Asia del Sud-Est, Russia, America Centrale, Nord Europa, Siberia, Alaska, Groenlandia.

4) Quando? Soprattutto durante le stagioni lunghe e solari dei due emisferi. Non tanto per le elevate temperature (vedi il punto 5) quanto per la vegetazione secca e per il vento forte, spesso autoalimentato dal calore emanato dai fuochi.

5) Perché? Perché si verifichi un incendio sono necessari tre elementi fondamentali (le tre C o “triangolo di fuoco”):

• il combustibile: i materiali infiammabili sono classificati secondo la loro reazione al fuoco in 7 classi da 0 (incombustibile) a 6 (materiali estremamente infiammabili). La temperatura di ignizione del legno vale 220-300 °C.

• il comburente: ruolo svolto di solito dall’ossigeno.

• il calore: affinché ci sia innesco è necessaria un’adeguata temperatura,  200-300 °C per gli alberi (dunque è una stupidaggine affermare che può scoppiare un incendio perché l’aria è a 40 °C°); tuttavia alcuni alberi incendiati sviluppano gas che possono quintuplicare i valori termici fino all’ignizione. Il pino è altamente infiammabile perché è secco, ha resina infiammabile e perché le pigne col fuoco scoppiano e spargono semi infuocati a distanza.

Oltre alle 3 C occorre vento forte e diretto in modalità propagante: il fronte del fuoco si muove di solito a velocità pari al 3% di quella del vento. Se questo spira a più di 40 km/h, le fiamme sono poco controllabili.

La frequenza e la violenza dei roghi sono collegati al cambiamento climatico e, di contro, lo alimentano, con i milioni di tonnellate di carbonio emesse durante la combustione. Non bastano, con la prevenzione e gli interventi di spegnimento, efficaci sistemi anti-incendio. Occorre anche la consapevolezza e la responsabilità di ciascuno di noi. E una buona informazione per tutti.

 

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