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Lockdown e violenza domestica sugli uomini: parla Patrizia Montalenti

Graffi, morsi, uso di forbici e coltelli, denigrazione sessuale... La presidente del centro antiviolenza Ankyra racconta i mesi difficili del lockdown

Una famosa scena del film "Disclosure" con Michael Douglas e Demi Moore, in cui è la donna che esercita una violenza sull'uomo

Ankyra, centro antiviolenza di Milano attivo dal 2013, si rivolge a vittime di violenza domestica a prescindere dal genere di appartenenza e si consolida su territorio nazionale come riferimento primario per gli uomini. Ankyra riconosce il merito del movimento femminista, ma anche l'esistenza di "slogan inadeguati, privi dello slancio verso l’equità di genere, bensì denigratori nei confronti del genere maschile". L'intervista alla Presidente Patrizia Montalenti

Patrizia Montalenti, Presidente di Ankyra

Durante i mesi di isolamento domiciliare forzato, si è registrato un incremento relativo alla violenza domestica. O forse no. Forse, più che altro, il lockdown ha valorizzato situazioni di quotidianità sommersa. A parlarne è Patrizia Montalenti, Presidente di Ankyra, centro antiviolenza per donne e uomini vittime di maltrattamenti.

Ciao Patrizia, quali sono i dati raccolti da Ankyra durante il lockdown?

“È stato un periodo intenso a livello lavorativo. Durante il periodo del lockdown per la pandemia Covid19, il centro ha ricevuto un totale di 49 chiamate di cui 22 su indicazione del 1522 (numero nazionale per le richieste di aiuto e sostegno per le vittime di violenza domestica e stalking). Si tratta di 43 uomini e di 6 donne, 4 delle quali chiedevano aiuto per congiunti o amici e le restanti 2 per loro stesse. Le chiamate provenivano nella maggior parte dei casi da Milano, Provincia e altre località di Regione Lombardia, cui seguono Toscana e Veneto. 30-40 anni, la coorte di età maggiormente colpita.

Gli agiti violenti riportati sono nel 72% dei casi di tipo fisico, nel 18% psicologico e nel 10% si tratta di stalking. A violenze fisiche si accompagnano spesso atti persecutori. La violenza assistita è presente nel 32% dei casi, il più delle volte trattasi di minori che assistono agli agiti violenti dei genitori di tipo fisico. Abbiamo registrato un caso di tentato omicidio, un caso di violenza fisica e psicologica su minore e un caso di violenza bidirezionale. Sono circa cinque mesi che il 1522 fornisce i riferimenti di Ankyra”.

Qualche considerazione a riguardo?

“Considerare la risposta aggressiva di una donna solo come reazione ad un agito violento, non è scientificamente né tecnicamente corretto.  Vi sono oggi centri antiviolenza che non accolgono prese in carico maschili, e non indirizzano le vittime a centri dedicati”.

Un uomo vittima di violenza domestica

È possibile riferirsi ad un incremento in relazione alle violenze domestiche durante i mesi di isolamento forzato?

“Durante il lockdown, non sono, di fatto, diminuiti lo spazio o il tempo per poter mettersi in contatto con le associazioni; inoltre, non mi sembra ci sia una statistica relativa ad un peggioramento, in ogni caso, alcune tensioni si sono certamente esacerbate”.

Due focus di esempio?

“Un padre separato, venuto a conoscenza dei maltrattamenti subiti dalla figlia da parte della madre (sua ex-moglie).  Insulti e violenza fisica riportati dalla bambina di fronte al padre, spalancati come una verità tremenda.  E poi un uomo, vittima da tempo di aggressioni da parte della moglie, assistito da Ankyra nel percorso di separazione dalla coniuge. Durante l’isolamento forzato,  ha subito maltrattamenti di proporzione diversa: molestie sessuali e violenze fisiche”.

Quali sono state le modalità operative di Ankyra durante il lockdown?

“La gestione delle richieste di aiuto è stata portata avanti agevolmente, in via telematica: videochiamate, telefonate, mail”.

Quali sono le tipologie di maltrattamento fisico agite dalle donne sui partner?

“Violenza fisica: graffi, morsi, uso delle forbici e di coltelli, privazione del sonno, denigrazione sessuale…”

La disperazione delle vittime di violenza domestica

Qual è la vision di Ankyra relativa alla creazione di un centro antiviolenza?

“Il progetto nasce dalla convinzione che il dovere della società civile sia quello di prevenire e condannare la violenza a prescindere dal genere di autori e vittime.

Ankyra riconosce il merito del movimento femminista degli anni settanta ed ottanta e promuove la necessità di impegnarsi per una parità di genere sul lavoro e sulla retribuzione. Riconosce il valore di tutti gli operatori impegnati al sostegno delle donne vittime di violenze e stalking.  Viene parallelamente valorizzata la necessità di prendere le distanze da una corrente odierna di pensiero, che utilizza e condivide slogan inadeguati, privi dello slancio verso l’equità di genere, bensì denigratori nei confronti del genere maschile.

Vorrei infine segnalare quanto segue: il Governo inglese ha recentemente aggiornato la definizione di abuso e violenza domestica:

“Any incident or pattern of incidents of controlling, coercive or threatening behaviour, violence or abuse between those aged 16 or over who are or have been intimate partners regardless of gender or sexuality. This can encompass, but is not limited to, the following types of abuse: psychological, physical, sexual, financial, emotional.”.

Certamente un buon approdo per iniziare ad orientare l’urgenza di risposta alla violenza domestica verso una prospettiva più completa e corretta”.

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