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Cosa sappiamo del vaccino Pfizer americo-tedesco? Che Trump c’entra poco…

L’azienda americana che ha collaborato con la compagnia tedesca BioNTech, ha fornito pochi elementi ma ha chiarito che non fa parte di Operation Warp Speed

Immagine Pixabay/Gerd Altmann

Oggi la Pfizer ha annunciato, in un comunicato stampa seguito da alcune interviste con importanti testate giornalistiche, i progressi nella sua corsa al vaccino contro il COVID-19: il loro farmaco sembra avere, per ora, una efficacia di oltre il 90% nel prevenire lo sviluppo della patologia, senza nessun effetto collaterale avverso.

Se le cose continuassero in questi termini, e il vaccino firmato Pfizer-BioNTech avesse realmente questa efficacia, si tratterebbe di un enorme successo. Sarebbe un farmaco con una efficacia paragonabile a quello per il morbillo, e maggiore rispetto a quella dei normali vaccini influenzali.

La Pfizer ha dichiarato che richiederà l’autorizzazione di emergenza per utilizzare il vaccino alla Food and Drug Administration entro la fine del mese di Novembre, quando avrà tutti i “safety data” del caso.

Ma che cosa sappiamo per ora di questo fantomatico vaccino? L’azienda, che ha collaborato con la compagnia tedesca BioNTech, ha fornito per ora ancora pochissimi elementi. Sappiamo che lo studio della Pfizer ha interessato 43.500 persone, di 6 diversi paesi, assegnate casualmente al gruppo sperimentale, che è stato vaccinato con una o due dosi del farmaco, o al gruppo di controllo, che ha ricevuto un placebo. Su questo campione, il vaccino ha l’efficacia comunicata di oltre 90%.

Sappiamo che si tratterebbe del primo vaccino umano basato su RNA messaggero. Normalmente i vaccini si creano utilizzando delle mutazioni indebolite del virus stesso, mentre questo farmaco utilizza solo il genoma del virus, in particolare il suo RNA messaggero. Una volta iniettato nel corpo, questo entra nelle cellule dove catalizza la produzione di antigeni, preparando l’organismo a combattere il virus senza esserci mai entrato in reale contatto.

Per creare un vaccino di RNA messaggero non serve il virus vero e proprio, il chè renderebbe la produzione molto più rapida e più economica. Inoltre, secondo molti esperti, questo lo renderebbe particolarmente sicuro, nonché potenzialmente molto “versatile”, facilmente modificabile qualora il virus mutasse.

Naturalmente, nessuna compagnia farmaceutica metterebbe in commercio un vaccino che non è stato sottoposto ai più rigorosi test e non rispetta i più rigidi standard. Rispetto a tutti gli altri farmaci, ai vaccini è richiesto di avere non solo un’ottima efficacia, ma anche di non comportare effetti collaterali, dato che vengono somministrati a persone sane.

Il capo della ricerca e sviluppo del vaccino alla Pfizer, Kathrin Jensen, ha immediatamente specificato al New York Times che la sua azienda non è legata alla famosa Operation Warp Speed dell’amministrazione Trump. La Pfizer ha ricevuto un contributo dallo Stato, che questa estate ha pagato in anticipo 1,95 miliardi di dollari per assicurarsi 100 milioni di dosi del vaccino da distribuire gratuitamente alla popolazione, tuttavia non ha ricevuto fondi pubblici da investire nella sua ricerca e nel suo sviluppo.

Trump al tempo del coronavirus (Illustrazione di Antonella Martino)

Da una parte questo potrebbe infastidire i contribuenti americani: dopotutto, l’Operation Warp Speed è pagata coi dollari dei cittadini, eppure lo Stato stesso ha deciso di allocare quasi 2 miliardi per assicurarsi le dosi del vaccino Pfizer, diretto “competitor” della sua operazione.

D’altra parte, il fatto che la Pfizer sia al di fuori dell’Operazione Warp Speed rallegra gli scienziati di tutto il mondo: l’OWS non collabora con la Commissione Europea che sta coordinando analoghi programmi internazionali, né con le organizzazioni che stanno sviluppando un vaccino in Cina, né con l’International Solidarity Trial organizzato dall’OMS. Essendone fuori, Pfizer può condividere i suoi dati e risultati con tutto il mondo.

Ricordiamo, tuttavia, che si tratta ancora di risultati preliminari, rilasciati con un comunicato stampa e non con una pubblicazione scientifica peer reviewed. Inoltre, ancora non sappiamo quale sia la durata dell’efficacia, aspetto critico che ha sempre impedito di raggiungere vaccini soddisfacenti per altri coronavirus come la SARS o la MERS.

Tuttavia, medici e stimatissimi professori in tutto il mondo sono positivamente colpiti dai dati e molto ottimisti sulle prospettive di questo farmaco, dunque anche noi profani possiamo permetterci per ora di intascare, una volta tanto, una buona notizia che ci dona un po’ di speranza sul finire di un anno davvero complicato.

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