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Vaccino anti-covid: la Pfizer in tempi record ha dati robusti ma attenti alla fase tre

Fino ad ora la metà dei partecipanti ha ricevuto due dosi del vaccino e l’altra metà un placebo e bisogna valutare chi, quanto e per quanto proteggerà i vaccinati

Gli atteggiamenti irresponsabili di una parte della popolazione non hanno interrotto gli studi scientifici atti a contrastare il nuovo coronavirus, ed infatti, arriva il tanto atteso comunicato: “Il nostro approccio vaccinale anti-Covid è risultato efficace sul 90% dei volontari”. Ad annunciarlo è la Pfizer, colosso dell’industria farmaceutica. Il presidente della Pfizer comunica che il vaccino, sviluppato in collaborazione con l’azienda tedesca BioNTech, risulterebbe efficace nel prevenire circa il 90% delle infezioni.

Prima di arrivare alla solita raccomandazione di non rilassarsi e di mantenere alta la guardia, elencherei le caratteristiche positive correlate all’annuncio di Albert Bourla.

Innanzitutto ricorderei che la produzione di un vaccino richiede la capacità di fabbricare almeno un pezzettino del virus in modo da indurre, da scatenare la risposta immune nei vaccinati. Questo è un processo ancora più complicato quando si ha a che fare, come in questo con RNA. Vaccini efficaci contro i virus a RNA sono notoriamente difficili da ottenere (ne rappresentano un esempio, l’HIV e l’HCV).

Ancora la sperimentazione clinica di un vaccino richiede tempi più o meno lunghi (3-5) per garantire efficacia e sicurezza per la salute umana, ma la Pfizer, invece, in tempi record ha prodotto dati robusti, in accordo anche con un altro approccio sperimentale che, al momento, hanno superato con esito positivo la prima revisione di esperti alla pari.

Ma la fase 3 di sperimentazione non è finita, è ancora in corso, pertanto proviamo a stemperare gli entusiasmi. Fino ad ora la metà dei partecipanti ha ricevuto due dosi del vaccino e l’altra metà ha ricevuto un placebo, ora il tutto dovrebbe anche avere il fine di valutare chi, quanto e per quanto proteggerà i vaccinati. Bisognerà infatti capire che effetti avrà su persone già infettate e quanto dureranno gli anticorpi prodotti.

Intanto, giustamente, pare che la Pfizer chiederà alla Food and Drug Administration l’autorizzazione di emergenza del vaccino alla fine di questo mese, e così, entro la fine dell’anno l’azienda avrà prodotto dosi sufficienti per immunizzare da 15 a 20 milioni di persone. Se le proiezioni dovessero risultare reali e se i risultati reggeranno, le ditte deputate prevedrebbero di fornire 50 milioni di dosi di vaccini nel mondo nel 2020 e fino a 1,3 miliardi nel 2021.

In attesa palpitante della fine della sperimentazione, continuiamo a proteggerci ma possiamo affermare che la scienza non si ferma.

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