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Qualcuno era Vespista perché qualcuno era Lambrettista

Nell'eterna querelle Vespa vs Lambretta, un raduno non si nega a nessuno. E mentre in Italia e in Europa, da maggio a novembre, ci sono tante occasioni per rinverdire la passione per le due ruote made in Italy, su eBay c'è chi spende 50.000 euro per una 98

È primavera e per gli appassionati la bella stagione è sinonimo di appuntamenti a due ruote. Per gli amanti degli scooter d'epoca è un salto indietro nel tempo. Un ritorno a Gino Bartali e a Fausto Coppi, al Partito Comunista e alla Democrazia Cristiana, alla Vespa e alla Lambretta. Gli ideali nella politica, il sudore sui pedali e la lamiera negli scooter.

Sessant'anni dopo il ciclismo conquista le prime pagine solo per le vicende giudiziarie legate al doping, la politica fa rima con astensione ma Vespa e Lambretta rimangono ancora in carreggiata. Due icone di libertà e di made in Italy. Gioielli di design e di tecnologia. Quando i due marchi più popolari del panorama scooteristico hanno visto per la prima volta la luce per gli italiani avere una moto era una scelta obbligata, indispensabile per spostarsi dal piccolo paese verso la città, dalla campagna alla piccola fabbrica o alla grande industria. Sessant'anni dopo avere uno scooter Piaggio o Innocenti non è appannaggio solo di uno stretto manipolo di collezionisti ma è anche una moda o un modo di pensare e di vivere. Ed è per questo che oggi l'Italia continua, nel solco della tradizione, a dividersi tra “lambrettisti” e “vespisti”.

vespaUna sfida che si combatte a colpi di raduni, domenica dopo domenica. Il calendario del 2014 è particolarmente intenso: e prevede un paio di tappe anche fuori dai confini nazionali. Se per i lambrettisti dal 22 al 26 maggio la scelta è obbligata con il raduno nazionale a Montecatini Terme, per i vespisti la musica cambia radicalmente: tra il 23 e il 26 maggio ci sono appuntamenti in mezza Europa. Dalla Gran Bretagna (Kelso National Scooter Rally – Scottish Numbers), all'Olanda (Venlo Scooter Rally), senza dimenticare il Portogallo (Concentração – V. C. Nazaré e il Passeio de Primavera del V.C. Torres Vedras), il Belgio (Vespa Rondrit – V.c. Diest) e l'Austria (Vespa treffen a Bad Voslauer). Per chi è in Italia non c'è che l'imbarazzo della scelta, dal secondo fine settimana di maggio fino al 30 Novembre (Rally dei monti Lepini a Velletri).

E la battaglia si scatena anche lontano dalle strade: in internet a suon di rilanci su eBay dove la compravendita di scooter d'epoca ha raggiunto quotazioni da capogiro. Per una delle primissime Vespa, una 98 (si chiama così per la cilindrata), c'è chi è arrivato a spendere oltre 50.000 euro. Per chi si orienta invece sulla Lambretta, con 15.000 euro si può avere una M (in seguito denominata A), prodotta a partire dal 1947.

A distinguerle era l'idea: la Vespa costruita con carrozzeria portante e la Lambretta, ispirata agli scooter usati negli sbarchi degli alleati, con un telaio portante. La prima più avvolgente, la seconda concettualmente più stabile e rigida. Caratteristiche che le due case hanno mantenuto fino agli anni '70: la Vespa con il motore da una parte, la Lambretta con pistone e cilindro allineato all'asse centrale. Motori diversi, per esigenze diverse. Pratico e compatto l'uno, sofisticato e robusto l'altro. Differenze che inevitabilmente hanno diviso profondamente gli scooteristi della prima ora dando vita a diatribe e sfottò che si trascinano fino ai giorni nostri, quando i collezionisti dei due scooter continuano ad incontrarsi e a “scontrarsi” sul perché sia meglio una o l'altra. Analisi che passano attraverso l'elenco dei record ancora detenuti dalla casa di Lambrate e da quelli persi dalla casa di Pontedera, passando per le innovazioni tecnologiche come freno a disco e accensione elettronica introdotte per prime sulla Lambretta, senza dimenticare la fatidica domanda, ma è nata prima la Vespa o la Lambretta? Oggi però i due marchi hanno avuto destini contrapposti. La Piaggio marchio tuttora italiano, è rimasta in produzione, mentre per la Lambretta, i cui stampi vennero ceduti all'India alla fine degli anni '70, la produzione è ripartita solo da un paio d'anni. Entrambi sono scooter in plastica e con cambio automatico. Forse per la prima volta, i due marchi riescono a mettere d'accordo sia lambrettisti che vespisti convinti che il mondo dello scooter romantico sia fermo alla lamiera e al cambio manuale.

 

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