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Quei momenti che tornano ogni quattro anni, scongelati dall’Inno di Mameli

I Mondiali riportano indietro le lancette dei ricordi, permettendoci di vivere gli stessi momenti a distanze regolari e facendoci vivere le stesse irripetibili emozioni. Mentre tutto si trasforma, lo spirito della coppa del Mondo ci rende immutabili (Read it in English)

La notte è passata da un pezzo; sulle coste adriatiche il sole appare regalando al mare un elegante vestito rosso fuoco. Un lampo improvviso seguito da un tuono cupo sconvolge le onde e la spiaggia. All'improvviso mi ritrovo al centro di una valanga fatta di persone che festeggiano e si abbracciano. L'aria esplode riempiendosi di polvere tricolore iridescente, un soffio caldo mi avvolge e finalmente mi sveglio. Sono ancora sotto l'effetto di un rosso rubino dei vitigni abruzzesi, mi sento addosso una strana inquietudine, la spaghettata di mezzanotte oltre ad essere foriera di campanilistiche vittorie mi ha causato un tremendo stato di allucinazione. La mia mente fatica ma ha un sussulto. Prendo il mio smartphone chiedendo conforto allo schermo e cerco il risultato dell'incontro di poche ore prima… Non era un sogno ipnotico, l'Italia ha vinto 2 a 1 contro l'Inghilterra.

All'improvviso tutto è chiaro. Il tuono mi ha svegliato dal sonno profondo durato solo poche ore. La partita in Italia è iniziata a mezzanotte (e nessuno sa quando sia finita). Gli Italiani salutavano la vittoria accompagnandosi a copiosi calici alzati alla luna che rispettosa li omaggiava della sua luce pavida. Tutto ha avuto inizio verso le otto di sera quando i ristoranti hanno allestito i tavoli ornando le sale con drappeggi tricolori e dalle case si spandeva l'odore inequivocabile del profumo degli arrosticini, tipici spiedini di carne arrostiti alla brace molto in voga dalle mie parti. Il calcio unisce le famiglie come in un matrimonio e i parenti più lontani diventano ospiti graditi giusto per il tempo concesso loro da questo evento mediatico-culinario, per poi ritornare ad opportuna distanza appena finiti i mondiali…

Verso le dieci di sera le tavole apparecchiate segnavano il passo, cercando degna chiusura al convivio con il caffè appena preparato dalle mani sapienti di mogli e madri, aspettando con la consueta ansia l'inizio della partita. Nel mio rione i bambini con i volti dipinti con gli italici colori da Valerìe, una ragazza francese in pianta stabile presso il ristorante all'angolo, si attardano a fare le ore piccole, privilegio concesso loro dai genitori impazienti, e con la loro energia giocano e sventolano le loro bandiere eccitatissimi da questa inaspettata concessione.

Tra collegamenti e ultime notizie, sappiamo che Buffon non sarà dell'incontro. Mentre i disfattisti dell'ultima ora vengono emarginati in fondo alla sala ecco che come da copione, le squadre entrano in campo. Si gioca all'Arena Amazonas, una specie di “cesto enorme” situato nel nulla della foresta amazzonica; si dice che dopo i mondiali verrà trasformato in un carcere.

La formazione viene rivelata da un curioso gioco di immagini dove ogni giocatore, annunciato il proprio nome, si mette in posa a braccia conserte, come un gladiatore in cerca di fama. E mentre sono già schierati sul campo ad un tratto alcune note familiari diffuse dagli altoparlanti ci vibrano dentro come le corde di un violino. L'inno nazionale merita un minuto di sacralità. Gli adulti si alzano in piedi invitando i loro figli a fare altrettanto e mentre la musica infonde la solennità che gli compete, ciascuno dei presenti si inventa le parole, mai definitivamente memorizzate. La cronaca della partita si mescola ad un'attualità che è già consegnata alla Storia. Il Gol di Marchisio, la finta planetaria di Pirlo, il Gol di Balo e la traversa su punizione mettono il sigillo sulla vittoria e la marchiano a caratteri indelebili sul libro dei vincitori accompagnate dalle grida di tripudio dei milioni di italiani che in alcuni casi si sono dati appuntamento in moltissime piazze dotate di maxi schermi appositamente installati dalle autorità comunali richiamando in quei luoghi memorie di assembramenti meno sportivi ma ugualmente trionfalistici.

I mondiali sono un periodo di vita che regolarmente torna a materializzarsi al ritmo di una brevissima periodicità cometaria che invece di presagire oscure sciagure, riporta indietro le lancette dei ricordi, permettendoci di vivere gli stessi momenti a distanze regolari di 4 anni. Un periodo incastonato nel tempo che si scongela alle note dell'Inno di Mameli e defluisce nei nostri animi facendoci vivere le stesse irripetibili emozioni. La tecnologia pervade ogni cosa, i bambini hanno i loro nuovi giochi formato tablet, le automobili cambiano aspetto e il nostro corpo muta in maniera irreversibile; ciò che ci rende immutabili è lo spirito che si impadronisce di ciascuno di noi durante questo irripetibile momento di gloria chiamato Mondiale di Calcio.

Continua…

 

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