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Europa League: Luci ed ombre per le italiane.

Bilancio misto per le squadre italiane in Europa League tra le quali solo il Napoli vince in maniera chiara ed ipoteca piú chiaramente il passaggio del turno. Situazione difficile per l'Inter e per il Torino che saranno chiamate ad un'impresa per il ritorno. Il pari nel derby "fratricida" Fiorentina-Roma lascia i giochi aperti

Europa League

Ieri sera si sono concluse le gare di andata degli ottavi di finale di Europa League che vedevano impegnate ben cinque squadre italiane, evento unico nelle competizioni europee. Il Napoli dimostra subito di che pasta è fatto e liquida con una tripletta del Pipita la Dinamo Mosca. Il Torino e l'Inter perdono in lande difficili come quelle russe e teutoniche e confidano nella gara di ritorno prevista sulle italiche sponde. Sarà dura per il Toro e durissima per l'Inter, ad entrambe comunque servirà l'impresa. La sfida fratricida tra la Fiorentina e la Roma si è conclusa con un pareggio ma le due squadre hanno dato prova di grande carattere e di saper giocare al calcio ed è una considerazione che risulta più confortante per Garcia che per Montella: il francese esce dal “Franchi” con un pareggio che assume significati differenti se maturato in Europa anziché in campionato mentre Montella andrà a giocarsi all'Olimpico una parte del suo futuro.

Ottavi di finale

Napoli – Dinamo Mosca 3-1

Giocare ad oltranza per segnare il quarto gol è sintomo di una mentalità vincente ed è quello che ha cercato di fare il Napoli durante la gara del San Paolo contro la Dinamo Mosca, squadra in forma ma penalizzata dalla lunga sosta del campionato prevista a causa del rigido inverno russo. I partenopei sono scesi in campo con la fame di vittoria e questo gli ha permesso una maggiore corsa, una notevole spinta in avanti e la ricerca della profondità, qualità che sono nelle corde dei giocatori azzurri e che Rafa Benitez cerca a suo modo di mettere in campo. Con questi movimenti il Napoli ha trovato lo spirito giusto per stravincere la gara di andata al San Paolo ed in una certa misura affrontare con più serenità la partita di ritorno all'”Arena Chinki” di Mosca, stadio del CSKA che però ospita anche le gare interne della Dinamo a causa della ormai eterna ristrutturazione cominciata nel 2009 del suo storico impianto costruito negli anni '20. Il protagonista assoluto dell'incontro giocato ieri al San Paolo è stato Gonzalo Higuain. La rete di Kurany in avvio di gara porta inaspettatamente in vantaggio la Dinamo: corner di Valbuena ed imperioso stacco di testa del numero 22 moscovita che gela Andujar ed il pubblico del San Paolo. Al 25' il capolavoro di Higuain: Ghoulam scende sulla sinistra e crossa in area, El Pipita si nasconde dietro il suo diretto avversario, improvvisamente come un felino sbuca dal nulla si avventa sul pallone ed anticipa il difensore con un colpo di testa magistrale che si insacca alla sinistra dell'estremo russo. Un gol-capolavoro per astuzia, esecuzione, genialità e semplicità di azione, qualità che fanno di un giocatore un fuoriclasse. El Pipita si ripete dopo sei minuti in occasione del calcio di rigore per il Napoli, battuta centrale ma potente che solleva un soffio di gesso dal dischetto, esecuzione che ricorda quella dell'olandese Johnny Rep nella finale della Coppa del Mondo 1974. Nella ripresa terzo gol e tris d'assi calato sull'erba del San Paolo: stop di petto e coordinazione perfetta con il sinistro ad accarezzare il pallone d'esterno ed indirizzarlo nell'angolo opposto alla destra di Gabulov disarmato ed impotente. “Peccato non aver segnato il quarto gol” dice Gonzalo Higuain ai microfoni a fine partita. Forma mentis perfetta per affrontare le squadre europee e questo modo di interpretare la partita ci insegna che quando la posta in gioco è alta bisogna osare sempre qualcosa in più del necessario. Rafa Benitez si avvicina timido ma soddisfatto ai microfoni che aveva snobbato da un paio di settimane e conferma lo stato di grazia della sua squadra attribuendosi con determinazione il merito della vittoria basato sul lavoro operato in fase di allenamento dalla squadra. Resta il faro del “Pipita” che illumina la serata di Napoli a riscaldare i cuori dei partenopei, ad indicare il futuro in Europa del Napoli ed a rivelare chiaramente la sorte di Benitez.

Fiorentina – Roma 1-1

“Per vincere le partite bisogna essere in 11” sentenzia Nainggolan a fine partita. La migliore Roma dall'inizio dell'anno pareggia (guarda caso) a Firenze. Ma non è stato un pareggio qualsiasi perché se quello contro il Chievo era stato di gran lunga il peggiore, questo è stato senza dubbio il migliore ottenuto su un campo difficilissimo, in una competizione europea e, motivo principale, voluto fortemente dai giocatori giallorossi scesi in campo con l'atteggiamento inclinato decisamente alla vittoria. La squadra Viola sente la partita come un rabdomante in cerca dell'acqua ed attiva i sensori giusti per cogliere ogni piccolo segnale di debolezza dei giallorossi, la trova e la sfrutta al meglio. Dopo un paio di azioni pericolose della Roma ed un gol quasi fatto, fallito da Ljaijc, uno sciagurato disimpegno di De Rossi che sbaglia un passaggio elementare in orizzontale sulla trequarti innesca il veloce contropiede dei viola. Salah in profondità serve Ilicic che controlla e spara a rete fulminando l'incolpevole Skorupki estremo giallorosso. La Fiorentina a quel punto comanda in gioco anche in virtù del fatto che la linea mediana romanista cede metri importanti ed apre varchi pericolosi per le incursioni dei centometristi avversari. Garcia decide di rimodellare la squadra in palese difficoltà e cambia in difesa Manolas per Astori ed a centrocampo De Rossi per Pjanic e la Roma come per incanto si scuote dal torpore e parafrasando le dichiarazioni di Nainggolan, gioca finalmente in undici. Questa metamorfosi l'avevamo intuita anche in occasione della partita contro la capolista Juventus in cui la Roma dopo aver sostituito repentinamente i due capitani ad un quarto d'ora dalla fine improvvisamente si desta, comincia a tirare fuori gli attributi ed agguanta il pareggio. Scatta qualcosa nella testa dei giocatori oppure questa trasformazione in positivo è dovuta essenzialmente al caso? Qualcuno ci insegna che non era un caso il pareggio acciuffato in extremis all'Olimpico contro la Juventus, come non è dovuto al caso il pareggio acquisito al “Franchi”. La gara da bella è diventata interessante per concludersi in maniera esaltante. Le due squadre si sono affrontate a viso aperto, prima con circospezione poi in maniera esplicita senza nascondere ambizioni con un buon ritmo. Ai primi minuti di superiorità della Viola si è contrapposto un equilibrio sostanziale con leggero predominio della Roma nel finale in cui i giallorossi hanno prima sbagliato un rigore, poi pareggiato con Keità ed infine hanno sperperato la rete del successo. “Meritavamo la vittoria, la squadra si è espressa in maniera interessante” chiosa Garcia che definisce la sua Roma da inguardabile a interessante in appena una settimana con un dualismo degno di un monaco buddista. Lo abbiamo visto durante la gara seduto impassibile a riempire fogli di notes mente il collega a pochi metri è restato in piedi per tutto l'incontro. Montella non discute sulla qualità espressa dalla sua squadra ma critica il direttore di gara reo, secondo lui, di aver sbagliato l'interpretazione del calcio di rigore e di non aver visto un fallo plateale di Keita su un difensore in occasione del pareggio romanista. “ Teniamoci i nostri arbitri che è meglio” ha dichiarato l'aeroplanino in conferenza stampa. Garcia dopo il gol non ha fatto una piega ma siamo riusciti a leggergli il labiale: “ Così vi voglio” ha detto stringendo il pugno…L'Europa è diversa anche per questo.

Wolfsburg – Inter 3-1

A volte certi atteggiamenti non riusciamo a spiegarceli ed a volte alcune scelte non trovano una giusta collocazione. Alcuni errori si pagano a caro prezzo specialmente quando si gioca un torneo Europeo e la somma degli eventi negativi determina quasi sempre una sconfitta. Cosa sia passato nella testa di Mancini per convocare il secondo portiere nella gara più delicata dell'anno rimane un mistero che solo lui saprà rivelare ed in ogni caso resta il disappunto per i tre gol regalati al Wolfsburg, squadra rivelatasi ostica più del previsto e resa inarrivabile dalla difesa più comica di Europa League. Parte bene l'Inter messa discretamente in campo da Mancini con il WeltMeister alla rovescia, difesa disposta a quattro, Icardi e Palacio in attacco davanti a Shaqiri in interdizione e mediana composta da Medel, Guarin ed Hernanes che per loro caratteristiche offrono discreti momenti di costruzione del gioco ma latitano come incontristi puri prestando il fianco troppo spesso alle incursioni barbariche. Dopo appena sei minuti No Look di Icardi che serve a memoria Palacio in profondità, tiro potente del Joya ed Inter in vantaggio. Il boato dei numerosi tifosi presenti nel Wolksvagen Arena testimonia la presenza di moltissimi immigrati e lavoratori italiani presenti ieri allo stadio insieme ai circa 500 giunti dall'Italia. La squadra di casa accusa il colpo e si getta a capofitto verso le linee nerazzurre che si affidano ai miracoli. Il primo miracolo avviene quando Schurrle spedisce il pallone alto sopra la traversa ed il secondo quando Carrizo aiutato dalla fortuna devia il tiro sempre di Schurrle. Tertium non datur, il terzo miracolo non si consolida ed il Wolfsburg pareggia: Corner dalla destra di De Bruyne e Naldo tutto solo in area raccoglie un pallone ad un metro e mezzo dal terreno e lo colpisce indisturbato di testa senza nemmeno elevarsi e mette in rete bucando le mani a Carrizo tra gli sguardi impotenti dei difensori nerazzurri. Il gol del vantaggio tedesco avviene ad opera della premiata ditta Carrizo-Juan Jesus. Il portiere cerca un disimpegno di piede verso il difensore che pensa bene di defilarsi verso la linea esterna piuttosto che andare incontro al pallone e tra i due sciagurati ne approfitta Vieirinha che lesto serve al centro per l'arrivo di De Bruyne che raddoppia. Il terzo regalo viene servito direttamente su calcio di punizione: Carrizo piazza (male) la barriera e pensa di adottare la tecnica del nascondino piazzandosi dietro i giocatori nerazzurri lasciando un vuoto immenso sulla sinistra. De Bruyne non crede ai suoi occhi e piazza il pallone lento e beffardo proprio sul lato sguarnito della porta. Carrizo prima compie un passo di danza sulla destra poi in colpevole ritardo si butta sulla sinistra osservando il pallone entrato in porta ormai da un pezzo, per la tripletta teutonica. “Alla fine loro qualche gol potevano anche farlo ma tre regali sono davvero troppi” dice Mancini a fine gara. Tutto da rifare per il Mancio che comunque aveva messo bene in campo la squadra. Poi alcuni “orrori” individuali hanno compromesso l'incontro e rimesso tutto in discussione. L'innesto di Vidic per Hernanes al 58' trasforma la difesa a cinque ed abbassa ulteriormente il baricentro della squadra e senza un filtro adeguato a centrocampo il cambio ha senza dubbio favorito le incursioni del Wolfsburg. Scelte tattiche discutibili ed errori individuali rimandano l'Inter a San Siro tra sette giorni per la ormai consueta impresa. Ai tifosi interisti si consiglia l'uso di cardiotonici prima di andare allo stadio.

Zenit San Pietroburgo – Torino 2-0

E' il classico risultato che non ammette repliche. Atterrato in terra russa il Toro ed il suo allenatore erano convinti di portare a casa un buon risultato considerata la bella vittoria in Spagna contro l'Atletich Bilbao, ed almeno un gol il Torino poteva anche farlo per rendere meno drammatica la gara di ritorno. Se all'Inter serve un impresa al Torino serve un miracolo. Partita condizionata dalla doppia sciocchezza di Benassi che prima si fa ammonire e poi addirittura espellere per somma di ammonizioni lasciando i suoi in dieci per più di un ora. Dopo varie incursioni offensive lo Zenit passa: tiro violento di Smolnikov, Padelli non trattiene, Glik non ci arriva ed allora ne approfitta Witsel che su ribattuta mette in rete il pallone del vantaggio russo. Nella ripresa Ventura al 51'sostituisce uno sfinito Vives per Farnerud ma la musica cambia poco e dopo appena due minuti lo Zenit raddoppia con il “nostro” Criscito: doppio scambio al limite dell'area tra Witsel ed Hulk, quest'ultimo riceve il triangolo nell'area piccola e lascia partire una staffilata che coglie la base del palo, il pallone arriva a Criscito che anticipa tutti e raddoppia. Le statistiche sono impietose per i granata: 63 % di possesso palla e 15 tiri contro appena due del Toro sono alcuni numeri che hanno determinato la sconfitta. Ventura a nostro avviso è sbarcato a St .Petersburg con l'idea di non perdere e quindi ha caricato troppo il reparto difensivo e l'espulsione di Benassi ha giocato un ruolo importante in termini di equilibrio. A Torino serviranno tre gol senza subirne alcuno per continuare il cammino in Europa League e se il Toro dovesse riuscire nell'impresa consigliamo a Ventura ed il suo team di continuare il cammino verso Santiago de Compostela…

Serie A: Ottava di ritorno e relative quote

Sabato 14 marzo

ore 18 (New York ore 1 pm)

Palermo – Juventus 1 (4,35) X (3,35) 2 (1,90)

 

Ore 20:45 ( New York ore 3:45 pm)

Cagliari – Empoli 1 (2,35) X (3,25) 2 (3,00)

 

Domenica 15 Marzo

Ore 15:00 (New York ore 10 am)

Genoa – Chievo 1 (1,90 X (3,30) 2 (4,40)

Sassuolo – Parma 1 (1,60) X (3,75) 2 (5,90)

Atalanta – Udinese 1 (2,40) X (3,10) 2 (3,20)

Verona – Napoli 1 (4,40) X (3,50) 2 (1,90)

ore 20:45 ( New York ore 3:45 pm)

Inter – Cesena 1 (1,40) X (4,70) 2 (8,90)

 

Lunedì 16 Marzo

Ore 19:00 ( New York ore 2 pm)

Torino – Lazio 1 (3,00) X (3,00) 2 (2,50)

Fiorentina – Milan 1 (1,90) X (3,40) 2 (4,00)

Ore 21:00 ( New York ore 4 pm)

Roma – Sampdoria 1 (1,65) X (3,65) 2 (5,90)

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