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New York City Football Club: A Star is Born

La cittá di New York e la Major League Soccer americana danno il benvenuto alla nuova squadra che affiancherá i Red Bulls nel rappresentare la Grande Mela nel torneo calcistico americano e giocando i suoi incontri casalinghi allo Yankee Stadium, il tempio del metropolitano del baseball 

Da quest'anno, nell'arcipelago delle squadre partecipanti al torneo americano di Major League Soccer, nel mare ancora poco esplorato della consapevolezza calcistica d'oltreoceano è spuntata dal nulla una nuova isola. La città di New York presenta il New York City FC, la sua nuova squadra di calcio in veste ufficiale che debutta, in attesa di uno stadio tutto suo, nello “Yankee Stadium“, tempio del baseball del Bronx.

L'esordio assoluto del NYC avviene in Florida sotto un sole estivo che benedice l'Anno Zero del City con un bel pareggio ed una cornice entusiasmante di pubblico che per numero di spettatori, solo per poco non stabilisce il record di presenze della MLS verificatosi nel 1996 al Rose Bowl di Pasadena per l'esordio dei LA Galaxy. Serata di esordio e parata di stelle sotto il sole: L'Orlando Soccer ed il New York City sono squadre nuove di zecca nello scenario della Major League e il pubblico non si é fatto scappare l'occasione accorrendo numeroso per questo evento senza precedenti con oltre 62.000 spettatori sugli spalti del “Citrus Bowl” di Orlando. L'impatto è di quelli che toglie il fiato con le gradinate piene di tifosi con le maglie viola dell'Orlando SC a rendere omogeneo e cromaticamente suggestivo il colpo d'occhio offerto dai supporters uniti in un tifo assordante da far venire i brividi. Per noi italiani ormai abituati ai deserti ed al vuoto pneumatico che sono diventati gli impianti calcistici nella nostra patria lo spettacolo suscita anche un pochino di invidia mista a nostalgia dei bei tempi passati in cui gli stadi si riempivano eccome. Le squadre scendono in campo e le stelle si presentano nel loro fulgore alla folla in delirio. Kakà per l'Orlando SC e David Villa per il NY City affermano ed attestano l'autenticità di una competizione che ormai non è più vista come una bella e scherzosa favola ma come una reale dimostrazione di spettacolo e credibilità.

Il sogno prende forma


L'embrione del City si sviluppa nel 2010 con lo scopo di assegnare alla Grande Mela una seconda squadra da affiancare ai Red Bull ma con un'impronta spiccatamente metropolitana rispetto ai Bulls che hanno la sede nel vicino, ma lontanissimo New Jersey. La macchina operativa si mette così in moto e dopo vari passaggi e relative schermature del prodotto sono gli inglesi del Manchester City, ovvero i proprietari arabi della squadra inglese a dare vita alla pianificazione del NY City i quali hanno plasmato il progetto a loro immagine e somiglianza e lo hanno restituito alla stampa nella veste grafica odierna. Le altre due compartecipate all'acquisizione dei diritti del Club sono la Premier League Inglese e gli Yankees, la celeberrima squadra di baseball del Borough del Bronx, oltre ad altri svariati sponsor. Il Club registra logo, nome e colori sociali nelle liste della League nel maggio del 2013, data in cui il City ha offerto alla città di New York il suo primo vagito ufficiale e dopo le registrazioni, bolli ed affini arriva il momento di dare un corpo ed un anima alla squadra. Le magliette pronte nel loro colore che rispecchia in tutto e per tutto i colori del Manchester City persino nello sponsor ufficiale (Ethiad) e lo Stemma sul cuore che identifica nelle lettere di NY stilizzate incluse in un cerchio attendevano solo un corpo su cui essere indossate, anzi una squadra intera. Ed impresa ancora più difficile scovare dal nulla una massa di tifosi a conferire un'anima alla squadra.

Social e strategie

Qualcuno potrebbe affermare che negli USA le sfide ed i sogni si materializzano nel giro di pochissimo tempo, basta qualche passaggio pubblicitario, una campagna di marketing adeguata, un budget milionario e qualche nome illustre da inserire nella rosa ed il sogno prende le sembianze di una meravigliosa realtà. Facile a dirsi ma le cose non sono andate proprio in questo modo. La spina dorsale del progetto è stata del responsabile della comunicazione del Manchester City che ha approfittato dei social per far scoprire ai Newyorkesi la nuova creatura che stava per nascere e far crescere l'entusiasmo attorno ad essa svelando il contenuto dell'oggetto misterioso poco per volta e con delle idee geniali. In questa epoca web fatta di Social Networks non è necessaria una unica grande idea per stabilire un contatto diretto con la popolazione di una grande città come New York, ma è semplicemente bastato coinvolgere i futuri fans della grande mela con piccole iniziative volte ad interagire con il pubblico, piccole scelte motivate che hanno permesso al marchio appena nato di farsi distinguere, collocarsi in un certo ambito e far crescere attorno al brand una social community sempre più partecipativa ed integrata fino ad essere chiamata in causa per la scelta del logo stesso, elemento fondamentale per una squadra di calcio. Queste varie, piccole attività hanno richiamato l'attenzione dei nuovi appassionati che sono stati coinvolti da subito alla formazione del progetto stesso e quindi sempre più gente ha aderito a varie iniziative online rendendosi partecipe della pianificazione del sogno come fosse una proprietà sociale. Su Twitter e Facebook e sui muri di New York sono apparsi dei cartelli in cui gli appassionati ancora abbastanza scettici sono stati invitati a creare e promuovere il proprio stemma che sarebbe stato scelto tra tutti coloro che inviavano la propria proposta a #myNYCFC. Centinaia di migliaia di fans si sono sbizzarriti alla ricerca di un logo adatto alla nuova squadra, alcuni davvero bizzarri altri decisamente fuori tema ma comunque molto interessanti. Alcuni così strampalati da essere proposti come opera contemporanea al MOMA. Alla fine la società ha scelto i due brand che secondo loro erano i più adatti ad una squadra di calcio, semplici e diretti. L'evento della scelta del logo ha catalizzato l'interesse di centinaia di migliaia di persone che hanno potuto seguire in diretta streaming la scelta del marchio definitivo votando in tempo reale e seguendo le varie fasi su schermi posizionati strategicamente nei punti di maggior interesse della Grande Mela. Successivamente con la squadra ancora in fase di allestimento i tifosi hanno aderito all'aspetto puramente ricreativo del fenomeno giocando in una specie di League interattiva in cui i tifosi si confrontavano con altre squadre della MLS giocando virtualmente un campionato Fantasy con i colori della squadra di New York. Il Club prima ancora di scendere in campo aveva già coinvolto migliaia di fans scatenati in competizioni sui social che prevedevano anche vincite esclusive, come la prima maglia del Club estratta a sorte tra i vari “Like” degli internauti.

Anima latina


Contestualmente ai Social Network la strategia di unione aveva previsto altri momenti di aggregazione coinvolgendo direttamente le popolazioni più povere della città in particolare in quei luoghi dove l'impronta latina e sudamericana era più marcata. La scelta di creare dei centri di Scuole Calcio destinate ai piccoli residenti ha finito per coinvolgere anche i genitori o i fratelli collegati direttamente alle soccer school tramite appunto i vari social che provvedevano ad un servizio online in cui venivano fornite anche le varie news sulla squadra di calcio. Tale è stato l'entusiasmo con cui i giovani hanno partecipato alle iniziative del club che alcuni si sono tatuati il logo del NYC sul braccio prima ancora che la squadra avesse avuto modo di scendere in campo. I quartieri con una etnia latina hanno contribuito a mettere a disposizione del club il DNA calcistico tramandato dall'Europa e dal Sud America, territori notoriamente pervasi dalla cultura del gioco del calcio e capaci di infondere l'anima che mancava alla nuova squadra di New York.

Il “Diamante” del Bronx


Il sito scelto per le partite interne del NYCFC doveva necessariamente essere in linea con l'imprinting metropolitano che la nuova squadra si prefiggeva di avere. Una delle società coinvolte nel progetto è il team di baseball più famoso al mondo, gli “Yankees” di New York e non a caso gli esperti di comunicazione ed i tecnici interpellati hanno stabilito che lo stadio in cui giocavano abitualmente gli Yankees sarebbe stato anche il luogo in cui il NYCFC avrebbe disputato gli incontri casalinghi di calcio. Ma come è stato possibile sistemare un rettangolo d'erba in una specie di trapezio irregolare? Ed in maniera reversibile affinché poi le due squadre potessero giocare ogni settimana nel loro campo abituale. A dire il vero già in passato il vecchio stadio degli “Yankee” si era prestato a questa atipica trasformazione ma solo per periodici eventi durati lo spazio di qualche giorno. La sfida odierna ha messo i tecnici di fronte a delle scelte impopolari: il tappeto d'erba doveva essere collocato e rimosso nello spazio di pochi giorni e per tutta la durata del campionato mettendo a dura prova la già difficile convivenza tra le stelle della mazza da baseball e le stelline della palla di cuoio. Non sono mancate le polemiche a riguardo circa la sistemazione non corretta del ripristino del tappeto erboso; una delle star degli Yankee ha già esternato le sue perplessità sulle zolle d'erba malmesse, subito rintuzzato da David Villa, attaccante dei NYC: “Chi sa giocare lo fa su ogni tipo di terreno “ pare abbia detto lo spagnolo, “Player of the week” della scorsa settimana. Prime schermaglie di una convivenza innaturale. Kreis, trainer della squadra parla di campo “ più o meno” regolamentare e a chi opina che il campo è di fatto più stretto a causa dell'adattamento al diamante, il coach minimizza : ”Ma cosa volete che siano tre o quattro metri in meno”? Certo di fronte ad un investimento di 100 milioni di dollari possiamo anche fare a meno di qualche metro. Il campo è il più piccolo della MLS e dagli spalti non si gode una vista ottimale per una partita di calcio, chi sta in curva all'altezza del vertice del diamante vedrà il campo come in un disegno astratto. Ma Il giorno dell'esordio l'anima dello stadio ha pervaso i cuori dei 43,507 spettatori che si sono auto-applauditi quando lo speaker ha snocciolato i numeri dei presenti. Una sorta di rito auto-celebrativo che non ha risparmiato neanche il sindaco De Blasio, fischiato sonoramente dalla folla. I cuori si sono uniti in un unico battito al gol di David Villa che al 19' scambia la sfera con un suo compagno di squadra, chiede ed ottiene il triangolo di ritorno, entra in area ed infila il portiere del New England per la gioia dei suoi neo tifosi. Il NYCFC vince per due a zero il match ed è primo ancora imbattuto in MLS

Futuro e vecchie glorie.


Certo l'età media del New York City non è tra le più giovani della Major League; con i suoi 27,2 anni di media è forse la squadra più vetusta del campionato. E ad alzare ulteriormente la media un paio di nomi illustri che faranno scalo al JFK tra non molto. Frank Lampard già opzionato dovrebbe fare parte del team il prossimo anno e Steven Gerrard e CR7 saranno in arrivo per i tornei prossimi venturi mentre si parla con insistenza di un futuro nella League di Daniele De Rossi, centrocampista, anzi midfielder della Roma, che non sta attraversando un buon momento nella sua squadra attuale e pare abbia ventilato l'ipotesi di un clamoroso trasferimento in celeste. I tifosi del Bronx lo aspettano con ansia e per lui hanno già cambiato il suo nickname da Capitan Futuro in Capitan America…

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