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Serie A: Il sorpasso

Dopo essere restata stabilmente al secondo posto per quasi tutta la stagione calcistica, la Roma di Garcia viene superata dalla Lazio che, dopo aver conquistato la finale di Coppa Italia, rifila un poker all'Empoli e conferma il suo felicissimo momento di forma e di risultati

La citazione di questa undicesima di ritorno ci riporta alla memoria il titolo di un famoso film degli anni '60 del maestro Dino Risi: Il Sorpasso, interpretato da Vittorio Gassman e da un giovanissimo Jean Louis Trintignant. Due giovani di cultura ed estrazioni sociali diverse si uniscono in un viaggio verso mete differenti con un epilogo tragico per uno dei due protagonisti. 

Il sorpasso alla fine c'è stato, i sostenitori di fede biancoceleste hanno annunciato il pareggio del Torino contro la Roma sul maxischermo dell'Olimpico con una autentica ovazione che è durata fino alla fine della gara vinta meritatamente contro l'Empoli. Il Torino quindi costringe al pareggio una buona Roma alla quale manca sempre qualcosa per finalizzare le sue giocate e che cede un secondo posto ce era ormai in bilico da tempo. 

Il Napoli zittisce le critiche della settimana con un perentorio tre a zero sulla Fiorentina che incassa la seconda batosta in pochi giorni. 

Il Palermo vince sul campo – cantiere dell'Udinese dopo tre sconfitte di fila. Torna alla vittoria anche l'Inter che sbanca il “Bentegodi” di Verona con la rete del ritrovato Palacio e del solito Icardi che restituisce al Mancio una boccata d'ossigeno dopo il pareggio contro il Parma. 

La squadra emiliana si prende il gusto di vincere contro la capolista in formazione rimaneggiata in vista della gara di Champions contro il Monaco prevista per domani 14 Aprile allo Juventus Stadium di Torino. Il Milan precipita negli inferi poi si risolleva e pareggia contro la Sampdoria. Ogni partita ormai per Inzaghi rappresenta sempre un esame. Il Chievo corsaro a Cesena inguaia Di Carlo con un gol di Pellissier nel giorno del suo 33esimo compleanno e l'Atalanta torna alla vittoria, la prima della gestione Reja alle spese del Sassuolo che ha perso lo smalto dell'inizio del campionato. Il Genoa Piega il Cagliari ormai rassegnato alla Serie B e spera nel recupero per staccare l'Inter in zona Europa League.

Napoli – Fiorentina 3-0

A volte le punizioni fanno bene, al corpo ed allo spirito. Un detto italiano sempre in voga tra le nostre madri del Sud recita che le “mazze e le panelle fanno i figli belli”. Il ritiro punitivo ha fatto benissimo al Napoli che vince, stravince e convince contro la Fiorentina per tre reti a zero dinanzi al pubblico del San Paolo che non assaporava una vittoria in casa dal 23 febbraio scorso. Gli Azzurri con questa vittoria sgombrano il campo dalle voci polemiche della settimana con una prestazione convincente sul piano della determinazione e del gioco e se questa vista contro la Fiorentina mostra il vero volto del team allenato da Benitez, allora resta davvero il rammarico per aver gettato alle ortiche il secondo posto con prestazioni sciagurate di una squadra solo lontana parente di quella vista domenica a Fuorigrotta. Tifosi in delirio e spalti gremiti come degna cornice di questa domenica pomeriggio assolata e primaverile, il Napoli parte come un diesel, fa fatica a scaldare i suoi motori e sente nelle gambe il peso della punizione ed il malumore dei tifosi ed è la Fiorentina a muoversi in maniera più disinvolta per il rettangolo verde. Il Napoli si schiera con il modulo solito ma con qualche sostanziale novità, Gabbiadini titolare dall'inizio al centro del tridente arretrato composto da Callejon a destra e Mertens a sinistra ed Higuain come estremo avamposto offensivo. La scelta di Benitez di tenere in panchina Hamsik non è certo una novità di questi giorni. Gli oscuri presagi si rivelano precocemente quando Andujar è costretto ad uscire alla disperata sul velocissimo Salah lanciato a rete ma le nubi di colpo si diradano e Mertens si inventa un gol strepitoso: su contropiede dei partenopei il belga dal vertice sinistro dell'area di rigore infila in buca d'angolo il pallone del vantaggio napoletano. Il gol ha l'effetto di una scossa per il resto della squadra che prende fiducia, gioca con più convinzione e attacca gli spazi lasciati vuoti dai difensori viola. Alla mezz'ora ci prova Higuain con una fucilata dal limite: il pallone si stampa contro il montante della porta difesa da Neto e rimbalza chiaramente dietro la linea. Sarebbe stato il raddoppio ma il giudice di porta piazzato nel modo migliore per dare il suo giudizio non interviene e l'arbitro lascia correre come in una sorta di scaricabarile dannoso e controproducente per l'immagine dei direttori di gara ma sopratutto per il Napoli oltremisura penalizzato dalla mancata concessione del gol. Nella ripresa Montella cambia l'assetto tattico al suo modulo con l'innesto di Gomez che contribuisce a dare più incisività alla squadra che sfiora il pareggio in almeno un paio di occasioni. Benitez trepida e si asciuga la fronte urlando al cielo la rabbia per il gol non concesso e temendo lo spettro del pareggio. Al 65' finalmente inserisce “Marekiaro” Hamsik per un volenteroso Gabbiadini ed è la svolta dell'incontro. Al 71' la slovacco si inserisce come un lampo nel cuore dell'area avversaria e dopo aver ricevuto in profondità la sfera da Callejon piazza il colpo vincente alle spalle di Neto che raccoglie il pesante fardello dalla rete mentre lo stadio è in delirio per il raddoppio. Respiro di sollievo liberatorio per Benitez e terzo gol del Napoli con Callejon che mette fine alla gara. Vittoria meritata del Napoli partito con la sordina ma La Viola non era certo l'ultima arrivata. Qualcosa non ha funzionato nel meccanismo di Montella che subisce sei reti in pochi giorni ed accusa un brusco doppio passo falso con l'eliminazione in Coppa seguita da questa bruciante sconfitta in Campionato. Per il Napoli sensori attivati puntando l'Europa con un bel respiro di sollievo e resurrezione posticipata di sette giorni. Meglio tardi che mai…

Napoli, toccato nell'orgoglio sfodera una prestazione di alti livelli, voto 8 : Fiorentina, parte benino ma poi si perde come al “Franchi “ in Coppa Italia. Voto 5

Torino – Roma 1-1

Garcia si dichiara soddisfatto per questo pareggio ed invoca una serie di piccoli eventi che da qualche mese contribuiscono a fare di questa Roma la vittima predestinata di chissà quali oscuri artifici organizzati da divinità crudeli. La AS Roma esce imbattuta dal campo del Comunale di Torino ma non vincente come avrebbe dovuto fare. Forse a Garcia avrebbero dovuto spiegare meglio che con questo ennesimo pareggio, prova lampante di una difficoltà oggettiva di andare in gol, la Roma ha perso il secondo posto in classifica ed è stata scavalcata addirittura dalla Lazio. Il clima territoriale e campanilistico, come spesso citato dalla Voce, resta uno dei baluardi intoccabili per molte delle squadre che militano nel campionato di Serie A ed i tifosi, che sono coloro che rendono vivo questo sport in termini di prestigio, di calore ed anche di soldi, non digeriscono affronti come questo del sorpasso. Forse a Garcia non interessa che sia la Lazio oppure un altra squadra ad averlo superato, per lui tutte le squadre sono uguali, ma lui è francese e non capisce che ci sono motivi di ordine extracalcistico che esulano dal puro aspetto tecnico e tattico, a volte i tifosi preferiscono arrivare al decimo posto pur di vincere il Derby sia all'andata che al ritorno. Ma forse questo a Garcia nessuno glielo ha ancora detto. Il Torino di Ventura non si scompone e dopo essere passato in svantaggio riesce a pareggiare una gara giocata a ritmi decisamente troppo bassi da entrambe le squadre. Al gol di Florenzi al 58' su rigore per un atterramento dubbio di De Rossi in area, risponde dopo 5 minuti Maxi Lopez che segna dopo una ribattuta in area di rigore giallorossa. Solito possesso palla nella trequarti difensiva granata quasi irriverente e improduttiva da parte del Toro di Ventura e Roma che non approfitta della velocità di alcuni suoi giocatori. Ma forse è colpa degli Dei dell'Olimpo.

Torino: Possesso palla e supremazia territoriale poco produttiva, voto 6 : AS Roma, belle trame di gioco ma ennesimo pareggio che costa il secondo posto, voto 5

Milan- Sampdoria 1-1

In questo posticipo serale della 30 giornata il diavolo piomba all'inferno per un quarto d'ora poi torna a riveder le stelle ma resta in Purgatorio. Era stato Soriano dopo un'imbeccata capolavoro di Eto'o a portare in vantaggio la Sampdoria nel secondo tempo ed Inzaghi ha visto i fantasmi appostati dietro la sua panchina materializzarsi con i volti di Montella, Spalletti, Sarri e lo stesso Sinisa, suo collega nella panchina adiacente alla sua e papabile per sedersi sulla panchina del Milan il prossimo anno. #iononmollo aveva annunciato Inzaghi affidando ai Social il suo grido di rabbia, ma è stato De Jong a salvargli il posto con un gol da benedizione papale. Dopo una rovesciata del calciatore olandese di origine surinamense la sfera incoccia nella gamba di un difensore e termina in rete spiazzando l'incolpevole Viviano. Spesso il calcio è fatto di episodi che determinano la fortuna o la sventura di una squadra e del suo tecnico. Dopo la bella prova di Palermo il Milan ha accusato le solite amnesie tattiche lasciando ampi spazi vuoti per le ripartenze degli attaccanti blucerchiati. Sinisa ha strutturato la sua squadra come il Napoli di Benitez, Eto'o Soriano ed Eder tridente arretrato sulla trequarti avversaria con Okaka unico terminale offensivo. Non è un caso che Napoli e Sampdoria siano le uniche squadre in Italia che giocano con tre attaccanti veri. Alla fine del match Inzaghi se la prende con i commentatori di Sky TV rei di aver avuto parole non certo confortanti sulla gara . “Abbiamo visto due partite diverse” replica il tecnico rossonero. La partita è stata orrenda ed il pareggio una manna dal cielo per il Milan, squadra mediocre e non certo all'altezza del rango e del pubblico che ha polemizzato con la dirigenza lasciando un ampio squarcio vuoto sugli spalti della Curva Sud. Le squadre che giocano un buon calcio purtroppo sono lontane dagli spalti del “Meazza”.

Milan, squadra acerba e svogliata ancora alla ricerca della sua identità, voto 5: Sampdoria, se avesse osato avrebbe vinto. Voto 6

Lazio – Empoli 4-0

Mauri, Klose, Candreva ed Anderson ed il poker è servito. I quattro elementi migliori della squadra di Pioli confermano il loro personale stato di grazia e quello della Lazio che con questa vittoria si piazza al secondo posto scavalcando nientemeno che gli odiati concittadini di fede giallorossa. Praticamente non c'è stata partita, al 4' Mauri con un perfetto colpo di testa finalizza il cross con il contagiri di Cavanda sulla fascia destra del campo, incornata vincente del capitano e vantaggio biancoceleste dopo appena pochi minuti dall'inizio dell'incontro. Il secondo gol alla mezz'ora è la fotocopia del primo: Cavanda si invola sulla fascia di appartenenza del campo, prende la mira indisturbato e collima la sfera con la testa di Miroslav Klose che sigla il raddoppio. Nella ripresa Candreva porta a tre le reti della Lazio con una fucilata da 35 metri che sibila e sfiora il palo interno alla destra del povero Sepe. L'Empoli già rimaneggiato in difesa è troppo fragile anche in attacco viene travolto dal ciclone Felipe Anderson e cade per per la quarta volta: Klose conquista un prezioso pallone sulla trequarti, si invola verso la porta, brusca frenata in area e assist al bacio al brasiliano che dopo una prima conclusione ribattuta da un difensore alla fine di piatto mette in rete il poker biancoceleste. Ottima intuizione del tedesco che a 37 anni corre come un ragazzino e lotta su ogni pallone; la caparbietà di attaccare in pressing i giocatori dell'Empoli lo premia oltremodo sul piano caratteriale oltre a quello della sua proverbiale classe. Giorni di gloria per l'Aquila biancoceleste che sorvola l'Olimpico all'inizio delle gare interne e che stavolta proprio non ne vuole sapere di scendere sulla terra.

Lazio: Ottima gara , concerto di solisti per un team compatto, voto 9 : Empoli, ci riserviamo il giudizio al prossimo turno quando Sarri affronterà una squadra ”terrestre”, NG

Verona – Inter 0-3

Ci si attendeva troppo da questa Inter dopo il mezzo flop contro il Parma, ed a mettere la partita su un piano inclinato in favore dei nerazzurri ci ha pensato Icardi al minuto 11 della gara: percussione centrale di D'Ambrosio che si blocca al limite, si gira su se' stesso e serve sulla destra l'accorrente Palacio in veste di esterno, palla in mezzo leggermente deviata da un difensore che arriva ad Icardi ben appostato che da due passi infila in rete per il vantaggio interista. La svolta dell'incontro è stata tutta qui, il gol di Icardi ha permesso al Mancio di amministrare la gara con i suoi uomini migliori in campo. Il tecnico al “Bentegodi” si affida al suo proverbiale “Rombo” a centrocampo, per la verità ancora in fase sperimentale, formato da Brozovic, Guarin, Medel ed Hernanes. Il profeta si è esibito in una delle sue migliori interpretazioni dell'era Mancini; veloce, reattivo, sempre pronto alle ripartenze e dotato comunque di una classe sopraffina. Perfetto il gol del raddoppio firmato da Palacio: porta palla Hernanes sulle corsie centrali, no look per Icardi sulla sinistra che mette in mezzo per “el Trenza” che chiude idealmente il triangolo mettendo alle spalle di Rafael il pallone del 2-0. La partita del Verona comincia dopo un ora di gioco, rigore concesso dall'arbitro agli scaligeri, si incarica Toni della realizzazione ma l'ex Bayern si fa ipnotizzare da Handanovich che gli para il rigore. Dicevamo del rombo che funziona a ritmo alterno e questa mancata coordinazione dei quattro giocatori è costata cara al Mancio perchè ha permesso al Verona di attaccare gli spazi troppo larghi delle maglie centrali nerazzurre ed innescare pericolose ripartenze concluse con falli tecnici e le ammonizioni pesanti di Guarin e Brozovich che salteranno il prossimo turno di campionato perché diffidati. Il terzo gol dell'Inter porta la firma di Guarin anche se in virtù di un autogol di Moras. Conferme e rivoluzioni che si intrecciano per la riconferma quasi certa del Mancio alla guida dell'Inter anche per la prossima stagione: “ Io via per un grande club? Sono già in un grande club” pare abbia sentenziato il tecnico sulle voci di un suo presunto addio.

Verona, si sveglia troppo tardi quando ormai la partita è compromessa, voto 5 : Inter, passi da gigante, manca continuità e meccanismi ancora da oliare, voto 7

 

Palermo – Udinese 1-3

Atalanta – Sassuolo 2-1

Genoa – Cagliari 2-0

Cesena – Chievo Verona 0-1

Parma – Juventus 1-0

 

Classifica della Serie A:

Juventus 70

Lazio 58

Roma 57

Napoli 50

Fiorentina 49

Sampdoria 49

Torino 43

Milan 42

Inter 41

Genoa 41*

Palermo 38

Sassuolo 35

Chievo 35

Udinese 34

Empoli 33

Verona 33

Atalanta 29

Cesena 22

Cagliari 21

Parma 16*

*Parma e Genoa una partita in meno

 

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