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Serie A: Il grigiore di San Siro e l’oro di Napoli

Nella foto Ansa: Gonzalo Higuain esultante dopo il gol

Nella foto Ansa: Gonzalo Higuain esultante dopo il gol

Sulla carta, l'incontro clou dell'ottava giornata sarebbe stato il "Derby d'Italia" tra Juventus e Inter al Meazza di Milano ma la "classica" italiana ha riservato meno emozioni e nessun gol ripetto all'avvincente match tra Napoli e Fiorentina terminato con la vittoria dei partenopei e l'arrivo "a braccetto" in cima alla classifica marcatori dei gioielli azzurri Insigne ed Higuain

La partita di cartello di questa ottava giornata di campionato appena conclusa si è giocata allo stadio San Siro di Milano dove Inter e Juventus hanno dato vita (si fa per dire…) al famoso “Derby d’Italia”. A dispetto delle coreografie da Triplete, biglietti sold-out, dell'incasso di oltre tre milioni e mezzo di euro ed di almeno una ventina di fuoriclasse in campo che militano nelle nazionali di mezzo mondo, la gara è finita zero a zero. Nessuno si è fatto male, le due squadre hanno badato più ad annullarsi a vicenda che a proporre qualcosa che si avvicini seppur lontanamente al gioco del calcio.

Il Napoli dal canto suo ha centrato il target dei tre punti fermando la capolista Fiorentina al San Paolo con due splendide reti della coppia consacrata ormai a futura memoria, Higuain ed Insigne. Nonostante la sconfitta la Viola resta in testa alla classifica da sola, seguita ad un punto dalla Roma, vittoriosa e convincente contro l’Empoli nell’anticipo di sabato e dall’Inter che ha appunto pareggiato la sfida contro i bianconeri. Al quarto posto il Napoli di Sarri che dopo un avvio incerto ha saputo conquistare punti in classifica e successo di pubblico, avvicinando i cuori dei tifosi al suo cuore di napoletano doc ed espatriato precocemente verso alterne fortune in territori esterni alla cinta di Partenope. Sarri che ha debuttato appena l’anno scorso nella massima serie, oggi è il capitano indiscusso del Napoli, ha adattato i suoi moduli di gioco alla perfezione e con alcuni innesti di carattere è stato capace di far dimenticare la parentesi dolce-amara di Benitez, che non era di certo l’ultimo arrivato considerato il suo palmares nelle competizioni europee. Il lavoro serio, cerebralmente onesto e senza lustrini e fronzoli appare oscuro agli apparati mediatici del calcio. Ma i fatti stanno a dimostrare l’esatto contrario. Sarri ha cominciato in sordina, da allenatore di provincia innestato in una squadra metropolitana che nel suo DNA ha ancora i fasti illustri delle gesta epiche del “Pibe de oro”, scudetti e coppe europee in bacheca, tifosi che da sempre masticano un gran calcio. Per Sarri la sfida era doppia, e se qualcuno osa chiedergli che “nemo propheta in patria” lui asserisce che al latino preferisce la lavagna del centro sportivo di Castel Volturno dove nascono le strategie illuminanti da applicare sul terreno di gioco, un copia-incolla di segni e di svolazzi, adattabili alla perfezione al rettangolo verde e capaci di frenare qualsiasi impeto, anche se sul campo l’avversario ha le maglie viola ed è la capolista di turno.

La corsa, l’impeto ed il (non) gioco

La partita più attesa invece, come spesso accade, ha disatteso le previsioni. Mezzo miliardo di persone connesse da ogni angolo del pianeta per seguire una delle gare meno entusiasmanti dell’anno. Fosse stata una gara di atletica magari ci saremmo divertiti di più. I ventidue in campo, almeno nel primo tempo non si sono risparmiati, ritmi altissimi e gara di velocità per trenta minuti abbondanti. Ma non sono sufficienti corsa e ritmo per trasformare una prestazione ginnica in una partita di calcio accettabile. Sciabole di legno a mostrare i muscoli, ma poco cervello per gestire le giocate. Risultato: uno zero a zero ad occhiali che muove di un punticino la classifica ma non convince nessuno, nemmeno i tifosi che come sempre in occasione di partite importanti al Meazza espongono coreografie da brivido. Gli allenatori tutto sommato sono soddisfatti solo perché non hanno perso. Accontentarsi di un punto non è una mentalità apprezzabile, specialmente se si allenano due squadre eccelse come Inter e Juventus. Allegri allunga i tempi di recupero e rimanda alla prossima primavera il bilancio che ancora lo vede in ritardo di una decina di punti rispetto alla vetta della classifica. Mancini non offre scuse, ma analizza la partita in modo diverso. Molti dei suoi giocatori erano disponibili solo da venerdì, due giorni appena prima della gara perché impegnati con le rispettive nazionali di calcio per le qualificazioni di Francia 2016 negli stadi di mezza Europa. Quindi preparare la partita al meglio con soli due giorni a disposizione diventa problematico. Se poi devi affrontare la Juventus, allora è meglio non prenderle che cercare di vincere. L’Inter scesa in campo al Meazza schiera il modulo caro al Mancio, con le due punte Icardi e Jovetic, al suo rientro dopo una breve parentesi in infermeria. Brozovic preferito a Guarin, apparso affaticato durante il riscaldamento preliminare. Nella Juventus si rivede Marchisio dopo uno stop di un mese per problemi fisici. Al fischio d’inizio le squadre sembrano come impazzite. L’Inter abbassa la testa e cerca di penetrare le difese bianconere come fosse un ariete. Ma lo fa con ordine e con tecnica. Guadagna metri ed occupa benissimo gli spazi evitando la gestione di palla ai bianconeri che non trovano sbocchi apprezzabili. Gli uomini di Mancini concludono poco a rete ma sicuramente disputano il miglior primo tempo della stagione. Durante la ripresa l’Inter sviene letteralmente . Forse nello spogliatoio dei padroni di casa veniva servito un thè caldo al cloroformio perché nella ripresa i giocatori nerazzurri spariscono dal campo e dimenticano di giocare al calcio. Stanca ed appannata, l'Inter lascia gradualmente l’iniziativa alla Juve che diventa più intraprendente ma non approfitta dello stato di quiescenza degli avversari che vengono graziati in almeno un paio di occasioni . Clamorosa quella capitata a Khedira che da pochi passi, su assist di Morata colpisce il palo esterno con Handanovic già pronto a raccogliere mestamente la sfera dalla rete. Abbiamo visto Allegri chiedere qualcosa alla panchina mentre con una mano si asciugava gli occhi. Forse cercava di capire oppure chiedeva una corda con un cappio per appendere alla traversa lo sventurato turco–tedesco, reo di aver sciupato un'occasione di platino. Il migliore in campo per i nerazzurri è Medel che, spostato dal Mancio a centrocampo, offre una prova eccellente, esercitando un pressing asfissiante sui portatori di palla bianconeri fin oltre il suo consueto raggio di azione. Il peggiore Icardi che sa ripetere la sua propensione a far gol ai bianconeri e non punge quasi mai correndo molto ma senza incidere più di tanto. Il migliore della Juventus è senza dubbio Cuadrado a pari merito con Barzagli. Quasi tutte le minacce sono arrivate dal lato destro dove Perisic e Juan Jesus arrancano per contenere la furia del colombiano che si procura anche una ghiotta occasione per andare in rete, sventata fortunosamente da Handanovic che respinge di piede in angolo. Il peggiore: Paul Pogbà: bello ed inutile, si rigira i pollici per buona parte dell’incontro. Poi si sveglia, fa un paio di piroette per ammansire le aspettative e giustificare il suo ingaggio che appare, alla luce delle ultime prestazioni, davvero esagerato. Il fischio finale conferma l’Inter seconda e muove la classifica di Allegri, il ritardo di punti in classifica corre su una scala mobile scalata al contrario, inopinatamente relegata nei bassifondi in cattiva compagnia di neo-promosse e nobili decadute. Nulla di nuovo quindi sotto i riflettori di San Siro. Per il gioco del Calcio attendiamo le prossime chiamate.

Luna Viola e cieli azzurri

La notte scende sul San Paolo e la luna rischiara i cuori dei napoletani. In un pomeriggio di autunno al cospetto di cinquantamila tifosi azzurri e di circa millecinquecento tifosi Viola. La capolista era attesa ad una prova di maturità contro un Napoli in piena ripresa. Gli azzurri a Fuorigrotta si riprendono il quarto posto ai danni della compagine di Paulo Sousa che comunque non demerita affatto. Gioca bene la Viola, ordinata e lucida anche perché' l'allenatore portoghese applica alla perfezione teoremi e trigonometria, le triangolazioni dei viola sono il pezzo forte della sua scienza calcistica. La Fiorentina mette sempre tre uomini a difesa del pallone manovrando in una fitta rete di passaggi esteticamente apprezzabili. Ma bello da vedere è anche il Napoli. In fase di possesso palla Sarri mette sempre almeno 5 uomini in grado di dare alternative al possessore di palla in un carosello di rotazioni che disorientano le difese avversarie. Durante il primo tempo le squadre si equilibrano, il possesso palla è leggermente a favore dei Viola. Nella ripresa Sarri accorcia la squadra provando a dettare legge. E ci riesce. Improvvisamente il profilo basso degli attaccanti partenopei si alza. Il tecnico viola si accorge del calo fisico dei suoi e chiede un ulteriore sforzo agli esterni in ripiegamento che progressivamente cedono le armi. La svolta nella ripresa con il folletto Insigne che colpisce ancora. Approfitta di una verticalizzazione di Marechiaro Hamsik, attacca il vuoto lasciato dai difensori e con un colpo da biliardo trafigge l’estremo della Fiorentina che però alla mezz’ora pareggia. Invenzione di Ilicic che di prima intenzione, senza guardare, offre a Kalinic un assist che taglia la difesa azzurra e mette l’attaccante in condizione di battere Reina in uscita disperata. Sarebbe finita in pareggio se nel Napoli non ci fosse un fuoriclasse di nome Gonzalo Higuain. Praticamente si inventa il gol da solo. Recupera un pallone sradicandolo ad un avversario, scambia stretto con Mertens. Il belga gli restituisce il pallone in profondità. L’argentino fa a sportellate con un difensore viola, strattona, lotta e alla fine si impossessa della sfera e la calcia in rete per l’esultanza sua, del popolo napoletano e del suo condottiero in tribuna, il Presidente De Laurentiis. Tre punti che lasciano la Viola ancora in vetta solitaria ed avvicinano il Napoli al quarto posto. Abbiamo visto l’orso di Bagnoli, Maurizio Sarri, sorridere convinto all’uscita del sottopasso che conduce allo spogliatoio, ma forse si è trattato di uno scherzo della vista.

Note di Campionato

Il Sassuolo vince contro la Lazio applicando un ottimo calcio a conferma del felice momento di Mister Di Francesco che con questa vittoria lancia in orbita i suoi ragazzi che agganciano la Lazio al quarto posto assieme al Napoli. Quello che sta facendo il Sassuolo in queste prime giornate di campionato ha il sapore di un racconto epico da tramandare ai nipoti.

Torino ed Atalanta al quinto posto si confermano eccezioni che confermano la regola che vuole questo campionato anomalo e fuori dagli schemi. Il lavoro di Mister Ventura lo conosciamo bene ed il quinto posto non è affatto un caso.

Discorso diverso per l’Atalanta. Dopo la cura degli anni passati di Mister Colantuono, con ricette a base di mattoni e di muraglie umane, Edy Reja ha saputo invertire la rotta e far avvicinare finalmente la squadra al calcio. Un allenatore da 8 in pagella per un ambiente motivato e “caliente”, a tratti unico come quello bergamasco.

Il Chievo ci crede, gioca bene, trova la rete in avvio di gara poi si piega al Genoa, fortunato ma con una marcia in più. Merita una lode particolare lo straordinario gol di tacco in acrobazia dell’eterno Pellissier che regala il momentaneo pareggio ai clivensi.

Il Frosinone vince la sua seconda gara in Serie A e comincia a formarsi come una compagine solida a dispetto delle note iniziali che la volevano cenerentola del girone. A farne le spese una Sampdoria troppo sbadata e senza nerbo. Sconfitta meritata e senza appello per gli uomini di Zenga che non sfruttano le occasioni avute nel primo tempo della gara seguite, nella ripresa, dal buio e dalla sconfitta.

Il Palermo corsaro a Bologna accentua la crisi dei felsinei con un acuto di Vazquez che trova la via del gol per la prima volta in questo campionato.

La Roma sbanca l’Olimpico dimostrando la sua forza costruttiva.

I giallorossi hanno il miglior organico del campionato e sono in fase di progressione, secondo posto ed opzione scudetto come target finale. Il Milan pareggia e salva Sinisa dalla catastrofe. Bacca migliore in campo ma che non basta per vincere. Il Torino replica con il suo uomo migliore, Baselli che pareggia i conti e chiude l’incontro.

 

Serie A : Ottava giornata

Atalanta – Carpi 3-0

Bologna – Palermo 0-1

Frosinone – Sampdoria 2-0

Genoa – Chievo 3-2

H.Verona – Udinese 1-1

Inter – Juventus 0-0

Napoli – Fiorentina 2-1

Roma – Empoli 3-1

Sassuolo –Lazio 2-1

Torino – Milan 1-1

 

Classifica:

Fiorentina punti 18

Inter e Roma 17

Napoli, Sassuolo e Lazio 15

Torino ed Atalanta 14

Chievo 12

Sampdoria 11

Palermo, Genoa e Milan 10

Juventus 9

Udinese 8

Frosinone ed Empoli 7

H.Verona e Carpi 5

Bologna 3

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