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Derby romano a curve vuote in segno di protesta contro il Prefetto Gabrielli

Il Prefetto di Roma Franco Gabrielli sceglie la linea dura e impone misure di controllo estremamente restrittive per garantire ordine e sicurezza durante il Derby capitatolino. Le tifoserie di Roma e Lazio non gradiscono e boicottano il match in segno di protesta lasciando le curve vuote

Era nell’aria già da tempo e come preannunciato qualche giorno prima dagli organi di informazione il Derby capitolino tra la Roma e la Lazio allo Stadio Olimpico si è svolto con le due curve desolatamente vuote. Il minor numero di spettatori paganti ha completato la farsa cominciata, come accade spesso in Italia, con una commedia. Ormai la vita politica e sociale del Belpaese assomiglia sempre più ad un tragicomico spettacolo teatrale ma sulle locandine che annunciano l’evento non è mai scritto se si tratti di un'opera drammatica oppure di una farsa, (o di entrambe le cose) per cui c’è sempre da aspettarsi un epilogo a sorpresa. Le curve Nord e Sud dello Stadio Olimpico di Roma hanno deciso di disertare il match per una forma di protesta nei confronti del Prefetto di Roma Franco Gabrielli, ex tutor del sindaco di Roma Capitale uscente, che per i soliti ed a volte eccessivi “motivi di sicurezza” aveva fatto innalzare alcune barriere, brutture estetiche ed amovibili di grossolano spessore urbanistico, tra i settori dell’Olimpico definiti ad alto rischio. Chi non avrebbe rispettato diligentemente il proprio posto, inoltre, sarebbe stato sanzionato severamente. Queste erano le premesse affisse sulle locandine teatrali del Derby della Capitale come prologo a quello che poi, puntualmente, si e’ verificato.

Dopo questo poco allettante invito del Prefetto le due tifoserie, quella laziale e quella romanista hanno deciso, come raramente accade, di fare corpo comune contro codeste ristrettezze ritenute poco permeabili e disegnate apposta dalla commissione come fossero rivolte ad un pubblico di bestie feroci invece che ad un gruppo, seppur eterogeneo, di tifosi.

La Prefettura in questo modo ha deciso di tutelarsi contro gli episodi di violenza che si sono verificati durante il derby precedente ed hanno coinvolto sia i tifosi della Roma che quelli della Lazio. In effetti alcuni episodi di violenza in passato ci sono stati, gente che si rincorreva per tutto il piazzale del Foro Italico per darsele di santa ragione. Poco importa però se questi intollerabili gesti molto atletici e poco sportivi si sono verificati nelle piazze adiacenti l’impianto sportivo, quindi all’esterno del recinto dello Stadio. La soluzione è stata presa dopo un breve confronto tra Comune e Prefettura e le barriere sono state innalzate come baluardo contro “la violenza diffusa e gratuita da parte delle due tifoserie”. I segnali del dissenso hanno avuto come campanello di allarme la defezione in massa dei tifosi in occasione di alcune gare prima del Derby: i tifosi romanisti avevano disertato lo stadio in occasione della partita della Roma contro il Barcellona, il Sassuolo ed il Carpi. I Laziali hanno fatto a meno di recarsi allo stadio per la gara dei biancocelesti contro il Bologna. In tutto questo rullar di tamburi le due società hanno cercato di creare alcuni confronti on-line con i tifosi. James Pallotta ha cercato di dissuadere dalla protesta i tifosi giallorossi ma poi i due presidenti, forse impotenti dinanzi all’autorità prefettizia, hanno semplicemente scrollato le spalle ed hanno glissato il problema lasciando la patata bollente nelle mani del Prefetto che, per timore di scottarsi le dita, ha avviato le procedure per la costruzione delle barriere.

Guerra Fredda

In questa epoca i muri vengono innalzati per tranquillizzare le paure. I muri sono un retaggio del Medioevo e come periodo storico hanno avuto il loro declino nel 1989, anno del crollo del muro per antonomasia, quello di Berlino abbattuto all'apice della“distensione”. Oggi in Europa assistiamo ad un ritorno demodè di muri e di barriere. Ne troviamo ovunque. Baluardi che attraggono ancora l’interesse della politica attuale. Un apparato organizzativo enorme, interi eserciti, forze dell’ordine e decine di migliaia di stewarts supportati da un milione di leggi fatte apposta, non allentano neppure di un millimetro l’ansia di coloro che esercitano il controllo della situazione. Ci sono i tifosi che vogliono andare allo stadio? Bene, facciamo un muro. Attuare oggi una soluzione che appartiene ormai al passato significa semplicemente riconoscere una evidente incapacità organizzativa. I muri a sostegno della sicurezza tolgono uno spazio di libertà che i cittadini o tifosi che siano, hanno il diritto di ottenere. La sicurezza andrebbe gestita con maggior serenità. Il timore che possa accadere qualcosa di spiacevole fa parte del sistema delle cose. Chi baratta la propria libertà per un eccesso di sicurezza perde irrimediabilmente entrambe le cose, asseriva uno strano tipo vissuto non molto lontano da New York, e che oltre alla politica si dilettava in aquiloni e parafulmini, ma evidentemente la sapeva lunga. Sicuramente molto di più del Prefetto di Roma.

Esempi europei

La cosiddetta “questione morale” è sempre sul banco degli imputati. Onestamente è immorale che in uno stato definito “serio” vengano impiegati millesettecento agenti di polizia per una sola partita di calcio. Gli stadi in Italia, se si fa eccezione per il bellissimo impianto della Juventus, non sono adeguati agli standard moderni di partecipazione delle masse. Lo Stadio di Roma, per esempio, è stato ristrutturato in occasione dei Mondiali del 1990, 25 anni fa. Oggi le esigenze e gli esempi che abbiamo in Europa ci mostrano impianti costruiti ex-novo per accogliere le esigenze crescenti dei tifosi. Gli stadi europei al loro interno offrono luoghi di intrattenimento, bar, ristoranti, musei e negozi per i gadget della squadra. Le poltroncine sono tutte al coperto. All’esterno ampi parcheggi, strade e servizi pubblici impeccabili. Tutto questo per il solo obiettivo di riportare le famiglie allo stadio con una maggiore presenza e sicurezza. Ovviamente i tifosi devono fare la loro parte di civiltà. Un giorno mi trovavo all’Allianz Arena di Monaco per un incontro di Bundesliga di cartello. Tra decine di migliaia di persone che facevano il loro ingresso, solo una decina di agenti a cavallo posti a garantire il flusso ordinato dei tifosi. Birra, panini e caffè hanno res la gara più rilassante. In Italia gli stadi non offrono nulla; si entra facendo la corsa ad ostacoli tra le varie transenne, muri, barelle, recinti in ferro e tramezzi. Dopo questa maratona atipica si arriva infine al cancello di ingresso presidiato, come fosse un posto di confine tra le due Coree in cui, oltre a presentare il “biglietto personalizzato” con nome, cognome e posto rigorosamente riservato e videosorvegliato, per un eccesso di sicurezza, fanno anche togliere il tappo alla bottiglietta d’acqua di plastica. Paradossi italici.

Regole dure e vecchi merletti

Tornando al deserto dell’Olimpico Gabrielli aveva annunciato poco prima del Derby che le due società non lo avevano aiutato affatto nel garantire la sicurezza. “Se non ci sarà il confronto tra le parti la tendenza sarà quella di radicalizzare ulteriormente gli spazi a disposizione” ha precisato il Prefetto. “ Queste manifestazioni mi convincono ad adottare metodi sempre più duri. Se i tifosi non faranno la loro parte questo braccio di ferro li vedrà perdenti. Io devo in ogni modo garantire la credibilità dello Stato“.

Benvenuti al prossimo Derby di Roma, così è se vi piace, tra muri e barriere. Spettacolo garantito per coloro (sempre meno) che ci saranno. Per la cronaca sportiva la Roma ha vinto il Derby per 2 a 0 con un rigore inventato ed un gol allo scadere. Ma questo fa parte del gioco del calcio che seppur tra mille difetti è lo sport che amiamo di più.

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