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Serie A: Luci ed ombre del cambio della guardia in cima alla classifica

Il Napoli vince, spodesta l'Inter dalla vetta della classifica ma rivela nel finale di gara, anche preuccupanti cali di forma fisica e, soprattutto psicologica che dovrà superare se vuole affermarsi come squadra di vertice. L'Inter perde la gara e il primato in classifica ma si conferma squadra solida, in grado di reagire anche in una situazione difficile come quella di lunedi

 

E' stata la serata più emozionante delle ultime edizioni notturne del campionato di calcio più ordinario della storia. Almeno fino a questo punto. Ovviamente stiamo parlando della partita, ultima in ordine di tempo, che ha visto la capolista (fino a quel momento) Inter soccombere, ferita ma mai completamente doma, dalla seconda in classifica (fino a quel momento): il Napoli. Dal triplice fischio le posizioni si sono nettamente ribaltate, gli Azzurri, con una doppietta mistica annunciata con rivelazione pre -natalizia dalla Dea del Calcio Eupalla al Pipita Higuain con tanto di Annunciazione scavalcano a piè pari con un unico balzo i nerazzurri di Mancini che per un'ora lasciano il timone in balia degli eventi, si beccano un paio di gol, ne rischiano altri dieci poi, con un uomo in meno per tutta la ripresa, riducono le distanze con un gran gol di Ljajic e per 15 minuti rischiano la clamorosa rimonta, negata dalla sorte avversa proprio allo scadere. Le speranze nemmeno tanto vane degli uomini di Mancini si infrangono sui legni della porta difesa da Reina. Pali e traverse trafugati nottetempo dai tifosi partenopei e portati in processione lungo Via del Duomo come reliquie di una grazia ricevuta.

La notte del San Paolo lancia il Napoli in cima alla classifica. Evento straordinario in perfetto clima "resurrezionale" da Anno Santo, circostanza che si è verificata nell'arco di un lustro solo due volte. Il Napoli capolista interpreta nell'immaginario cabalistico la chiusura ideale di un ciclo. Dal 1990, anno del secondo scudetto del Napoli ad oggi sono passati esattamente 25 anni. Gli esperti della smorfia interpretano il calendario cabalistico come un evento irrazionale e sperano che dopo decenni di purgatorio sia lecito pensare ad una possibilità di ripetere le gesta di campioni del passato del calibro di Careca, Maradona, Carnevale e De Napoli, affiancati oggi idealmente in una specie di deja vu , al fuoriclasse dei nostri giorni. Un playmaker assoluto, un'autentica e rara perla del campionato italiano: Gonzalo Higuain.

I più me ne vorranno, ma il Pipita è l'unico capace di trasformare una buona squadra composta da ottimi giocatori, in un dream-team quasi imbattibile. Higuain è il valore aggiunto del Napoli, un tesoro da custodire nell'antro delle Fontanelle, un nome da aggiungere allo Stato di Famiglia del Comune di Napoli ad perpetuam memoriam.

Buona squadra il Napoli, talentuosa ed operaia, con qualche astro che brilla più del solito. Niente però al confronto dell'undici allenato da Albertino Bigon. Quel team avrebbe potuto competere tranquillamente per il Mondiale senza sfigurare, magari arrivare in finale e addirittura vincerlo. A parte i tre dell'Ave Maria : Careca, Alemao e Maradona, quella squadra era composta da giocatori tutti italiani. Ieri al San Paolo l'unico italiano in campo, tra l'altro partenopeo, era Lorenzo Insigne. Segni dei tempi che cambiano. In peggio

Il Napoli ha raggiunto l'Inter scavalcandola al ritmo di 13 partite utili consecutive, rosicchiando ai nerazzurri qualcosa come 10 punti in 8 gare. L'Inter esce sconfitta nel risultato ma non nell'orgoglio. I nerazzurri hanno disputato una partita opaca per oltre un ora, con l'addebito dell'inferiorità numerica di due uomini: Nagatomo avviato alle docce prematuramente a causa di due cartellini amarilli che sommati ne fanno uno rosso acceso, ed Icardi che praticamente non è mai entrato in campo. L'Inter camaleontica non è mai simile a se' stessa, cambia spesso i registri del sistema. Icardi preferito a Jovetic è la variante sostanziale rispetto alla squadra che aveva sconfitto la Roma. Il Mancio aveva approntato le contromosse all'idea di Sarri di schierare tre esterni ed una punta. Mediana difensiva a 5 per interrompere il flusso delle incursioni napoletane e ripartire dalla tre quarti per far male o almeno per provarci. Sarri non adatta il suo modulo alle squadre avversarie, ma sistema le cose a modo suo. Arretra di una decina di metri Callejon quando è l'Inter a manovrare attirando in una trappola il perfido Ljajic che si scopre dando il fianco alla ripartenza terribile dei partenopei. Jorginho predestinato sulle zolle di Medel agguanta campo vitale e trasferisce energie alla manovra azzurra. La difesa del Napoli ha gioco facile aiutata dal ristagno di Icardi, pantano inamovibile dell'attacco meneghino.

In meno di due minuti il Napoli passa in vantaggio. Profondità di Insigne su cui Murillo, forse ancora in fase di scongelamento, decide sciaguratamente di intervenire lisciando la sfera che finisce a Callejon. Nagatomo quasi ipnotizzato segue con lo sguardo il pallone finire dallo spagnolo al Pipita senza intervenire. Alla fine della giostra Higuain carica la palla di cannone dritta al cuore della porta nerazzurra. Un boato assordante accompagna la palla in rete per il vantaggio azzurro. Il primo tempo prosegue con l'Inter che cerca la manovra scoprendo il fianco alle devastanti discese azzurre. Medel si dimena tra le sabbie mobili della mediana partenopea. Guarin sembra un turista annoiato che evita guai defilandosi dal vivo della manovra. Icardi non proietta nemmeno l'ombra sul prato tanto è evanescente. Eppure l'Inter crea almeno in tre distinti momenti i presupposti per una seppur timida reazione. Ma allo scadere è Nagatomo a "commettere harakiri" emulando i suoi antenati in cintura e Katana. Fallo veniale ma plateale del giapponese, cartellino giallo che fa coppia con l'altro preso sei minuti prima. Espulsione e the caldo da sorseggiare negli spogliatoi con meditazione.

La ripresa offre spunti interessanti, il Mancio sacrifica l'inutile Icardi per un difensore, Telles, che si affianca alla mediana centrale formando un modulo 4-4-1 con Liajic unica vera punta. Nel Napoli, Jorginho ha davanti un massiccio baluardo dove manovrare con tranquillità diventa difficile. La tattica dei partenopei ne risente, Sarri decide di puntare al contropiede lasciando ai nerazzurri l'onere di creare gioco. L'Inter attacca, a volte anche in modo lineare ma si scopre e prende pure qualche rischio. Ed anche un gol.

Albiol ferma a centrocampo un rinvio del portiere interista rilanciando il pallone di testa verso l'area nerazzurra. El Pipita aggancia la sfera con l'interno del piede e plana elegante sull'erba, allarga le braccia e fa a sportellate con Murillo. Difende il pallone con doverosa sagacia tecnica in una lotta corpo a corpo in cui ogni colpo basso è permesso. I due non cedono di un centimetro ma la pelota è sempre preda della calamita inserita nello scarpino dell'argentino che ormai punta la porta come uno Stukas in picchiata. Carica il destro e piazza il colpo vincente con Handa battuto per la seconda volta. Un capolavoro .

Poi accade quello che ormai avviene spesso dalle parti di Fuorigrotta. Il Napoli ha un calo evidente. Lascia spazi aperti alle manovre degli avversari che si fanno sempre più pericolosi. Ad un ora esatta dall'inizio, Mancini decide di spedire Guarin direttamente in agenzia viaggi per prenotarsi una vacanza al mare, magari sarà più utile altrove invece che nel bel mezzo di un campo di calcio a contendersi il primato. Dopo sei minuti di pressing convinto l'Inter accorcia le distanze con Ljajic che danza in area, piroetta e segna un gran gol. Il calo è evidente, il pubblico rumoreggia.

Poi la pazza Inter stavolta fa ammattire davvero Sarri incredulo della debacle atletica della squadra e che cerca dalla panchina di infondere energia ai suoi giocatori che sembrano non averne più. L'Inter ci crede, ogni giocata sembra sia quella buona per la mazzata finale. Il pubblico fischia, si agita, prega e spera nel triplice fischio. Ma c'è ancora spazio per qualche infarto. A tempo ormai scaduto D'Ambrosio scende sulla destra praticamente senza alcun ostacolo, mira al centro e scodella un pallone che raggiunge Jovetic entrato al posto di Perisic. Il montenegrino si eleva senza alcun pressing della difesa del Napoli ormai in completa balia degli avversari. Stacca di testa a colpo sicuro con Reina che osserva la scena come alla moviola. Il pallone per fortuna dei partenopei si stampa sul palo alla sinistra dell'estremo napoletano e ritorna in campo per la disperazione mista ad incredulità dello stesso Jovetic e di tutta la panchina interista. Ma l'azione prosegue. Dalla destra Biabiany recupera l'ennesimo pallone agli avversari ormai in dispnea e crossa al centro. La scena si ripete ma con protagonisti diversi. Stavolta è Miranda a saltare da solo in piena area. Incoccia di testa con sicurezza ma Reina decide di metterci la firma. Si allunga con la mano destra fino a sfiorare la sfera di quel tanto che basta per mandare il pallone a stamparsi sul palo, quello destro. Ora lo stupore assomiglia ad una beffa per Mancini che, in piedi davanti alla sua panchina, si aggiusta il ciuffo con un sorriso beffardo. Il triplice fischio è salutato con una ovazione liberatoria da tutto il pubblico di fede partenopea, dalla panchina azzurra e dai giocatori in campo. Il fido Auriemma in cabina radio ormai non trasmette più da qualche minuto. Forse i pali presi dall'avversario lo hanno costretto ad assumere una dose supplementare di corde vocali.

Vince il Napoli quindi, spodesta l'Inter e si piazza al primo posto del campionato di Serie A, non succedeva da un lustro. Mancini è un leone ferito. Non ci sta a perdere e se la prende con l'affrettata espulsione del suo fido scudiero del Sol Levante. Recrimina anche un paio di azioni e millanta una superiorità territoriale che forse ha visto solo lui. Sarri risponde a tono spiegando ai colleghi che il suo Napoli ha giocato per un ora dominando l'incontro.

Come al solito la verità sta nel mezzo. L'Inter ha dimostrato di essere una squadra tonica e preparata per la vittoria dello scudetto. Il modulo che cambia pelle e si adatta alle circostanze è forse l'arma di Mancini che lascia intatte le ambizioni della Beneamata. Sarri vince la sfida vincendo contro la capolista, si prende una benedizione gratuita dai santi protettori del golfo e ringrazia il suo giocatore migliore, l'unico capace di fare la differenza oggi nel campionato italiano. Ci sono da fare però un paio di considerazioni: se il Napoli non avesse avuto Higuain probabilmente la gara sarebbe terminata con un altro tipo di punteggio. Il Pipita è fenomenale, non è inquadrabile nei canoni consueti ma rappresenta il prototipo del fuoriclasse autentico. La seconda considerazione è di carattere atletico. Dopo un'ora gli uomini di Sarri erano già mentalmente e fisicamente esauriti. La fortuna che ha benedetto il Napoli con i pali colpiti dall'Inter è stata accolta con doveroso rispetto. Ma la fortuna potrebbe non ripetersi. La condizione atletica è uno dei punti cardine del lavoro di Sarri. Acquisita quella forse il Napoli potrà dire l'ultima parola sul campionato di calcio. Ora è decisamente presto per fare pronostici.

Quattrodicesima giornata

Napoli – Inter 2-1

Sassuolo – Fiorentina 1-1

Palermo – Juventus 0-3

Empoli – Lazio 1-0

Chievo – Udinese 2-3

Genoa – Carpi 1-2

Roma – Atalanta 0-2

Milan – Sampdoria 4-1

Torino – Bologna 2-0

 

Classifica della Serie A

Napoli 31

Inter 30

Fiorentina 29

Roma 27

Juventus 24

Sassuolo e Milan 23

Torino ed Atalanta 21

Lazio 19

Udinese ed Empoli 18

Chievo V. , Sampdoria e Genoa 16

Palermo 15

Frosinone 14

Bologna 13

Carpi 9

Verona 6

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