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Super Bowl 50: con l’America verso la “end zone”

La sfida della finale di Football tra Carolina Panthers e Denver Broncos

di Francesco Buosi
Super Bowl
Il football compie mezzo secolo di Super Bowl e domenica la sfida si gioca nel nuovissimo Levi’s Stadium di Santa Clara, California. La febbre sale anche in Italia . E il trofeo assegnato porta il nome di un italoamericano

Spesso i numeri non sono sufficienti a spiegare a pieno un fenomeno, ma sono altresì molto importanti nel descriverlo e nel disegnarne la maestosità. 50 è un numero importante. E non a caso la partita di domenica pomeriggio (mezzanotte in italia) tra i Carolina Panthers ed i Denver Broncos non è una partita come tutte le altre. Benvenuti al Super Bowl50, l’evento sportivo più importante d’America.

Super Bowl è il termine con cui si indica l’incontro finale che assegna il titolo di campione della NFL (National Football League), la lega professionistica di Football americano. Quest’anno la gara si svolgerà nel nuovissimo Levi’s Stadium di Santa Clara, California, distante 60 km da San Francisco: 75.000 spettatori presenti sugli spalti, oltre 4000 agenti in campo, 120 milioni gli spettatori davanti al teleschermo, 5 milioni di dollari il costo per 30 secondi di spot durante la partita, oltre i 2.000 dollari il prezzo del biglietto singolo più caro venduto online, 1 milione di dollari il costo per aggiudicarsi un box vip allo stadio, 5mila dollari il valore dell’anello che ciascuno dei giocatori della squadra vincitrice si metterà al dito al termine del match.

Questi alcuni dei “famosi” numeri che ben evidenziano la portata globale di un evento sportivo ormai conosciuto anche in Italia. Per la prima volta nel nostro paese la partita verrà infatti trasmessa da entrambi i principali operatori di Pay Tv. Non potete mancare! Attrezzate numerosi termos di caldo caffè e preparatevi alla notturna con i vostri più cari amici. Perché il football americano, più di ogni altro sport di massa negli Stati Uniti, è un evento che va vissuto in compagnia, sorseggiando birra e addentando alette di pollo fritto.

Per questi motivi, ma soprattutto per le regole in campo, il football americano è uno sport lontano dalla tradizione europea. E seppur da profani molti provino ad indicarvi qualche attinenza con il Rugby, i due sport divergono in maniera considerevole. Per semplificare le cose basti pensare che ogni squadra si compone di due team: quello di attacco e quello di difesa. Lo scopo del gioco è quello di andare a segno portando la palla ovale al di là della linea di fondo campo, denominata end zone. Ogni possesso mette a disposizione dell’attacco 4 tentativi per ottenere un avanzamento di campo pari almeno a 10 yard (0,9m). Avanzamento che consente di resettare proprio il numero di tentativi.

A guidare la squadra, il Quarterback, che chiamando gli schemi offensivi del suo team può decidere se lanciare il pallone o giocarlo “alla corsa” affidandolo ad un altro giocatore. Se non si ottiene l’avanzamento di Yard necessario l’arbitro decreta il cambio di possesso e le due squadre invertono i team di attacco e difesa. Semplice no?

“Il football è uno sport duro, giocato da super atleti, dove il gioco di squadra conta più della giocata del singolo. Uno sport combattuto lottando per un centimetro di campo in più ad ogni possesso, come se fosse l’ultimo della partita”. Così Oliver Stone, attraverso le parole di Al Pacino in un celebre monologo del film Ogni maledetta domenica, ci dava la sua personale visione del football americano. La lunga filmografia di genere, incentrata in particolare sulla figura del quarterback, è quella che più di ogni altro elemento ha contribuito alla popolarità dello sport anche da noi.

Il Super Bowl 50 vede sfidarsi in questo senso due giocatori, due quarterback, agli antipodi. Da un lato Peyton Manning, campione affermato e sul viale del tramonto viste le 39 primavere sulle spalle, alla guida della squadra di Denver, i Broncos.  Peyton ha già vinto un Super Bowl nel 2006, alla guida della sua squadra storica: gli Indianapolis Colts. Figlio dell’ex giocatore Archie Manning, Peyton è cresciuto da predestinato in una famiglia in cui anche il fratello minore Eli, meno talentuoso forse, è diventato un giocatore professionista (quarterback dei Giants si New York) con all’attivo già due Super Bowl vinti. Peyton sogna di coronare una carriera che l’ha visto come miglior giocatore della lega per ben 5 volte, proprio emulando il fratello e raggiungere quel titolo che manca a Denver dal 1998. Dall’altro lato del campo, a guidare l’attacco avversario ci sarà Cam Newton: classe 1989, al quinto anno da professionista, afro americano, stella assoluta ed emergente della poco blasonata squadra della Carolina, I Panthers.

La franchigia con sede nella città di Charlotte, ha visto la luce nel 1995 e nella sua seppur breve storia professionistica, ha giocato nel 2003 un SuperBowl; perdendolo però contro la corazzata di Boston, i New England Patriots. Cam gioca anche per la storia, per diventare il secondo quarterback di colore a vincere il Super Bowl in un ruolo in cui tradizionalmente sono i bianchi a dominare. Quella tra Cam e Peyton sarà una sfida nella sfida, per una sceneggiatura sportiva che solo l’America riesce a regalare ai suoi milioni di spettatori. Perché alla fine sono le storie dei campioni in campo, quelli sotto contratto per decine di milioni di dollari a rendere più umano, e quindi più empatico per il pubblico, questo sport.

Ma anche in questa storia americana di sport, così come in tante altre della cultura a stelle e strisce, esiste un poco conosciuto legame con l’Italia. Vince Lombardi Trophy, ovvero, letteralmente, il trofeo di Vince Lombardi. Ebbene sì, non avete letto male. Il riconoscimento in argento, assegnato ogni anno alla squadra vincitrice del campionato professionistico di football americano, porta il nome di un italo-americano. Vince Lombardi figlio di Enrico “Harry” Lombardi and Matilda “Mattie” Izzo, è stato uno degli allenatori più vincenti della storia dello sport professionistico americano a cavallo degli anni 60’. Origini salernitane da parte di padre e lucane da parte di madre, in sella alla squadra dei Green Bay Packers, nel Winsconsin, Vince si è aggiudicato la vittoria nei primi due SuperBowls della storia: 1966 e 1967. Domenica nella notte italiana, mentre i festeggiamenti saranno già in corso, ci sarà anche un piccolo pezzo d’Italia in quel trofeo portato in celebrazione dai giocatori della squadra vincente.

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