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Doping e complotti: il caso Schwazer spiegato da Donati

Dopo l'intervento di chi criticava le teorie del complotto, la replica dell'allenatore di Alex Schwazer

sandro donati alex schwazer

Sandro Donati con Alex Schwazer e Mario De Benedictis

In questa intervista alla vigilia delle Olimpiadi di Rio, Sandro Donati replica alle critiche arrivate da Stefano La Sorda e pubblicate su La Voce di New York: "Sono l’allenatore di Alex Schwazer, marciatore; e, per vocazione, insegno a tenere i piedi per terra..."

Sandro Donati è una figura di primo piano nell’atletica leggera italiana. E’ stato allenatore della nazionale, dal 1977 al 1987. E’ Maestro dello Sport: titolo non solo formale, ma ricco di implicazioni umane ed etiche, per chi sappia viverne la profonda investitura. Così non stupisce che, sin dal 1989, quando pubblicò il suo primo libro sull’argomento, Campioni senza valore, abbia reso la lotta al doping il suo impegno primario. La sua idea centrale è che, però, senza una radicale riforma delle istituzioni sportive, nazionali ed internazionali, la piaga del doping, non solo rimarrà intatta, ma è destinata ad aggravarsi. Dall’anno scorso allena il marciatore Alex Schwazer.         

“Ho letto con interesse l’intervento di Stefano La Sorda sulla vicenda di Alex Schwazer.  La Sorda afferma di scrivere come colui che mette ordine e fa tornare con i piedi per terra.Com’è noto, sono l’allenatore di Alex Schwazer, marciatore; e, per vocazione, insegno a tenere i piedi per terra; pertanto, non posso che rallegrarmene”. 

La Sorda contesta che gli accertamenti riguardanti Schwazer siano stati protratti a lungo e nega che, comunque, tempi simili siano toccati solo a lui. A questo fine, richiama il caso dell’atleta russa Vitalina Simonova.

“Ma, a parte che, in generale, un abuso non ne cancella un altro: faccio solo notare, e proprio considerando gli stessi dati esposti da La Sorda, come, nel caso della nuotatrice russa, per l’intera procedura siano trascorsi 126 giorni, mentre per Schwazer, dal 1 Gennaio al 8 Agosto ne saranno trascorsi 221; quasi il doppio. Senza contare le altre anomalie”.

Si riferisce all’anonimato sui campioni di urine?

“Esattamente. E non solo. Devo precisare che sui flaconi contenenti i campioni biologici per il controllo antidoping, deve essere mantenuto il più rigoroso anonimato. Altrimenti, svanisce ogni certezza di possibili manipolazioni. Detto questo, sui fogli di accompagnamento dei campioni biologici prelevati ad Alex e pervenuti ai laboratori di Colonia, il 2 gennaio, è stato scritto “Racines”, comune di residenza di Schwazer: in questo comune non risiedono altri marciatori, o altri atleti professionisti tali da giustificare un controllo per conto della IAAF (Associazione Internazionale Atletica Leggera, n.d.r.). Così, non solo l’anonimato, di fatto, è stato infranto; ma l’indicazione di provenienza si rendeva univoca.  Perciò, La Sorda sbaglia quando scrive che sui campioni di Schwazer ‘non c’è mai stato scritto Racines’”.

E poi cos’è successo?

“Ho letto, credo volendo essere ironici, di ‘urine negative che diventano positive’;  ma la questione è più sottile di come cerca di semplificarla La Sorda. A Colonia, che è il laboratorio antidoping più avanzato al mondo, non hanno avuto alcun sospetto sulle urine del 1° gennaio consegnate da Schwazer; così non hanno ritenuto di dover procedere all’analisi di approfondimento”.

E come si è arrivati al secondo accertamento, allora?

“E’ successo che la IAAF appena ricevuto da Colonia l’esito negativo del controllo, ha intrapreso immediatamente controlli antidoping comparativi;  i responsabili della IAAF non hanno mai spiegato come e perché a Colonia sarebbero stati compiuti controlli scientificamente inadeguati o insufficienti; né quali più avanzate conoscenze scientifiche, ignote al laboratorio di Colonia, abbiano alimentato il loro dubbio proprio su quello specifico campione ematico”.

Perciò voi non dubitate della competenza del laboratorio di Colonia?

“Nella nostra perizia affermiamo di considerare la loro analisi inappuntabile. Né, come afferma erroneamente La Sorda, abbiamo mai affermato che “il macchinario del test IRMS non era attendibile” (IRMS: acronimo inglese per Spettrometria di massa isotopica: serve per verificare se gli steroidi siano di origini endogena, cioè prodotti dal proprio corpo, o esogena, introdotti dall’esterno, n.d.r.). Semmai, a proposito dell’esame IRMS, vorrei far notare questo: la IAAF, senza neanche attendere da Colonia l’esito di questo accertamento, da essa stessa sollecitato, ha tentato comunque di fermare Schwazer; e lo ha fatto facendo presente che era stato proposto un esposto; peraltro, la vecchia guardia della FIDAL degli anni ottanta ha dato a questo esposto ampio risalto sui media. Ma non ne è venuto nulla. E’ stata però subito chiara l’intenzione”.

Lei dice: ritardi nella procedura di accertamento antidoping; anonimato delle provette violato; e, poco fa, ha aggiunto: “Non solo”.

“Certo. Perché è a tutti noto che il contesto in cui è nato questo anomalo accertamento antidoping su Schwazer è quello della vigilia delle Olimpiadi di Rio. Del tutto assente, nel caso della nuotatrice di cui parlava La Sorda. Egli richiama il comunicato con cui il TAS (Tribunale Sportivo Arbitrale, n.d.r.), il 19 luglio, da un lato, confermava la sospensione provvisoria di Schwazer, e, dall’altro, fissava un’udienza, per la decisione definitiva. E’ fin troppo evidente, che al 19 luglio, proprio per quel “prima no e poi sì” sulla positività del campione del 1 Gennaio, la difesa era stata già ampiamente compromessa. Aggiunga che, come si sa, inizialmente sembrava andasse bene la data del 27 luglio, poi, adducendo altri impegni degli avvocati IAAF, c’è stato un primo rinvio al 4 Agosto; poi ancora, visto che l’incartamento completo sarebbe arrivato a Rio solo il 2 Agosto, siamo stati, per così dire, costretti a chiedere noi un altro rinvio; e così siamo arrivati al giorno 8 Agosto: ad Olimpiadi iniziate e alla vigilia delle prove di atletica leggera”.

La Sorda negando quello che lui, con malcelata ironia, definisce “il complottone”, scrive che non c’è nessun “complottone”.

“Non è un giudizio equanime; c’è stato un esposto alla IAAF, alla Procura antidoping del CONI, nel quale si affermava che Schwazer aveva svolto allenamenti non autorizzati durante la squalifica (quella a 3 anni e 9 mesi, dopo la positività all’EPO nel 2012, n.d.r.); ma la verità è esattamente contraria a quanto afferma La Sorda: si era trattato di due test, svolti nel settembre e nell’ottobre 2015, uno a Tagliacozzo, e un altro a Roma; ed entrambi erano stati formalmente autorizzati dalla Procura antidoping del CONI, purché ci attenessimo ad alcune prescrizioni: ovviamente da noi scrupolosamente osservate. Poi sono riprese le ostilità, con l’esposto di cui parlavo poco fa, a proposito dell’esame IRMS: questa volta, si è cercato di dimostrare che un altro allenamento, svolto da Schwazer il 13 marzo 2016 lungo i viali di Grottarossa, a Roma, fosse, in realtà, una gara o una simil gara o, comunque, una “manifestazione ufficiale”: cui Alex avesse partecipato prima che si concludesse la squalifica. Alla fine, anche questa accusa si è dimostrata radicalmente infondata e l’esposto è stato archiviato.

Anche La Sorda ricorda la figura del giudice internazionale Maggio, e si riferisce al fatto che lei lo conosce bene.

“Sì; ovviamente lo conosco bene: è un giudice internazionale di marcia italiano di grande esperienza. La Sorda si riferisce ad un articolo, apparso sul sito La marcia nel mondo, e poi rimosso; mi pare d’intendere che la rimozione viene citata come se io avessi inteso nascondere la mia conoscenza di Maggio; tutto al contrario: la rimozione è stata voluta da altri, e io non avevo niente da nascondere. Nicola Maggio mi ha chiesto l’articolo, l’ho scritto, è stato pubblicato in italiano e in inglese, e poi qualcuno ha chiesto a Maggio di rimuoverlo. La Sorda ferma la sua attenzione su Maggio, io, invece, sui referenti di Maggio”.

Alex Schwazer

Alex Schwazer in marcia

Lei prima ha parlato di risalto dato sui media all’esposto alla Procura Antidoping contro Schwazer, e poi archiviato; ma anche La Sorda rileva come lei, a sua volta, stia vivendo in questa vicenda una sovraespozione mediatica.

“Quello che è successo è questo. Noi siamo convinti di aver subito un sopruso. Non lo abbiamo taciuto. Abbiamo anzi urlato la nostra innocenza. Molti ci hanno creduto e hanno manifestato il loro affetto e la loro solidarietà. I media seguono le cose che accadono. Avrei fatto volentieri a meno sia di questa vicenda, sia della notorietà che me ne è venuta. Quanto a La Sorda, non mi stupisce neanche quest’affermazione. Quando si seppe che Schwazer aveva deciso di rientrare, e di chiedere a me che lo allenassi, circa un anno fa, alcuni pensarono di spiegare urbi et orbi che Schwazer non marciava, ma correva, e che dietro il suo rientro ci fosse un’oscura operazione di marketing: fu, come dire, un’insinuazione di esordio su questo grande tentativo di Alex. Tutto il resto, da allora, consegue”.

Che significa “correva”?

“Durante la marcia, un piede deve sempre toccare il suolo; se, anche per un istante, entrambi i piedi si distaccano dal suolo, diventa corsa, e non è consentito. Credo fosse un altro modo per adombrare la figura Schwazer. Ora, Alex ha partecipato quest’anno a due gare internazionali, e non gli è mai stato alzato un cartellino rosso: anche perché dalla maggior parte dei giudici di gara è considerato uno dei marciatori più corretti ed efficaci al mondo”.

Giorno 8 Agosto, si avvicina. Cosa farete fino ad allora?

“Quello che sappiamo fare. Marceremo: fino all’ultimo centimetro”.

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