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I rifugiati volano a Rio per vincere l’oro alle Olimpiadi

Per la prima volta una Squadra di Rifugiati gareggerà ufficialmente ai Giochi Olimpici

Rifugiati Rio

Il Segretario Generale ONU Ban Ki-moon incontra il team dei Rifugiati al villaggio olimpico di Rio. UN Photo/Mark Garten

Il team è sostenuto dall'UNHCR e dal Comitato Olimpico Internazionale. Filippo Grandi: "Siamo ispirati dagli atleti. Nonostante i loro allenamenti siano stati forzatamente interrotti, oggi questi sportivi hanno finalmente ritrovato la possibilità di seguire i loro sogni"

Tutto è pronto per l’avvio dei Giochi Olimpici 2016 a Rio de Janeiro, Brasile. Anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e il leader dell’Alto Commissariato per i Rifugiati (UNHCR) Filippo Grandi si sono recati al villaggio olimpico per assistere alla cerimonia di inaugurazione e sostenere la squadra dei Rifugiati. Quest’anno infatti per la prima volta dall’inizio dei giochi, nel 1896, un team composto da 10 atleti e atlete rifugiati competeranno per la vittoria tra più di 200 squadre nazionali. Il team è composto da due nuotatori siriani e due campioni di judo della Repubblica Democratica del Congo (in entrambi i casi un uomo e una donna), un maratoneta etiope e tre donne e due uomini del Sud Sudan che correranno le medie distanze.

Questi atleti gareggeranno ufficialmente per la Squadra Olimpica dei Rifugiati, supportata dall’UNHCR e dal Comitato Olimpico Internazionale, e marceranno alla cerimonia inaugurale subito prima del Brasile. La squadra è stata creata per sensibilizzare l’attenzione globale riguardo all’importanza della crisi dei rifugiati e per simbolizzare un atto di speranza verso tutti coloro che sono stati obbligati a lasciare le proprie case: la popolazione mondiale di profughi e richiedenti asilo ha infatti raggiunto la somma record di 59.5 milioni di persone alla fine 2014 e continua a crescere. A partire dal 7 settembre, poi, altri rifugiati prenderanno parte ai Giochi Paralimpici per conto della Squadra Paralimpica Indipendente.

Yiech Pur Biel, ventunenne del Sud Sudan che correrà gli 800 metri per il team dei Rifugiati, ha dichiarato: “Siamo portatori di un messaggio per il mondo: siamo qui come ambasciatori dei rifugiati e vogliamo dimostrare che anche noi possiamo fare tutto ciò che gli altri esseri umani fanno, partecipando alla promozione della pace nel mondo”.

Estremamente positivi i commenti di Filippo Grandi: “La partecipazione di questi atleti alle Olimpiadi è un tributo al coraggio e alla perseveranza di tutti i rifugiati che ogni giorno superano le difficoltà per costruire un futuro migliore per loro stessi e per le loro famiglie. Siamo ispirati dalla Squadra Olimpica dei Rifugiati. Nonostante i loro allenamenti siano stati forzatamente interrotti, oggi questi sportivi hanno finalmente ritrovato la possibilità di seguire i loro sogni”.

Direttamente dal villaggio olimpico di Rio de Janeiro il Segretario Generale Ban Ki-moon si è così rivolto agli atleti: “So che ognuno di voi ha alle spalle storie ed esperienze molto difficili, ma siete una fonte di ispirazione per tutti noi e portate speranza a molte persone. Ci sono 65 milioni di rifugiati: è il più alto numero mai raggiunto dalla seconda Guerra Mondiale. Oggi, il Comitato Olimpico ha dato avvio ad un programma che darà speranza a molti di loro. Avete delle incredibili doti atletiche che sono state messe in disparte dalla comunità internazionale. Ora potete mostrare la vostra forza, la vostra capacità di arrivare più in alto, di correre più veloce e di diventare forti. Siete stati scelti — ha proseguito  Ban Ki-moon — e siete fortunati, ma non date nulla per scontato. Dovete dimostrare ai vostri amici che anche loro possono farcela”.

L’UNHCR ha inoltre lanciato la campagna #WithRefugees, un elemento fondamentale per il programma di cooperazione tra l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati e il Comitato Olimpico Internazionale inaugurato in occasione dei Giochi di Rio 2016. La campagna è basata su una petizione mirata a chiedere ai vari governi di assicurare che ogni bambino rifugiato abbia accesso all’istruzione e ogni famiglia trovi un posto sicuro in cui vivere, lavorare e imparare a contribuire in modo positivo alla propria comunità. La petizione sarà presentata al Summit ONU per i Rifugiati e i Migranti che avrà luogo al Palazzo di Vetro il 19 settembre.

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