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Il Napoli a Madrid per quella che non era solo una partita

Il Napoli alla fine perde 3-1 contro il Real Madrid, ma i napoletani continuano a sognare

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Il Bernabeu era un sogno, uno di quelli ad occhi aperti però, talmente reale che 10mila tifosi napoletani hanno lasciato tutto e tutti, lavoro, impegni, figli, moglie e in qualche caso pure l'amante, pur di dire: "Io a Madrid c'ero". Alla fine tutti continuano a sognare che al San Paolo l'amore di Napoli vincerà

Non era una partita di pallone. Chiariamolo subito a scanso di equivoci, perché sennò poi uno fraintende e ci taccia di folclore. Quindi chiariamolo: non era SOLO una partita di pallone. Quindi, no, se Napoli si ferma (quella parte che non è andata al Bernabeu, almeno) perché il Napoli gioca contro il Real Madrid negli ottavi di finale di Champion League, allora vuol dire che quella non era solo una partita. Ora, non lo so esattamente cosa fosse ma di certo non era una semplice partita di calcio.

Forse perché a Madrid si pensava oramai da mesi, forse perché al Real e a quello stadio non si è smesso mai di pensare, da quel 30 settembre di esattamente 30 anni fa. Allora finì pari, 1-1. Ma era il tempo di Diego, di quel Maradona ora solo sugli spalti dove rischiava persino di non esserci. Roba di litigi, con la compagna pare. E chi lo sa. Ma dicevamo…

Forse perché il Bernabeu era un sogno, uno di quelli ad occhi aperti però, talmente reale che 10mila tifosi, calcolati per difetto, hanno lasciato tutto e tutti, lavoro, impegni, figli, moglie e in qualche caso pure l’amante, pur di esserci, pur di dire: “Io c’ero”, in quella notte, questa notte, quella in cui il Napoli era chiamato a riscrivere la storia, sua e di un’intera città, Napoli, che ha atteso con indescrivibile trepidazione, come se Real Madrid-Napoli, fosse già una finale: strade deserte, coprifuoco due ore prima del match, discorsi mono-argomento, con un tema unico, ‘a partit’, impegni annullati, tutto rimandato. Tutto per vedere il Napoli imbattuto dallo scorso ottobre, giocarcela con il Real campione. 11 contro 11. Marek contro Cristiano. Il cuore contro la tecnica. La voglia di poter vincere contro la consapevolezza di saper vincere.

Una città deserta, che se tra le 20.45 e le 22.30 (ora italiana) avessero rubato il Maschio Angioino con tutta la Metropolitana sottostante, non se ne sarebbe accorto nessuno. Nessuno tranne i non-tifosi, è chiaro. Quelli che li riconosci subito, per capirci: quelli che prima di Real Madrid-Napoli hanno dormito, mangiato e respirato regolarmente. I non-tifosi, ecco. Noi altri invece no, noi abbiamo contato le ore che ci separavano dalla partita, tra chi ha riempito il Santiago Bernabeu facendo sentire la sua voce più dei padroni di casa e chi a casa si è organizzato: pizza, birra, amici e maxi schermo, naturalmente. Perché la partita la si guarda tutti assieme, tra riti e scaramanzie, anche perché quando il “piccoletto”, uno dei tre del tridente targato Napoli, dopo 8 minuti dal fischio di inizio, fa un tiro a giro e Segna! e sul tabellone si legge Real-Napoli, 0-1, allora hai bisogno che qualcuno sia lì con te, per esultare insieme, gridare insieme, sorreggervi a vicenda e rassicurarvi l’un l’altro che non ve lo siete sognati: Lorenzo Insigne ha veramente segnato.

Segna un Napoletano che gioca nel Napoli: solo una coincidenza? No, io non credo. E allora sei tu che inizi a crederci. Ci credi. Oltre ogni realtà, ogni pronostico, ogni statistica, oltre ogni sogno lecito. Ci credi. Ma dai sogni ci si sveglia, la realtà si fa sentire e la grandezza di una squadra come quella madrilena pure. Il Napoli si risveglia sotto per 3-1. Gol tutti da manuale quelli dei padroni di casa, non c’è che dire. Il Napoli si è spaventato e forse ha mancato di grinta ma quello era il Real, signori, non il Cittadella. Il Real Madrid. Ed eccoci qui, delusi e amareggiati ma fieri e speranzosi: il 7 marzo non sarà Bernabeu ma San Paolo. Lì il Napoli dovrà farne 2 e incassarne 0. E questo non succede al Real Madrid da almeno 4 anni. Ma la speranza c’è, quella è l’ultima a morire e Napoli, il Napoli, noi napoletani insomma, di sperare non smettiamo mai.

In fondo anche se il Napoli che segna per primo ma poi perde 3-1 è come il tuo ex che ti chiede di sposarlo ma poi non si presenta all’altare, potrebbe sempre ritornare. E noi senza lo stupido orgoglio, l’aspettiamo, perché chi ama, ama sempre e comunque. Ama Lorenzo e Diawara, ama Hamsik e Reina, ama Dries e Sarri. Ama. E non giudica, neppure quando soffre. Ma a limite tace. Resta in silenzio nell’attesa e continua ad amare. Al di là del risultato. Sempre e comunque Forza Napoli.

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